Aver potuto conoscere il magico e al tempo stesso pragmatico universo femminile così da vicino mi ha permesso di sviluppare una particolare sensibilità, che negli anni è stata àncora di salvataggio e porto sicuro, fonte di ispirazioni e visione più concreta del mondo. Tra le mie fortune, c’è anche quella di lavorare per una testata giornalistica, l’Ansa, di cui sono particolarmente orgoglioso per numerose ragioni: la scrupolosità con cui verifichiamo le notizie, il giornalismo non strillato che da sempre ci caratterizza, l’imparzialità da cui non vogliamo e nemmeno possiamo prescindere, essendo la nostra una cooperativa i cui soci sono editori con diverse sensibilità politiche. Tra i motivi di orgoglio se n’è aggiunto un altro, di recente: l’Ansa, in occasione degli ottant’anni della Repubblica, ha organizzato una mostra dedicata proprio alle donne e alle loro conquiste negli ultimi otto decenni. «La prima volta non si scorda mai», recita un famoso detto popolare. E infatti la mostra ha voluto evidenziare tutti i passaggi, come ha scritto il direttore dell’Ansa Luigi Contu: «del difficile, faticoso, e ancora incompleto cammino compiuto dalle donne per conquistare i diritti, per rendere l’Italia un paese moderno, aperto, all’altezza dell’articolo 3 della Costituzione in cui si sancisce il principio di uguaglianza». Proverò a soffermarmi sul ventesimo secolo, tralasciando il ventunesimo per non appesantire i lettori, partendo proprio dalla storica data del 2 giugno 1946, quando per la prima volta tutte le italiane possono votare, partecipando alla scelta tra monarchia e Repubblica. Dell’Assemblea costituente fanno parte solo 21 donne su 556 eletti, ma il contributo delle madri costituenti è decisivo soprattutto per l’elaborazione degli articoli che sanciscono la parità tra uomini e donne: 3, 29, 31, 37, 48 e 51. La mostra celebra l’impegno delle donne, come detto. E sottolinea tutte le “prime volte”. La madre costituente Nilde Iotti è la prima donna presidente della Camera, eletta nel 1979, incarico che mantiene per quasi tredici anni. Quando viene eletta, è una giovane professoressa “attenta e schiva”, figlia di un ferroviere socialista, laureata all’Università Cattolica. «Da presidente della Camera — scrive Stefano Folli — tutti ricordano la sua naturale, si potrebbe dire, veste istituzionale. Era come se avesse fatto da sempre quel lavoro. Aveva una concezione alta della politica e rimase il suo tratto distintivo per tutta la vita». Rimanendo nella sfera politica, la mostra ricorda tra le altre Maria Vittoria Mezza, sottosegretaria all’Industria e al Commercio, prima italiana a sedere al Consiglio dei ministri della Comunità economica europea, e Tina Anselmi, la prima donna alla guida di un ministero, quello del Lavoro. È il 1976, l’Italia ha aspettato trent’anni per permettere a una donna l’ingresso nel Consiglio dei ministri. Ci sono altre “prime volte” significative, e giustamente celebrate: Elda Pucci, nel 1983, diventa sindaca di Palermo, prima donna a guidare un grande capoluogo. Letizia Moratti ha invece un doppio primato: prima donna a guidare la Rai (1994-1996) e, dieci anni dopo, prima sindaca di Milano. Emma Bonino è invece la prima italiana commissaria europea (1995-1999). Mi piace ricordare anche Rosa Russo Iervolino, prima ministra dell’Interno (1998-1999) e poi sindaca di Napoli (2001-2011). Ma le prime volte non si limitano alla politica. Ci sono altre straordinarie protagoniste che hanno tracciato un solco profondo, aperto straordinarie opportunità, sfondato tetti di cristallo che sembrano infrangibili. Nel campo del giornalismo, Oriana Fallaci è stata la prima inviata su un fronte di guerra, in Vietnam nel 1967. «La più grande giornalista italiana», secondo Lucia Annunziata. «Uno dei personaggi che hanno rivoluzionato il linguaggio giornalistico e una delle donne che hanno ridefinito la modernità della identità femminile». La mostra ricorda anche Angela Buttiglione, prima donna a dirigere un tg nazionale nel 1975, e Carmen Lasorella, prima inviata di guerra della tv nel 1987. Nel mondo dello spettacolo, la mostra ricorda Mina, prima donna a condurre un programma di intrattenimento (Studio 1 nel 1961) e Gigliola Cinquetti, prima italiana a vincere l’Eurovision (1964, aveva sedici anni). Non manca ovviamente Anna Magnani, prima attrice italiana e prima madrelingua non inglese a vincere l’Oscar come migliore attrice protagonista (La rosa tatuata, 1956). Nel campo della scienza, l’exploit è di Margherita Hack, prima donna a dirigere un Osservatorio Astronomico, quello di Trieste, dal 1964 al 1987. «Una fiera paladina della scienza e della laicità» scriverà Lucetta Scaraffia in Italiane, tre volumi sulle donne pubblicati dal Dipartimento per le Pari opportunità nel 2004. Tra le sportive, impossibile dimenticare Sara Simeoni, campionessa olimpica del salto in alto, prima donna al mondo a saltare sopra i due metri nel 1978. Il suo record di 2,01 è durato 29 anni. Ma è un’altra la “prima volta ricordata” dalla mostra dell’Ansa con cui mi sembra giusto concludere. È il primo no pronunciato da una donna, la siciliana Franca Viola, che rifiuta di sposare l’uomo che l’ha violentata il 26 dicembre 1965. Non era mai successo in precedenza. All’epoca, come ricorda Anna Ruggieri in Italiane, «o la ragazza riusciva a farsi sposare dal suo stupratore, o restava zitella perché additata come ‘di facili costumi’. In altre parole, la vittima di una violenza sessuale era considerata colpevole per quello che le era accaduto». Il nefando ‘matrimonio riparatore’, in sede giudiziaria, salvava lo stupratore che non poteva più essere condannato: l’articolo 544 del Codice penale estingueva il reato. «Franca Viola pagò in un primo momento col disdoro sociale la sua ribellione, ma il movimento d’opinione che ne seguì portò il legislatore ad ‘espellere’ dal Codice penale l’ordalica discriminante del matrimonio riparatore» ricorda ancora Ruggieri. Il dramma e la lotta per la libertà di Franca Viola ebbero dunque un lieto fine, personale e politico. Personale, innanzitutto, perché dopo il processo Franca conobbe e sposò un giovane uomo e diventò madre di tre figli. Politico, soprattutto, perché l’articolo 544 fu abrogato, nel 1981. Un esempio concreto e illuminante della celebre espressione «Il personale è politico» (Personal is political) della femminista statunitense Carol Hanisch. Una delle tante azioni coraggiose di cui sono state capaci le donne, che hanno reso il nostro mondo migliore.
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La prima volta non si scorda mai
11 Settembre 2026
So di essere un uomo fortunato. Per svariati motivi, il primo dei quali è l’essere cresciuto tra le donne: una splendida madre e tre sorelle speciali.
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La prima volta non si scorda mai
11 Settembre 2026
So di essere un uomo fortunato. Per svariati motivi, il primo dei quali è l’essere cresciuto tra le donne: una splendida madre e tre sorelle speciali.
per citare questo articolo
Roberto Ritondale:
La prima volta non si scorda mai,
n. 38 - Donna,
settembre-dicembre 2026
ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile
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Titti Marrone è una giornalista e scrittrice napoletana, docente di Teorie, tecniche e storia del giornalismo all’Università Suor Orsola Benincasa.
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«Voi donne siete più… e se dicevo siete meno?»