Sinonimo di leggerezza, quindi, non è casualità ma fermezza. Se andassimo a cercare il significato della parola leggerezza sul dizionario, vi troveremmo una definizione che recita più o meno così: che ha poco peso. Ma ciò che ha poco peso ha anche poco valore? Una mongolfiera non vola se pesa troppo. Il fatto, però, è che una piuma non vola bene come una rondine pur pesando di meno. Dovremmo quindi dirla meglio: la leggerezza, senza far torto ai nostri vocabolari, nel senso che interessa a noi, non è il troppo o poco peso ma il giusto peso. Ecco: leggero è chi pesa il giusto. Parafrasando Schopenhauer, in un pendolo che oscilla tra pesantezza e superficialità, restituisce equilibrio alla vita la leggerezza. Un giusto peso che non si identifica con il vuoto, d’altra parte leggero è chi vive in pienezza. Nella leggerezza, il vuoto non esiste, perché esistono gli spazi senza i quali non ci si può muovere. Il contrario di una vita leggera è una vita imprigionata, immobile, incapace di esprimere la dinamicità. Una non-vita, perché se non è dinamica, e quindi non ha divenire, non è! Nella sua etimologia, infatti, leggero (o leggiero) sta per snello, veloce. Altro che superficialità e inconsistenza! Oso una definizione del tutto personale: la leggerezza è la forma della felicità, dove forma ha il platonico significato di essenza delle cose, realtà che trascende. Ancora, nella sua etimologia, leggero sta per ciò che non ha gravità. Definizione, questa, fraintendibile e contraddittoria se non interpretata bene.
A me, piace interpretarla nel senso di una impossibilità a essere schiacciati dal peso. L’equilibrio di cui parlavo pocanzi, il giusto peso, è il rapporto tra ciò che ci sovrasta e la forza che abbiamo nel sostenerlo. Un rapporto che deve essere, appunto, giusto, perché la vita sia facile, agevole. Tornando alla definizione personale che ho dato qualche rigo fa, la leggerezza conduce alla felicità perché nessuno — che sia Dio, una entità superiore, il caso — metterebbe al mondo esseri che non possono compiere la propria esistenza; è scritto nella vita che le cose possono essere facili e agevoli. Siamo fatti di leggerezza… forse è per questo che quando prendiamo contatto con la parte più profonda di noi, l’anima o lo spirito che dir si voglia, ci sentiamo (guarda un po’!) leggeri. Per concludere il nostro approfondimento etimologico della parola leggerezza, vi è nel suo significato originario qualcosa che attiene all’inconsistenza e alla volubilità. Anche qui, definizioni pericolose e contraddittorie se lasciate così, per conto proprio. Ma l’inconsistenza, che in altri contesti ha il senso di incapacità ad avere una forma e una identità, in questo caso ci rimanda a ciò che è morbido e non si rompe agli urti, che riesce a stare in quelle situazioni nelle quali la rigidità nemmeno ti fa entrare.
Ed ecco che arriva la volubilità, che non intendiamo come un continuo cambio di pensiero quasi siamo canne sbattute dal vento (che però hanno la leggerezza di non spezzarsi) ma come la disponibilità e trovare nuovi stimoli, individuare nuove mete, scegliere nuove strade. Non sono uno scienziato né un medico, ma rischio un collegamento: la leggerezza è un elemento essenziale all’evoluzione. Chi è troppo rigido o troppo molle, perisce. La domanda che dobbiamo porci, o se vogliamo la risposta che dobbiamo cercare, è quanto la leggerezza dipenda da ciò che c’è fuori e quanto da noi. La vita è un dono prezioso, abbiamo bisogno di uno stile che ci faccia sentire liberi da eccessivi pesi e preoccupazioni, senza però diventare superficiali come ci ricorda Italo Calvino. Abbiamo bisogno, ce lo cantava Luciano Ligabue, di sentire le vene piene di ciò che siamo mentre ci attacchiamo alla vita che abbiamo… leggeri, nel vestito migliore, nella testa un po’ di sole ed in bocca una canzone, magari proprio la sua.