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Orpello grafico (Dettaglio di copertina)

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Maschio e femmina li creò

11 Settembre 2026
Nella riflessione di questo numero di Orione, vorrei partire dal testo biblico del libro della Genesi: «E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò».
Orpello grafico (Dettaglio di copertina)

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Maschio e femmina li creò

11 Settembre 2026
Nella riflessione di questo numero di Orione, vorrei partire dal testo biblico del libro della Genesi: «E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò».

Due termini, maschio e femmina, che stabiliscono subito la differenza imprescindibile e determinante l’unicità dell’uomo e della donna nel loro relazionarsi. Mi imbatto spesso in riflessioni sulla parità di genere che, nel tentativo di eliminare le discriminazioni, finiscono talvolta per appiattire o dimenticare la differenza. Quando capita, mi arrabbio profondamente. Mi dico che non è possibile, ancora oggi, pensare alla valorizzazione della donna come alla semplice uguaglianza tra i sessi. Mi suona come un contentino, una concessione data da chi subdolamente continua a sentirsi superiore. È chiaro che vi debba essere il riconoscimento di quella uguale dignità raccontata nella scena di una costola tolta all’uomo per formare la donna. Ma l’uguale dignità non può e non deve farci dimenticare che siamo diversi. Non superiori e inferiori ma diversi! Ed è qui che la ricchezza splende, l’unicità afferma, l’incontro completa. Per dirla con uno slogan, non è tanto «unici ma diversi quanto unici ’perché’ diversi». Per secoli, la differenza tra uomo e donna è stata interpretata quasi esclusivamente attraverso i ruoli e questo ha portato soprattutto l’occidente a riconoscere soltanto la “funzione”, relegando la donna in particolare nel cosa fai e puoi fare invece di chiedersi chi sei. Ruoli e funzioni, però, appartengono alle cose, alle macchine, non certo alle persone se non nell’organizzazione. Cosa ancora più grave, ruoli e funzioni non tengono conto della bellezza etica perché sono proiettati alla produttività. Non si chiedono «cosa puoi darmi?» Ma chiedono cosa “devi” darmi. Non scoprono, non si meravigliano, semplicemente pretendono. Succede così che la donna e ogni donna non può avere desideri, non può esprimersi al di fuori delle regole imposte dalla società (chiaramente maschilista), non ha il diritto di riconoscersi nei suoi bisogni e nelle sue capacità uniche. Una società così organizzata non lascia alcuno spazio a ciò che una persona vuole perché è troppo concentrata su ciò che serve. Il punto non è quanto la donna sia peggiore, uguale o migliore dell’uomo. Finché resteremo su questo tema, continueremo a fallire. Il cambiamento sarà possibile solo quando sapremo riconoscere che ogni donna è portatrice di vita vissuta e da vivere, di desideri, di libertà di scegliere chi essere. Mi verrebbe di giocare sull’espressione “capacità della donna”, intesa non come “poter fare ma come “la possibilità di essere. Non sto dicendo nulla di nuovo, anzi sto raccontando le conquiste che tante donne hanno raggiunto pagando, tra l’altro, un prezzo altissimo. Donne che sono state pioniere e che ancora fatichiamo a capire, conquiste che riempiono i nostri discorsi che troppo spesso restano solo tali. La verità, a mio modesto parere, è che siamo ancora troppo lenti a comprendere queste grandi intuizioni. Ci siamo illusi di aver capito l’essere umano ma ci siamo fermati solo alla prima pagina di un libretto di istruzioni oserei dire infinito. Stiamo leggendo la realtà dell’esistenza fermi a questa prima pagina, troppo impauriti per lasciare convinzioni che ci stanno facendo perdere la meravigliosa avventura di vite irripetibili. È drammatico pensare di poter raggiungere la parità di genere volendo continuare a dire alle donne chi devono essere invece di esplorare chi sono davvero, magari aprendoci al racconto delle loro vite attraverso la loro esperienza quotidiana. Chissà se tutto questo non ci spaventi. Forse sì. Fintantoché le nostre scelte politiche e sociali tenderanno all’uguaglianza — conquista irrinunciabile, ma insufficiente quando dimentica l’unicità delle persone concrete — senza agire in favore di bisogni specifici per valorizzare ogni singola vita, avremo perso. Mi piacerebbe molto se si creasse una campagna di sensibilizzazione dal titolo lotta “per” la differenza di genere, una provocazione per ricordarci che la discriminazione non si elimina con l’illusione che siamo tutti uguali ma con la consapevolezza che diritti e doveri si declinano nella concretezza di ogni singola vita umana. E sotto questo titolo, come monito per tutti noi, riporterei le parole di Virginia Woolf: «Non c’è cancello, nessuna serratura, nessun chiavistello che tu possa imporre alla libertà della mia mente». Torno alla citazione iniziale della Genesi, e mi dico che forse il senso più profondo di quel “maschio e femmina li creò”è ricordarci che l’essere umano nasce nell’incontro tra differenze.

per citare questo articolo

Giuseppe Pironti:

Maschio e femmina li creò,

n. 38 - Donna,

settembre-dicembre 2026

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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