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Dettaglio di copertina. Orione 33 - Poesia - Fondazione Sinapsi - Illustrazione di copertina dal titolo “Omaggio a Giacomo Leopardi” di Bruna Pallante, Studio Motive. Viso di Giacomo Leopardi illustrato graficamente.

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Parole di carta

27 Gennaio 2025
Chi non sarebbe estasiato dalle sfumature di un tramonto, da un vascello in balia di una burrasca, da sanguigni papaveri immersi in un campo dorato?
Dettaglio di copertina. Orione 33 - Poesia - Fondazione Sinapsi - Illustrazione di copertina dal titolo “Omaggio a Giacomo Leopardi” di Bruna Pallante, Studio Motive. Viso di Giacomo Leopardi illustrato graficamente.

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Parole di carta

27 Gennaio 2025
Chi non sarebbe estasiato dalle sfumature di un tramonto, da un vascello in balia di una burrasca, da sanguigni papaveri immersi in un campo dorato?

Oppure da un soffice manto di neve, dall’odore di legna che rovente scricchiola nei camini? E chi sarebbe rapito dalle grida di bimbi che giocano e ridacchiano, da gente che passeggia attratta dalle luci delle vetrine, dal vocio ai tavolini di un bar? Chi proverebbe emozioni dinanzi a tanta bellezza seppur quotidiana? Nella società attuale veloce e consumistica, l’animo umano ha bisogno di riposo, di riservarsi uno spazio di riflessione per emozionarsi ancora, un luogo dove prendersi cura di sé e riappropriarsi della sua dimensione creativa. Quel luogo è la poesia: essa non emargina, non ha confini, accoglie e unisce tutti a prescindere dalla provenienza sociale e culturale; è arte della parola scritta e orale, così come lo sono il suono e il ritmo per il musicista che usa le note, i colori e le forme per il pittore che adopera tele e pennelli. Essendo arte, la poesia è bellezza universale senza tempo. È insita in tutto ciò che ci circonda e per mezzo di essa proviamo, sentiamo emozioni come gioia, tristezza, malinconia, entusiasmo, calma, etc. sia nella nostra mente che nel cuore. Non è un caso che siano state scelte come riferimento alcune scene del film Il Postino del regista Michael Radford (tratto dal romanzo di Antonio Skármeta), che fanno comprendere il significato della poesia in relazione alle emozioni. Le “parole di carta” di Pablo Neruda riescono a trasmettere la bellezza e la magia della poesia e infondono nell’animo del postino Mario il desiderio di scrivere versi: la sua esperienza diretta dimostra che la poesia è per tutti, a condizione di avere un animo sensibile capace di recepire soprattutto le sensazioni e le emozioni che essa suscita. Infatti, un verso o anche una singola parola non possono essere spiegati da un poeta, altrimenti quel “tutto intrinseco” diventa “nulla”; si potrebbe invece leggere tra le righe affinché essi diventino senso, ovvero colmi di significato. «Vedi Mario, io non so dire quello che tu hai letto con parole diverse da quelle che ho usato. Quando la spieghi, la poesia diventa banale, meglio di ogni spiegazione è l’esperienza diretta delle emozioni che può svelare la poesia a un animo predisposto a comprenderla». A tal punto, è necessario differenziare la sensazione dall’emozione. Siccome la poesia è bellezza, anch’essa è una qualità percepita attraverso i sensi che fornisce una sensazione dal suo primo manifestarsi e al di là di ogni tempo. A sua volta, la sensazione, impulso primordiale che si prova d’istinto, innesca un’emozione. Dunque, la sensazione è l’azione dei sensi a uno stimolo, intesa sia come funzione organica (i cinque sensi) mediante la quale si percepiscono stimoli esterni e interni, sia come funzione mentale (pensare, interpretare, valutare, immaginare) che permette di dare un significato all’esperienza che si sta vivendo. L’emozione è un impulso sensoriale che muove all’azione (etimologicamente: mettere in movimento) e che, per propria natura, sfocia in un impulso ad agire sostenuto da sensazioni e sentimenti. «Le emozioni sono impulsi che diventano sentimenti quando attivano sensazioni perduranti nel tempo». Queste definizioni che potrebbero sembrare complesse si possono esemplificare con il famoso “dialogo della metafora”, la scena in cui Mario e don Pablo sono sulla spiaggia dell’isola dove il cileno era stato esiliato. Dopo aver declamato versi spontanei, allegorici, ispirati dai suoni e dall’odore delle acque, il poeta chiede a Mario il suo parere. Già nell’ascoltare si attua l’azione sensoriale dell’udito e della vista, in quanto i due sono appunto seduti in riva al mare, soggetto principale della poesia. L’immediata emozione di Mario, quasi contemporanea al momento sensorio, è la “stranezza”, si sente sconcertato da un sentire inconsueto «…è strano come mi sentivo io, mentre lo dicevate […] Le parole andavano di qua e di là» proprio come le correnti marine. Continuando, la scena mette in risalto una metafora che il protagonista formula senza alcuna intenzione, ma ispirato dalle parole poetiche dell’amico «mi sono sentito come una barca sbattuta in mezzo a tutte queste parole». Ecco che si giunge al sentimento finale di Mario, un uomo stupito, incredulo, meravigliato: quel sentimento è l’amore, la passione per il nuovo che gli permetterà, nonostante la sua realtà di isolano, di apprezzare l’arte della poesia accingendosi a scrivere e a recitare alcuni versi alla donna amata. Inoltre, quando Neruda ritorna in Cile, Mario registra suoni evocativi dell’isola, affinché l’amico poeta abbia sempre a mente le emozioni che ha vissuto in quella terra straniera. L’ormai ex-postino smuove le corde del cuore per due volte: prima, mentre compie il gesto del registrare pensando agli insegnamenti ricevuti e al tempo trascorso insieme, poi, quando riascolta rumori e suoni a cui dà un titoletto dalle semplici parole eppure pregne di emozioni. Se un umile postino, comprendendo il proprio mondo interiore, si accinge a scrivere versi, allora chiunque ne sarà capace. Sì, anche i ragazzi di oggi, facili prede dei social media, appassionati di rap e trap, che comunicano con gli amici guardando uno schermo o digitando su una tastiera, ne sono capaci. Ma chi può affermare con certezza che non sentano emozioni? Probabilmente, alcuni adolescenti sono restii a mettere a nudo il proprio animo, in quanto si sentirebbero in imbarazzo, emarginati e inadeguati nel gruppi; benché tendano a nascondere l’essenza emotiva, essa sarà sempre una parte di loro, espressa però con linguaggi e mezzi differenti. Qualcuno scrive sulle proprie bacheche social frasi d’amore, altri dedicano video divertenti o canzoni a un amico, altri ancora si limitano a condividere post di aforismi o citazioni, pur non conoscendo l’autore. Però per scrivere, dedicare, condividere, per compiere quel piccolo gesto apparentemente insignificante, dimostrano che nel loro animo è scattato “un qualcosa” di straordinariamente grande. Le emozioni, movimenti del cuore, sono necessarie all’essere umano, non bisogna temerle o negarle, qualunque esse siano, perché soltanto attraverso di esse si riesce a vivere pienamente. Negare un’emozione significherebbe annullare l’essere senziente, dotato di sensi e sensibilità, e ridurlo a una macchina; egli non si limita al pensiero razionale, è soprattutto cuore: una parola di cinque lettere che racchiude intimità, interiorità, immaginazione, fantasia, sentimenti, sogni, desideri.

NOTE

per citare questo articolo

Barbara Avossa:

Parole di carta,

n. 33 - Poesia,

gennaio-aprile 2025

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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