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Per copertina Orione n. 24, Omaggio a Gino Strada, illustrazione di Bruna Pallante. Dettaglio.

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A chi resiste fioriscono i sogni

24 Gennaio 2022
“A chi resiste fioriscono i sogni.” Lessi questa scritta su un muro di un teatro a Lecce e mi parve subito speciale o, in ogni caso, un buon augurio per I e Le Resistenti. Io conosco fondamentalmente due categorie di persone resistenti.
Per copertina Orione n. 24, Omaggio a Gino Strada, illustrazione di Bruna Pallante. Dettaglio.

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A chi resiste fioriscono i sogni

24 Gennaio 2022
“A chi resiste fioriscono i sogni.” Lessi questa scritta su un muro di un teatro a Lecce e mi parve subito speciale o, in ogni caso, un buon augurio per I e Le Resistenti. Io conosco fondamentalmente due categorie di persone resistenti.

Una sono le mie compagne e i miei compagni con i quali da 40 anni lotto per chiedere verità e giustizia per la nostra città e la seconda sono le donne impegnate nella ricerca di competenza simbolica femminile. Comincio allora dalla prima categoria, che chiamerò I Resistenti e dalla città di Manfredonia, ferita a morte e dimenticata. Alla fine degli anni ’60, fu installato qui un complesso petrolchimico del gruppo ENI nella Piana di Macchi. Il 26 settembre del 1976, lo scoppio della colonna di lavaggio dell’impianto di sintesi dell’ammoniaca nella fabbrica causò il rilascio in atmosfera di almeno 12 tonnellate di arsenico con l’esposizione di lavoratori e residenti. Ma molti furono gli incidenti che si verificarono in quella fabbrica anche negli anni successivi, il più allarmante, nel 1978, una fuoriuscita di ammoniaca che terrorizzò la popolazione. Nel 1988 i cittadini e le cittadine si mobilitarono in massa rifiutando la costruzione di un grande inceneritore per rifiuti speciali. Per due interi anni si susseguirono le lotte attraverso marce, presidi permanenti nelle strade e nelle piazze, occupazione di edifici pubblici, seminari di studio. Le donne furono particolarmente attive e perseveranti nelle lotte. In tremila iniziarono un’azione presso la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo e non si arresero fino a che, dieci anni più tardi, questa riconobbe la violazione, da parte dello Stato italiano, dell’articolo 8 della Convenzione dei Diritti Umani (ECHR 1998), quello che sancisce il diritto al rispetto per la vita privata e familiare. Nel 2001 il sostituto procuratore di Foggia rinviò a giudizio dieci dirigenti dell’ex Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili (ANIC) del gruppo ENI e due consulenti medici, con l’imputazione di omicidio colposo plurimo e lesioni multiple, ma il processo si concluse con l’assoluzione degli imputati perché, come recita la sentenza ufficiale, “i manfredoniani mangiano troppi gamberetti”. Ecco, dopo 40 anni di lotte, nonostante i numerosi tradimenti da parte delle istituzioni – basti l’esempio del Comune che si è ritirato come parte civile nel processo contro l’attuale azienda petrolchimica del gruppo Eni, la Enichem, dietro pagamento di una somma irrisoria – nonostante le batoste inferte dai tribunali, c’è un gruppo abbastanza nutrito di ambientalisti che continua a gridare nel deserto la verità, e cioè che questa terra è malata, che i veleni dal terreno sono percolati nelle falde e dalle falde sono arrivati in mare! Una ricerca epidemiologica seria ha documentato i morti in eccesso non solo tra gli operai, ma anche tra i cittadini. I veleni speciali infatti continuano a circolare nonostante la fabbrica sia chiusa. Ecco allora io, per il loro impegno testardo, chiamerei questi Resistenti “custodi della terra e del mare”, benché magari queste parole non le accetterebbero, perché le abbiamo inventate noi donne, eppure definiscono il loro operato. I Resistenti sono vecchi e, come tutti i vecchi, non sopportano più le mediazioni e dunque sono diventati più radicali, ma non “radicali” come siamo noi donne, ossia legate alle radici della terra, del mare. No, sono diventati intolleranti e dunque sono spesso arrabbiati, rancorosi e non ammettono il dissenso. Eppure i miei compagni sono un baluardo , un caposaldo nella storia di questa città, perché con la loro per-sistenza hanno indicato e indicano ai cittadini indifferenti, distratti, alle amministrazioni inadempienti sulla tutela della salute della popolazione, colluse con poteri economici legati a logiche coloniali, non solo il valore di beni essenziali quali la salute e l’ambiente, ma anche che la democrazia può crescere solo dal basso verso l’alto. Testimoniano che questo cammino da costruire informandosi, studiando, per non presentarsi mai davanti al potere col cappello in mano, confrontandosi, si chiama “partecipazione”! Ecco sto pensando infine che forse i miei compagni di lotta non vedranno fiorire il loro sogno, ma lasceranno ai figli, ai più giovani la memoria di una città che non si è arresa e ha resistito (come ha potuto ovviamente, perché la politica opera facendo i conti con la realtà) ai venti contrari, mantenendo con fermezza la porta aperta verso il sogno di un lavoro futuro senza malattia e morte. La seconda categoria di resistenti che io conosco è quella che chiamerò Le Resistenti, che per me sono le donne in ricerca. Di comunità femminili di questo genere ne esistono in tutta Italia: dalla Libreria delle donne di Milano a tutti i centri Documentazione sparsi nelle più grandi città italiane o ai Centri donna e alle Comunità femminili di diversa natura. E così ora mi tocca spiegare cosa significa resistere per me. I vietcong erano dei resistenti. Con un pugno di riso al giorno hanno combattuto fino alla vittoria. Allora resistere significa “per-sistere” verso il raggiungimento di un obiettivo, così lontano a volte che può essere un sogno, eppure continuare tenendo alto lo sguardo verso la stella polare. Sì, le donne in ricerca sono più di questo genere qui. Un fuoco brucia dentro il corpo, una luce le guida verso una strada intravista, a elaborare un pensiero, magari all’inizio non chiaro, quasi sempre inedito che contrasta dunque col senso diffuso o almeno quello vigente. Le donne in ricerca quella stella la seguono e l’aspettano testardamente, anche quando la notte oscura la visione perché, se l’hanno vista una volta, hanno fiducia che si ripresenterà allo sguardo ancora e ancora, benché la notte, a volte, duri anni. Sì, quella Stella Polare indica una direzione, la stessa, seppure diversa da quella che faceva procedere avanti nella lotta i vietcong affamati per anni e anni attraverso difficoltà impossibili: si chiama “libertà”. Nello studio di Madre Celeste Crostarosa, mistica napoletana del 1700, mi colpì da subito la sua resistenza in sé. Ella infatti rifiutò obbedienza al suo padre spirituale, allora somma auctoritas per una religiosa, in quanto voleva firmare le regole elaborate e scritte da Madre Celeste per l’Ordine che lei voleva fondare, poiché era convinto che, essendo donna, avesse solo “il barlume da Dio”, in quanto il “lume” era destinato agli uomini. Soprattutto, mi sono immedesimata nelle pene e nella resistenza di Madre Celeste quando la “chiarezza svaniva” e le tenebre offuscavano il cammino, ma la direzione, la fede nella Stella Polare – per lei l’amore per Gesù – non veniva mai meno, anzi acquistava potenza. Ecco, mi viene in mente il verso “la donna è mobile”. Sicuramente è una visione maschile della donna, da cui però, forse, le donne si sono difese e si difendono così: cambiando, alla ricerca del proprio senso. Oppure può accadere che la figlia, troppo giovane, insegua il mondo fino a che non trova la sua Stella Polare e la cerca disordinatamente qua e là fuori di sé, prima di ascoltarla dentro. Tornando a I Resistenti mi salta agli occhi una differenza. Loro possiedono un’identità fissa, costruita addosso, così totalizzante che non riescono a staccarsene nemmeno un momento. Questo fa in modo che siano testimoni informati, competenti, dunque preziosi per la memoria, ma posseduti dalla loro/nostra storia oltre la quale non riescono a vedere. Anche le donne testimoni della storia di questa città ferita sono testimoni preziose, ma la loro testimonianza la svolgono non attraverso il possesso, bensì attraverso il passaggio, il servizio da rendere alle generazioni prossime perché esse raccolgano l’eredità di questa storia. Sentono che, alla fine, il futuro è portare a compimento!

per citare questo articolo

Rosa Porcu:

A chi resiste fioriscono i sogni,

n. 24 - Resistenze,

gennaio-aprile 2022

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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