Ogni artista lavora anche inconsciamente sui propri “pesi”, sia che si tratti di un’opera d’arte figurativa, sia che lo faccia attraverso le parole o il movimento. Si può mettere su tela o in scena il proprio dolore in modo esplicito o utilizzando metafore, ma si può invece, dar forma proprio al concetto di leggerezza giocando ad esempio con materia e colore. Ed è proprio di un artista che ha dedicato il suo fare arte alla leggerezza, che desidero scrivere. Si tratta di Alexander Calder, uno dei più grandi ed eclettici artisti americani dello scorso secolo.
Nacque nel 1898 in un quartiere periferico di Filadelfia da una famiglia composta da artisti; padre, madre e nonno lo erano. Ma nonostante il clima culturale favorevole in cui visse la sua giovinezza, nonostante il suo precoce e indiscusso talento artistico, scelse di laurearsi in ingegneria meccanica. Le competenze apprese nel suo corso di studi, saranno però fondamentali per realizzare le opere per le quali diventerà famoso. I suoi inconfondibili “mobiles” o gli “stabiles” non avrebbero potuto realizzarsi senza la conoscenza e quindi la scelta meticolosa dei materiali nonché lo studio del possibile equilibrio dinamico tra loro. Sarà solo dopo vari anni dalla sua laurea che Calder deciderà di dedicarsi completamente all’attività artistica. Coltivò con curiosità e serietà molti interessi e si dedicò ai viaggi, qualche volta di lavoro, altre per il piacere di conoscere realtà nuove. Nel 1922, sulle coste del Guatemala, assistette a una indimenticabile alba che cambiò il corso della sua vita.
Si appassionò così all’astronomia e decise di rappresentare artisticamente quell’evento atmosferico che tanto lo aveva colpito. Nonostante avesse già iniziato da tempo a produrre opere di pittura, lasciò la tela per dedicarsi a modellare figure con il filo di ferro. All’inizio si trattò prevalentemente di volti che ben presto lasciarono spazio a sculture in miniatura. Famoso divenne il suo Cirque Calder, realizzato in legno, fil di ferro e stoffa. Unì perciò scultura a performance. Mise in scena personalmente spettacoli buffi e poetici esplorando e sperimentando attraverso quelle miniature, tecniche e materiali nuovi, ma anche le dinamiche tra suono e movimento. Il filo di ferro fu il materiale che lo seguì in tutto il suo percorso artistico. Però la nascita della sua vera poetica dell’equilibrio e della leggerezza avverrà a Parigi, città nella quale entrò in contatto con artisti d’avanguardia quali Mirò, Kandinsky, Duchamp, Klee, Arp ed altri, tutti dediti alla ricerca e alla sperimentazione. Calder, col personale modo di procedere si avvicinò all’astrattismo e allo studio dell’essenzialità. Le opere tridimensionali che ne derivarono si avvalsero di suoni, luci, movimento e vuoto creando in tal modo un continuo dialogo con l’ambiente circostante. Come già detto, Calder dopo quell’alba indimenticabile, iniziò studi approfonditi di astronomia che gli consentirono di rendere il sistema universo il modello a cui rifarsi.

Flamingo, scultura eseguita da Alexander Calder, alta 16 metri e collocata stabilmente in Federal Plaza a Chicago, Illinois, Stati Uniti
Corpi sospesi, forme di metallo di diverso peso e dimensioni, colori, erano messi in equilibrio supportati da fili di ferro e piccoli elementi metallici di altro genere. Quelle opere d’arte ricordavano universi e costellazioni e Duchamp, artista e grande amico di Calder volle trovare un nome adatto a loro. È a lui infatti che si deve la definizione di “mobiles”. L’arte di Calder è arte cinetica in cui l’equlibrio e la leggerezza sono il fine, il mezzo e la ricerca. Le sue sculture o installazioni sospese in aria, mosse da correnti cambiano con un soffio di vento o al passaggio di qualcosa o qualcuno. Lo stesso Calder sostiene che i suoi “mobiles” danzano con la gioia di vivere e l’osservatore ne viene inevitabilmente coinvolto. Arp conierà un nuovo termine per le opere di Calder, ovvero “stabiles”, per tutte quelle costruzioni di dimensioni enormi che avevano bisogno di sostegni come bulloni, chiodi, basi di legno… La ricerca e il fine erano gli stessi, ma queste opere monumentali avevano forme più riconoscibili, normalmente si trattava di animali. È famosissimo il suo Flamingo, opera monumentale che si trova a Chicago. Calder, qualunque fosse la sua opera e i materiali utilizzati, amava giocare e dar vita alle dicotomie di movimento e stabilità, pesante e leggero, pieno e vuoto… Calder fu indubbiamente il primo a ideare qualcosa del genere e importanti per lui furono le frequentazioni di artisti all’avanguardia per quel periodo. Venne spesso accostato ai surrealisti, ma anche se lui stesso sosteneva di farsi piacevolmente influenzare dal pensiero di artisti innovatori, non si sentiva aderente a nessuna corrente in particolare. Negli ultimi anni di vita si dedicò alla riproduzione di modelli aeronautici. Calder si spense a New York nel 1976. Le sue opere si trovano in tutto il mondo, nei più importanti musei e collezioni d’arte e le sculture monumentali in molte piazze luoghi pubblici.