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Orpello grafico 4 (dettaglio di copertina)

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In principio era il Verbo

18 Maggio 2026
In principio era il Verbo! Quel Verbo che nel primo libro della Bibbia dice le cose e queste sono.
Orpello grafico 4 (dettaglio di copertina)

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In principio era il Verbo

18 Maggio 2026
In principio era il Verbo! Quel Verbo che nel primo libro della Bibbia dice le cose e queste sono.

È così che inizia la Parola di Dio. Ed è la Parola a dare inizio a tutto tra un dire che crea e una creazione che viene poi detta, raccontata a chi ne porta il senso nella sua esistenza, l’essere umano. Siamo parola, nel senso di comunicazione, siamo fatti per andare oltre noi stessi e giungere all’altro. D’altronde è questo il senso della vita: il divino esce da sé stesso, va oltre l’autoreferenzialità che annulla e così genera. Se la parola crea e la sua assenza annulla, dobbiamo anche dirci che la parola può distruggere. Uscire da sé stessi per andare verso l’altro deve contemplare che in quell’altro ci si entra e nella casa altrui, la sua intimità, si può fare e disfare. Esistono parole dette che fanno bene e silenzi che aiutano perché sono attesa di maturazione, come l’amore, esistono parole non dette che annullano, come l’indifferenza… E poi esistono parole che annientano, come l’odio. Ma in ogni caso, come ci ricorda Paul Watzlawick, si comunica, si va verso l’altro a volte con un braccio teso per aiutare, altre con le braccia aperte per accogliere, altre con un braccio alzato per uccidere. L’autoreferenzialità resta un’illusione perché, alla fine, saremo sempre tutti connessi nel bene come nel male. E la parola è paziente: una volta che c’è non pretende risultati immediati, sa che prima o poi avrà il suo effetto, qualunque esso sia. Siamo responsabili delle nostre parole, per noi e per gli altri. Bisognerebbe insegnare sempre più l’onnipotenza della parola perché tutti impariamo a gestirla. Se l’Eterno è Parola, la parola è eternità. Può dire progetti e speranze di ciò che ancora non esiste, può raccontare e rendere presente ciò che ormai non è più. Con la parola e con le parole raccontiamo la storia di un tempo passato, comunichiamo con i morti che un tempo erano con noi, scriviamo lettere a quei figli che desideriamo o parliamo al pancione che sta facendo crescere chi ancora non vediamo eppure già c’è. Possiamo dire di oggi usando il passato o il futuro, e possiamo raccontare di ieri o domani usando il presente. Ogni parola può essere un frammento di eternità. L’eternità, attraverso la parola, può squarciare il tempo e lasciarsi afferrare. È in questa verità che affonda le sue radici la parola che cura, come l’ascolto o un consiglio o una terapia, come anche la parola che ammala e uccide, come la calunnia o la discriminazione o il bullismo. Ed è sorprendente come la stessa parola che uccide può guarire e viceversa. È veleno e antidoto. Perciò, credo che il diritto di parola sia sinonimo del diritto alla vita. Negare tale diritto, costringere e non poter uscire da sé stessi significa relegare in una prigione dove si può solo morire. Ma ogni diritto, non dimentichiamolo, ha sempre un dovere come contraltare, e il diritto di parola impone che il suo utilizzo sia responsabile. Per uscire veramente da noi stessi e andare verso l’altro, dentro di noi dobbiamo anche saperci stare attraverso una parola che diventa riflessiva e introspettiva. Parlare sapendo cosa si vuole dire, cosa si può dire e perché lo si vuole fare è condizione obbligatoria perché il diritto sia espressione di libertà. Oggi che gli strumenti della comunicazione rendono più facile arrivare a chiunque, è necessario ritrovare quella bussola etica un tempo svolta dai limiti strumentali. Maggiore è la libertà, più grande diventa la responsabilità personale. Credo che sia da tutto questo che derivi l’espressione “essere uomini e donne di parola” per indicare la serietà e la coerenza di una persona. Da giornalista, da psicologo, da docente e da religioso, sono fermamente convinto che il dialogo — dia logos ossia attraverso la parola (vedi Orione n. 34) , oltre a essere una meta da raggiungere, sia uno strumento da utilizzare nell’educazione e una strada da percorrere nell’impegno sociale. È necessario — ma lo è sempre stato — educare alla parola e alle parole, educare con la parola e con le parole, educare la parola e le parole.

per citare questo articolo

Giuseppe Pironti:

In principio era il Verbo,

n. 37 - Parole,

maggio-agosto 2026

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Ho un’urgenza che è, prima di tutto, un atto di responsabilità: tornare alla Parola. Non come semplice unità fonetica o veicolo d’informazione (che pure mi sembra importante anche se non qui, non ora), ma come infrastruttura politica e sociale.