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Riccardo Mazzeo durante la presentazione di un libro

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Sull’eredità di Bauman

5 Maggio 2025
Nei miei libri, in particolare in Zygmunt Bauman, pubblicato da Feltrinelli nella collana diretta da Massimo Recalcati “Eredi”, e in Bauman e Maggie: il pensatore e la cagnolina venuti dall’Est, un memoir sul lutto pubblicato da Curcu Genovese, ho ricordato Bauman a livello sia generale sia personale, quindi mi risulta complicato delinearne un ulteriore ricordo che non attinga da quello che ho già scritto.
Riccardo Mazzeo durante la presentazione di un libro

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Sull’eredità di Bauman

5 Maggio 2025
Nei miei libri, in particolare in Zygmunt Bauman, pubblicato da Feltrinelli nella collana diretta da Massimo Recalcati “Eredi”, e in Bauman e Maggie: il pensatore e la cagnolina venuti dall’Est, un memoir sul lutto pubblicato da Curcu Genovese, ho ricordato Bauman a livello sia generale sia personale, quindi mi risulta complicato delinearne un ulteriore ricordo che non attinga da quello che ho già scritto.

Per questo motivo ho pensato di aderire al cortese invito di “Orione” incentrando il mio breve scritto sull’eredità che Bauman ci ha lasciato e sul convegno internazionale che sto organizzando a Trento, i 15 e 16 novembre prossimi, insieme ad Alessandro Franceschini, Nina Harriet Saarinen ed Elisa Cermignani, per celebrare il centenario della sua nascita. Bauman è stato un filosofo e sociologo il cui pensiero ha influenzato in maniera radicale il nostro tempo. Noto soprattutto per aver intuito, con grande anticipo sui tempi, le caratteristiche e i pericoli della “società liquida” in cui siamo immersi, Bauman è stato in realtà anche un originale pensatore in molti campi della cultura, un arguto osservatore della società umana e un abile armonizzatore di campi differenti, capace di far interagire discipline apparentemente lontane. L’occasione del centenario della sua nascita è importante per riflettere sull’originalità della lezione baumaniana e sulle sue feconde, possibili influenze sul pensiero contemporaneo, considerando anche che, dopo aver antivisto le ricadute della liquefazione delle relazioni e delle identità, prima di morire, con Retrotopia, ha previsto la reazione di ripiegamento e di chiusura che vediamo oggi negli Stati Uniti come in Italia e in molte altre nazioni. L’eredità di Bauman è innanzitutto la resistenza alla stagnazione del pensiero morale, che aveva descritto in Cecità morale insieme al filosofo lituano Leonidas Donskis, che era anche un mio amico e che è scomparso all’improvviso a poco più di cinquant’anni. La “morale” è qualcosa che riguarda la relazione, la comunità, il “noi” in un momento storico in cui prevale in modo schiacciante la dimensione individuale sulla capacità di e la propensione all’ascolto, in cui gli sciami incuranti e ciechi a tutto quanto non sia il loro volo provvisoriamente condiviso con altri uccelli hanno sostituito i gruppi, i partiti, le coalizioni reali e non posticce e fino a nuovo ordine. La resistenza che auspica riguarda anche la rassegnazione. Se l’affluenza al voto si assottiglia a ogni tornata elettorale ciò dipende dalla convinzione desolante che lo stato delle cose non possa essere modificato, che noi come cittadini non abbiamo alcuna possibilità di incidere su un assetto che vola molto al di sopra delle nostre teste, e ciò è pericolosissimo in un tempo in cui un vampiro come Elon Musk, con il suo strapotere finanziario, sta cercando di erodere la democrazia finanche in Europa con lo slogan MEGA/Make Europe Great Again, invitando l’elettorato tedesco a votare per il partito neonazista, intromettendosi nelle vicende politiche del nostro Paese per avvalorare la deportazione degli immigrati in un Paese dell’Est.

Bauman era fin troppo consapevole dell’insufficienza di una spruzzolata di welfare per correggere le ingiustizie sociali che restano un problema politico, sapeva benissimo che gli sforzi educativi di singoli grandi insegnanti come Eraldo Affinati non possono porre rimedio sul serio a situazioni strutturali invalidanti come gli stipendi penosamente bassi dei docenti e il sovraffollamento delle classi, ma sosteneva che proprio per questo, a maggior ragione, è necessario tenere acceso il fuoco del pensiero critico e pensare a una società che può essere migliorata solo da sforzi congiunti. In un libro che raccoglieva conversazioni tenute con Agostino Portera a cui avevo partecipato, pubblicato in inglese da Routledge e poi nella mia collana “Pratiche dialogiche” edita da Pensa Multimedia Educazione e identità interculturale, Bauman spiegava chiaramente quale dovesse essere la posizione non solo del sociologo ma del cittadino sano e consapevole. Se due persone vivessero le stesse esperienze nella stessa giornata, al calar della sera probabilmente la prima si rallegrerebbe delle belle cose accadute mentre l’altra si lamenterebbe di tutto ciò che non l’ha  soddisfatta. La prima avrebbe scelto l’eucolon, la sottolineatura degli aspetti positivi dello status quo, mentre la seconda avrebbe ritenuto di appuntare la propria attenzione sul discolon, ovvero i guasti dello scenario in cui si era trovata. Bauman spiega che è salutare riuscire a godere delle gioie che comunque ci offre la vita, ma che non può esserci cambiamento (se solo si pensa alla schiavitù, un tempo considerata ovvia anche dalle persone “illuminate”, o al voto alle donne, che si considerava impensabile) senza la messa in discussione delle storture e delle ingiustizie. In questa prospettiva, nel convegno di novembre avremo due plenarie: il sabato 15 novembre parleremo del pensiero di Bauman dentro il pensiero occidentale con Mauro Magatti, già preside della Facoltà di Sociologia amico di Bauman; Carlo Bordoni, sociologo che con Bauman ha scritto Stato di crisi; la presidente del Festival della Sociologia Sabina Curti e il grande sociologo Raffaele Federici, mentre domenica 16 nella tavola rotonda con me ci saranno il grande comparatista Stefano Tani, Riccardo Tesla e il direttore della rivista di politica internazionale Flavia Giacobbe. Nel pomeriggio del 16 invece saranno tenuti sei workshop: Mente, con Stefano Tani e me, che indagherà il rapporto tra la psicologia e il pensiero di Bauman, con particolare attenzione alle sfide dei disagi contemporanei; Città, con Alessandro Franceschini ed Elena Fontanella, focalizzato sul rapporto tra spazio urbano e senso di cittadinanza, in particolare sulla dimensione della percezione della sicurezza; Scuola, con Paola Milani e Paola Pasqualin, poiché l’educazione è stato uno dei campi su cui Bauman ha riflettuto con costanza durante tutta la sua carriera; Genere, con Mara Rinner e Margherita Graglia, poiché le teorie di Bauman hanno anticipato, pur senza trattarla direttamente, la fluidificazione del “genere”, aprendo la strada a nuove categorie affettive e relazionali; Società, con Jaakko Seikkula, Tom Arnkil e Nina Harriet Saarinen, sulle caratteristiche della società che ci attende; Fiction, con Patrizio Rispo e Miriam Candurro, dato che Bauman amava il cinema impegnato di Haneke, dei Dardenne e di Loach, avremo con noi il critico cinematografico Francesco Della Calce insieme a due interpreti della soap “Un posto al sole” che da quasi trent’anni propone script volti a contrastare il disimpegno morale. Affinché la fiamma del pensiero di Bauman continui ad ardere!    

per citare questo articolo

Riccardo Mazzeo:

Sull’eredità di Bauman,

n. 34 - Dialoghi,

maggio-agosto 2025

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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La tolleranza è la virtù che arricchisce la conoscenza reciproca, il dialogo, che dalla tolleranza dipende, è la via della convivenza. La violenza e la guerra iniziano quando cessa il dialogo. La Pace, quando incomincia il dialogo. (Gustavo Zagrebelsky)