Qui, fra le traduzioni in bassorilievo prospettico e le riproduzioni scultoree di famose opere d’arte, potrete immergervi nella bellezza e nella magia della poesia, del mito e del racconto, per vivere un’esperienza coinvolgente. Ad accogliere i visitatori presso il Museo Eidos c’è una riproduzione della testa scultorea di Apollo (l’originale è conservato presso il Museo Archeologico di Salerno) che insieme a una riproduzione di Dioniso, introduce alla collezione organizzata secondo il concetto di diadi e, nello specifico, a quella di ordine e alterità. Apollo è il dio del sole e delle arti, l’iconografia tradizionale lo vede raffigurato spesso con in mano una cetra, suo strumento preferito, e circondato dalle muse di cui è protettore. L’esplorazione delle opere esposte al Museo Eidos, accompagnata dal racconto delle guide, attraverso l’uso sapiente di parole evocative di immagini mentali, trasforma l’esperienza tattile e uditiva in un vissuto multisensoriale appassionante. La poesia e la pittura, infatti, pur utilizzando linguaggi espressivi diversi, qui si fondono per parlare di un’unica verità: la bellezza come forza salvifica e promotrice di creatività. La bellezza che ha ispirato artisti di ogni epoca: quella insita nell’incanto di un paesaggio naturale o urbano o nel fascino relativo alla grazia femminile. La “beltade” che nei secoli è stata raffigurata da pittori e scultori, cantata da poeti, usata come monito nei racconti della mitologia antica. Figure femminili affascinanti, talora misteriose, eleganti, piene di grazia o angelicate hanno ammaliato, fatto innamorare e a volte impazzire, per un sentimento non corrisposto, chi ne ha perpetuato l’immagine in un eterno vivere. Proprio le donne sono grandi protagoniste al museo Eidos, attraverso le quali il connubio tra arte, mito e poesia è ben evocato. Figure femminili ispirate al mito antico, come Venere e Atalanta, all’iconografia cristiana, come la Madonna del ricamo e l’Annunciata, o tratte da scene di ordinarietà, come in Affetti di Giacomo Balla, dove Elisa Marcucci e Luce, rispettivamente moglie e figlia dell’artista, vengono ritratte in un momento di tenera e “sacra” quotidianità. Si può percepire e seguire un sottile filo che intreccia una trama fatta di colori, linee e parole se ci soffermiamo a esplorare il legame che alcuni dei protagonisti delle opere esposte, e gli stessi artisti, hanno con il racconto poetico o mitologico. Affetti è un’opera dell’inizio del ’900 e Balla fu un artista poliedrico che si dedicò, nella sua fase futurista, a una poesia definita “iconica”. In uno dei suoi testi poetici, Paesaggio + temporale, le ripetizioni di vocali e sillabe, il loro prolungarsi sul foglio, guidano il lettore alla pronuncia di suoni durevoli e di onomatopee, usando le sillabe a mo’ di note su un pentagramma poetico. Eclettico per antonomasia lo spirito creativo di Leonardo Da Vinci che tra i suoi interessi ebbe anche la poesia. Nella realizzazione degli apostoli dell’Ultima cena, anch’essa nella collezione del Museo Eidos, si ispira al racconto che ne fa Luca nel suo Vangelo, con particolare attenzione ai moti psicologici espressi dai volti perturbati dei discepoli di Gesù nell’apprendere che tra loro c’è un traditore. La Bibbia, del resto, attraverso i racconti del vecchio e nuovo testamento è stata da sempre ispirazione, oltre che di artisti, anche di poeti, da Dante alla Merini, passando per Leopardi e Manzoni. Riferimenti al mito li troviamo nella Nascita di Venere di Botticelli ispirata ai versi del componimento poetico incompiuto Le Stanze per la Giostra di Agnolo Poliziano. Il carme fu dedicato alla grazia di Simonetta Vespucci, giovane donna fiorentina, morta precocemente, che ha fatto innamorare molti uomini del suo tempo e, tra questi, Giuliano de’ Medici: «Giurar potresti che dell’onde uscissi la dea premendo colla destra il crino, coll’altra il dolce pome ricoprissi». Questi versi ci riportano subito col pensiero all’immagine a tutti nota della Venere in atteggiamento pudico, a coprirsi le nudità, mentre raggiunge l’isola di Cipro trasportata da una conchiglia. Immergersi nelle parole del Poliziano e contemplare la Venere di Botticelli offre la possibilità di vivere un’esperienza estetica totalizzante in un incontro tra rime, linee e colori che ci trasportano in un mondo di bellezza ideale e di armonia perfetta. Le due creazioni, pur nate da menti e mani diverse, si completano a vicenda, creando un’unica figura mitica che ha attraversato i secoli, mantenendo intatta la sua forza evocativa. Poesia e pittura si fondono, i versi ci guidano nella lettura dell’immagine, svelandoci i significati nascosti e le allusioni mitologiche, e allo stesso tempo, l’immagine trasforma le parole in forme concrete e tangibili. Simonide definiva la pittura “poesia silenziosa” e la poesia “pittura parlante” mentre Leonardo da Vinci, nel suo Trattato della Pittura, dichiara: «La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca». Queste due affermazioni ci invitano a riflettere sulla natura complementare delle arti visive e letterarie, entrambe capaci di suscitare emozioni profonde e di comunicare significati universali. Visitare il museo Eidos può trasformarsi in una piacevole opportunità per riscoprire in modo profondo il valore dell’arte e della poesia, e per comprendere quanto l’immagine artistica accostata alla parola poetica siano in grado di emozionare e di stimolare l’immaginazione arricchendo il corpo e la mente attraverso un’esperienza sensoriale vibrante e rivitalizzante.
LINK UTILI
Puoi prenotare la tua visita al Museo Eidos qui.
La scheda di Affetti è disponibile qui.
La scheda de La nascita di Venere è disponibile qui.