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Peso utilizzato in palestra agganciato a una nuvola

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Il respiro in una stanza

12 Settembre 2024
Leggerezza, non è forse questa la richiesta che riecheggia in tutte le stanze di terapia?
Peso utilizzato in palestra agganciato a una nuvola

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Il respiro in una stanza

12 Settembre 2024
Leggerezza, non è forse questa la richiesta che riecheggia in tutte le stanze di terapia?

Ci viene chiesta in diversi modi, a volte la comunicazione percorre strade impervie e scorciatoie, la chiedono con l’oppositività, con la riconoscenza, con il pianto, con le resistenze, con gli abbandoni, con i ritorni, con i silenzi, con le risate, con la rabbia, con i muri e le corazze. Rachele richiede la leggerezza della pace che non ha mai incontrato attraverso tutto questo, dall’oppositività alle corazze, passando dalla riconoscenza, al pianto, ai silenzi, alla rabbia, in ordine sparso, come una delle mine vaganti di Ozpetek. Lei non è mai stata amata, o forse sì, ma non lo sa. Rachele è fragile, ha la fragilità di chi entra e a stento saluta e mi scruta con sguardo torvo, lancia macigni, che paro e custodisco, e poi restituisco. La restituzione, in terapia, è il più delicato dei processi, è quello che significa e significare alleggerisce; Rachele non ne è consapevole ma è quello che mi chiede. È espressione del trauma cumulativo di una carente, se non assente sintonizzazione con le figure di riferimento, ed è ancora quella bambina che urla «mamma ci sono, mamma mi vedi?». Oggi la vede, domani no, dopodomani chi può saperlo, il disturbo bipolare di un genitore è così introiettato da un figlio, che svilupperà il suo attaccamento insicuro, la zavorra che minerà le sue relazioni future. Rachele è così, insicura, ma consapevole: «non voglio sempre parlare di mia madre, ma l’angoscia per lei è ovunque, sono sabbie mobili». 

Il processo della psicoterapia è proprio questo, significare le proprie zavorre, non dimenticandole, ma affrontandole; l’affronto inevitabilmente richiede di cambiare la propria prospettiva, ponendosi di fronte quei fardelli e non più sotto gli stessi: quel che è sopra schiaccia, quel che è di fronte si affronta, quel che è accanto è risolto.

Michela ha 79 anni, non gode di ottima salute, ha vissuto la sua intera vita vivendo, tutto, ogni secondo, racconta di avere sempre fatto ciò che desiderava fare, fuggendo da ogni regola o imposizione; dice con voce tremante di avere amato e, ancor di più, di essere stata amata. Quando le chiedo cosa la porta da me si fa piccola sul divano, è incredibile come il nostro corpo riesca ad adattarsi nella sua forma a come ci sentiamo, e mi dice di voler morire leggera e che non riuscirà a esserlo fin quando non si perdonerà per non aver studiato e non essersi resa autonoma e indipendente, e fin quando non farà pace con una maternità biologica mai arrivata. Ogni gravidanza interrotta è ferma lì, all’altezza del torace e non la fa respirare. È stato delicato il lavoro con Michela, che entra nella stanza di terapia come un fiume in piena, fiume di ricordi, fiume di colpe, fiume di dolore, fiume di bellezza. Oggi, che Michela non ha più la forza di viaggiare, di organizzare feste, si trova costretta a elaborare e significare i suoi macigni e vivere con la leggerezza che, in fondo, non ha mai esperito. Al nostro ultimo incontro le ho chiesto come si sentisse e lei mi ha risposto «leggera, semplicemente, finalmente».

Spesso mi viene riconosciuto, talvolta additato, un certo romanticismo nello svolgere il mio lavoro che, in realtà, è un mestiere; romanticismo che, in realtà, è rispetto misto a riconoscenza. Quando rientro a casa e la mia leggerezza mi salta sulla spalla con le sue quattro zampe e mi porta a passeggio e dismetto i panni del terapeuta, ripenso brevemente alle storie che ho ascoltato nella giornata trascorsa, al fine di poterle chiudere in una sintesi di significati, riguardo la stanza di terapia come un osservatore esterno e ripenso alle parole di Antonino La Tona:

Nelle stanze dei terapeuti

Quante storie, quanta vita.

Quanti conflitti, quanto non detto. 

Sussulti di libertà, sofferenze e lacrime.

Riflessi e specchi infranti,

luci e ombre.

Nelle stanze dei terapeuti,

battagliamo e sanguiniamo da ferite mai curate, ora urlando e 

sbraitando, ora silenziosamente annuendo… e poi… 

goccia dopo goccia si riempie il vaso della coscienza.

Finalmente il più grande dei nemici: il nostro autentico dolore ..

si ridimensiona, sbiadisce.

E così, nelle stanze dei terapeuti,

torniamo a respirare.

È frequente il vissuto della debolezza nei nostri pazienti; Antonia, che di nomi ne ha almeno 4, la sua vita ha fatto sì che fossero gli altri a significarla sempre, anche dandole altri nomi, e di anni ne ha 74, piange spesso. Lo fa con frustrazione e rabbia: «Perché continuo a frignare come una bambina?»; tu non frigni, Antonia, tu piangi come piangono le persone coraggiose che sono state private da sempre delle possibilità di essere e che sono riuscite comunque ad essere. In uno dei nostri incontri mi ha detto che si sente al sicuro non riuscendo a scrutarmi e leggermi perché, forse, se riuscisse a farlo non riuscirebbe a consegnarmi la sua storia e non avrebbe ripreso a dormire e, soprattutto, a respirare. Oggi, a distanza di qualche mese dall’inizio dei nostri incontri, riesce a parlare senza dispnea. Ripenso alle storie che ho avuto il privilegio di conoscere e il comune denominatore è il binomio leggerezza — respiro; essere terapeuta ha questo privilegio, tra gli altri, riuscire a vedere e sentire i polmoni che riprendono a espandersi al ritmo della vita.

È una danza, che muove i suoi passi dai fardelli alla leggerezza, nel mezzo c’è il processo evolutivo che Jovanotti definirebbe il più grande spettacolo dopo il big bang.

BIBLIOGRAFIA

Carl Alanson Whitaker: Danzando con la famiglia. Un approccio simbolico-esperienziale — Astrolabio Ubaldini — 1989
Buonomo, Perozziello, Santolia e altri: Disturbo borderline di personalità e disforia di genere: tra identità diffuse e affermazione di genere — Telos — 2022
Carl Alanson Whitaker: Considerazioni notturne di un terapeuta della famiglia — Astrolabio Ubaldini — 1990

per citare questo articolo

Maria Santolia:

Il respiro in una stanza,

n. 32 - Leggerezza,

settembre-dicembre 2024

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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