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Dettaglio di Immagine di copertina dedicata a Rita Levi di Montalcini - Illustrazione di Bruna Pallante, Studio Motive.ink

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Cento anni col Metodo Terzi 

5 Maggio 2025
Il Metodo Terzi, sviluppato da Ida Terzi, rappresenta un esempio concreto di come il dialogo possa essere utilizzato in ambito educativo per favorire l’inclusione e l’autonomia.
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Cento anni col Metodo Terzi 

5 Maggio 2025
Il Metodo Terzi, sviluppato da Ida Terzi, rappresenta un esempio concreto di come il dialogo possa essere utilizzato in ambito educativo per favorire l’inclusione e l’autonomia.

INTRODUZIONE

Chiara Semenzato

Ida Terzi, nata a Parma nel 1905, iniziò la sua attività a Reggio Emilia nel 1925, specializzandosi in tiflologia a Roma. Il Metodo Terzi si basa sull’esplorazione tattile e delle percezioni, guidando gli studenti non vedenti alla conquista dello spazio e alla costruzione di un’immagine del mondo integrata. Ida Terzi li guidava all’ascolto consapevole di tutti i sensi di cui disponevano, portandoli in giro per mercati e in campagna, verso spazi aperti dove potessero muoversi liberamente. La geometria nello spazio lontano è altra cosa di quella a portata di mano. Ida Terzi ha quindi sviluppato il concetto di “disegno camminato” per aiutare gli studenti a immaginare e organizzare uno spazio più grande di quello che le loro mani e braccia potevano delimitare. Questo metodo permetteva agli studenti di costruire figure geometriche camminando e di integrare l’esperienza a distanza dei suoni, degli ostacoli e degli odori con i valori reali di tempo e spazio sperimentati dal loro corpo. Attraverso questi studi, Terzi ha individuato i meccanismi base per l’organizzazione spazio-temporale, partendo da esercizi senso-motori elementari. Il Metodo Terzi dimostra come il dialogo educativo possa trasformare la percezione e l’autonomia degli studenti, favorendo un’inclusione reale e significativa. 

METODO TERZI E “DIALOGO TONICO”, UN ESEMPIO DI ATTIVITÀ RIVOLTA A BAMBINI IN ETÀ SCOLARE

Adriana Marenzi 

Ho utilizzato per anni il Metodo Terzi, nella scuola primaria (come insegnante curricolare di matematica), e nella scuola dell’infanzia, come conduttrice di laboratori spazio-temporali sui prerequisiti dell’apprendimento rivolti ai bambini di 4 e 5 anni. Questo perché l’ho sempre ritenuto efficace per favorire sia il potenziamento cognitivo dei bambini, sia la relazione educativa attraverso l’utilizzo di modalità di intervento innovative anche sul piano emotivo. In età prescolare, in particolare, ne ho verificato la validità sul piano comunicativo quando ho incontrato bambini oppositivi, con tendenza a isolarsi, che esprimevano resistenza alle attività di gruppo e con i quali non bastava l’uso della parola per il coinvolgimento nelle attività proposte. In questi casi ho fatto ricorso in particolare a due esercizi del Metodo proposti con una modalità nella quale il bambino viene guidato per tutta la durata dell’attività. Questi esercizi sono: la respirazione proposta attraverso la tecnica del “ricalco ritmico” e il Ritmo degli arti inferiori e superiori a un canale. Come tutti gli esercizi del Metodo, si eseguono rispettando alcune condizioni soggettive (il bambino utilizza una mascherina per coprire gli occhi) e d’ambiente (la stanza dove si lavora deve essere il più possibile silenziosa e poco illuminata) per favorire la massima concentrazione sulle percezioni derivanti dal corpo che si muove nello spazio. Si privilegia la consegna non verbale, di contatto (aptica) e di vicinanza (prossemica), che trasmette al bambino l’idea di un adulto (operatore) disposto ad accoglierlo e aiutarlo. Nel “ricalco ritmico” l’operatore si siede a terra con la schiena appoggiata alla parete e il bambino siede a terra appoggiando la schiena sul petto dell’operatore, dopo avergli messo la mascherina, si limita a respirare, enfatizzando lievemente i momenti di inspirazione ed espirazione con l’obiettivo di “passare” all’altro il suo ritmo respiratorio, questa forma di dialogo del respiro favorisce anche la risposta spontanea del bambino. Si possono successivamente inserire, in sincronia con la respirazione e sempre con la consegna guidata per tutta la durata dell’esercizio (alcuni minuti), anche il Ritmo degli arti, superiori o inferiori. Durante gli esercizi di ritmo ci sono continui feedback da parte del bambino a cui l’operatore risponde rimodulando la consegna per cercare di facilitare il rilassamento e ristabilire una comunicazione efficace. Gli esercizi del Metodo Terzi vanno riproposti più volte, aumentando gradualmente la durata, perché solo così si ottengono risultati apprezzabili sul piano comportamentale e cognitivo. Ho potuto constatare personalmente come i bambini ai quali avevo proposto in particolare questi esercizi del Metodo Terzi, dopo un po’, apparissero più sereni, meno ansiosi, più interessati alle attività e al lavoro di gruppo e mostrassero una maggiore capacità di ascolto. Per comprendere come, utilizzando all’inizio anche solo questi due esercizi, si possano ottenere dei significativi miglioramenti sul piano emotivo, relazionale e cognitivo, si devono prendere in considerazione le caratteristiche spazio-temporali del Ritmo, un’attività che favorisce l’organizzazione spaziale dello Spazio personale (spazio del corpo), dello Spazio extrapersonale vicino (peripersonale a portata di mano, della relazione con l’altro) e lontano, ma, in modo particolare, l’organizzazione temporale ritmica. Nel Ritmo, infatti, troviamo, elementi temporali come la costanza, la sequenza dei movimenti e la loro ritmica ripetitività, la sincronia e la durata che sono coinvolti nella pianificazione ed esecuzione sequenziale di tutte le attività che svolgiamo nel quotidiano. Le  relazioni interpersonali che costruiamo  per essere significative, esigono tempo, attenzione, ascolto, capacità di comprensione e di un modello di relazione che incida positivamente anche sulle loro relazioni future. Con l’utilizzo del Metodo Terzi, l’operatore trasmette al bambino un modello comportamentale basato proprio sull’ascolto dell’altro, sull’attenzione alle sue necessità, sulla capacità di “entrare nei suoi panni” per capire di cosa ha bisogno, sulla perseveranza nell’agire. Ed è di questo che hanno particolarmente bisogno alcuni bambini che, prima di imparare, devono “imparare ad imparare” per riuscire a relazionarsi adeguatamente con gli altri, gestire efficacemente il tempo per poter svolgere un compito e, in caso di difficoltà, impegnarsi per migliorare. Quelli descritti sono solo due dei molteplici esercizi del Metodo Terzi, ma tutti rispettano le caratteristiche di un approccio che costruisce una relazione educativa significativa e che contribuisce a rendere completa la formazione del bambino, attraverso una modalità di continuo scambio e quindi dialogica. Sono passati ormai 100 anni dall’inizio del lavoro di Ida Terzi con i suoi alunni non vedenti e, da allora, il Metodo Terzi è rimasto sempre attuale anche alla luce delle nuove scoperte scientifiche. Un approccio che valorizzi la risposta dell’altro in un’ottica di continuo scambio non può che essere in sincronia con il tempo che vive.

per citare questo articolo

Adriana Marenzi, Chiara Semenzato:

Cento anni col Metodo Terzi ,

n. 34 - Dialoghi,

maggio-agosto 2025

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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La tolleranza è la virtù che arricchisce la conoscenza reciproca, il dialogo, che dalla tolleranza dipende, è la via della convivenza. La violenza e la guerra iniziano quando cessa il dialogo. La Pace, quando incomincia il dialogo. (Gustavo Zagrebelsky)