INTRODUZIONE
Maddalena Illario e Vincenzo De Luca
Questo articolo si propone di esplorare la leggerezza come reazione al peso del vivere, considerando le sue implicazioni sul benessere mentale e fisico. Attraverso una prospettiva interdisciplinare, si esamineranno i modi in cui la leggerezza può essere percepita e vissuta sia a livello individuale che collettivo.
LA DIETA E IL SENSO DI LEGGEREZZA
Annamaria Colao, Federica Cantelli, Claudia Vetrani
I binomi sono confortanti. La nostra vita è scandita da dicotomie: sole e mare, pioggia e malinconia, amore e felicità, pomodoro e mozzarella, fragola e panna. Come tutte le cose confortanti, smettono di esserlo non appena la dicotomia viene rotta da un evento imprevisto: il vento che increspa il mare e le nuvole che oscurano il sole, la pioggia che diventa burrasca e lava via la malinconia aprendo la strada all’inquietudine e così via. Ma il paradosso dei binomi confortanti si manifesta nel modo più impetuoso, immediato e irriverente nella dicotomia: dieta e leggerezza. Da un lato la privazione e dall’altra la libertà. Perché mai dovrebbe essere un binomio e perché mai dovrebbe essere confortante? Perché al pari di un evento imprevisto che rompe gli equilibri e dal conforto trascina allo sconforto, può verificarsi un evento imprevisto che riequilibra “l’inequilibrabile” e resetta il paradosso. Questo evento può essere la consapevolezza che prendersi cura del proprio corpo, seguendo una dieta corretta — dove corretta non è sinonimo di punizione e privazione, ma traduzione dei propri bisogni e delle proprie necessità – è esattamente la chiave per vivere con leggerezza. Questa blasonata leggerezza, che troppe volte viene storpiata come sinonimo di superficialità e quasi mai assunta come paradigma di vita. Ecco, la dieta dovrebbe essere guardata da un punto di vista diverso, sicuramente che comprenda momenti e occasioni di convivialità, ma senza che essi finiscano con l’eccesso di cibo, l’iperalimentazione e spesso e volentieri anche con lo spreco alimentare. Nel mondo moderno, il concetto di dieta è spesso associato a restrizioni alimentari e a una ricerca incessante della perdita di peso. Tuttavia, una dieta sana e bilanciata è molto più di un semplice mezzo per raggiungere un determinato numero sulla bilancia. È un percorso verso la leggerezza, non solo fisica, ma anche mentale ed emotiva. Quando noi nutrizionisti proponiamo un regime alimentare cerchiamo di inserire tutti i colori che le stagioni ci regalano e così la nostra vita e il nostro tempo dovrebbero essere impegnati da cose che ci piace fare per avere una vita colorata e varia. In questo contesto, esploreremo come una dieta equilibrata possa contribuire a un senso generale di leggerezza e benessere, considerando vari aspetti quali l’alimentazione, l’attività fisica, la salute mentale, e le pratiche quotidiane che promuovono una vita sana. Nella vita frenetica di oggi, costellata di impegni lavorativi e scadenze, il cibo viene visto come “la coccola” presso cui ci si rifugia in ogni occasione, a partire da una giornata pesante, per poi passare a una delusione amorosa, e a finire con il ritrovo con amici e famigliari che non si vedono da tempo. Pensandoci, la coccola vera potrebbe essere quella di prendersi un momento per sé stessi di leggerezza e spensieratezza, andando a fare una passeggiata o stando a contatto con la natura e ciò che essa regala, o andando a visitare musei e godere di opere d’arte e monumenti, o ancora di andare a fare una partita di calcetto o di padel con gli amici. Godere della vita ritrovando il sorriso nel piacere di fare ciò che ci appassiona, con mente e corpo più leggeri. Mantenendo la mente e il corpo impegnati, il bisogno di ridurre al solo cibo i nostri momenti liberi scema e di conseguenza la leggerezza del vivere si concretizzerà in una leggerezza psicofisica. Possiamo concludere dicendo che un corpo sano e leggero racchiude un’anima soddisfatta e una mente agile.
LA NECESSITÀ DI SENTIRSI LEGGERI NEI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE
Sara Diamare
I disturbi del comportamento alimentare riflettono complesse dinamiche psicologiche e simboliche. La necessità di sentirsi leggeri, in particolare, può essere interpretata attraverso una lente psicodinamica, come un simbolo di purezza, controllo e libertà. Nei pazienti con anoressia nervosa, la perdita di peso e la sensazione di leggerezza possono rappresentare un tentativo di liberarsi da emozioni dolorose, esperienze traumatiche o conflitti interiori ed in tal modo controllare meglio i propri vissuti. Per molti pazienti con disturbi del comportamento alimentare, il corpo e il peso diventano centrali per l’autostima e l’identità personale. Sentirsi leggeri può essere associato a un senso di valore e accettazione. La magrezza, spesso idealizzata nella società contemporanea, viene interiorizzata come un indicatore di successo personale e disciplina. Questa interiorizzazione porta i pazienti a vedere la leggerezza come una meta da raggiungere per ottenere approvazione e riconoscimento, sia da sé stessi che dagli altri. In contesti familiari dove esistono aspettative elevate, conflitti non risolti o comunicazione disfunzionale, il disturbo alimentare può emergere come una forma di comunicazione indiretta dei bisogni insoddisfatti o delle emozioni represse. La ricerca della leggerezza può rappresentare un grido d’aiuto o una richiesta di attenzione. La restrizione alimentare e la ricerca della leggerezza possono funzionare come meccanismi di difesa contro sentimenti di ansia, vergogna e bassa autostima, offrendo una falsa sensazione di sicurezza e stabilità e contribuendo al mantenimento del disturbo. L’intervento multidisciplinare: psicoterapia, sostegno nutrizionale, laboratori di consapevolezza corporea, e molto altro possono promuovere una guarigione che mira alla risoluzione dei conflitti interiori e a un’autentica trasformazione del sé.
LEGGEREZZA COME EQUILIBRIO TRA CORPO E MENTE
Sara Diamare e Bianca Romano
In un mondo caratterizzato da pressioni sociali e professionali sempre crescenti, è importante imparare a ridimensionare le aspettative e ad accettare i propri limiti con compassione. Anche nell’affrontare con resilienza il peso dello stress degli operatori impegnati nella sanità, diventa molto importante non crearsi aspettative inadeguate per evitare il vissuto di fallimento e il rischio di burn out. Questo atteggiamento può favorire una migliore qualità delle relazioni interpersonali e fiducia nella possibilità di collaborazione. La leggerezza può essere percepita come una sensazione fisica di libertà e fluidità nei movimenti. Attraverso l’embodiment, diventiamo consapevoli delle sensazioni corporee associate alla leggerezza, come la mancanza di tensione muscolare, la sensazione di agilità e la facilità nel respirare. Queste sensazioni possono influenzare il nostro stato emotivo generale, promuovendo un senso di benessere anche sul lavoro. Studi hanno dimostrato che la capacità di affrontare le avversità e gestire lo stress con leggerezza è associata a una maggiore resilienza e a una minore probabilità di sviluppare disturbi d’ansia e depressione. Uno stato emotivo positivo può influenzare positivamente il sistema immunitario, riducendo il rischio di malattie croniche e migliorando la qualità della vita. La percezione di leggerezza ha radici neurofisiologiche e può essere associata a determinati neurotrasmettitori nel cervello, come la dopamina e la serotonina, che sono implicati nella regolazione dell’umore e delle emozioni. Livelli ottimali di queste sostanze chimiche possono favorire una sensazione di benessere e leggerezza, mentre squilibri possono contribuire a sentimenti di ansia e depressione. Uno stato di leggerezza emotiva influenza l’attivazione del sistema nervoso autonomo, che controlla le funzioni corporee involontarie come la respirazione, la frequenza cardiaca e la digestione; ovvero favorire un’attivazione del sistema nervoso parasimpatico, che è associato alla rilassamento e al riposo, contrastando così l’attivazione del sistema nervoso simpatico, coinvolto nella risposta allo stress.
Il cervello modifica la sua struttura e la sua funzione in risposta all’esperienza: fenomeno noto come neuroplasticità. La pratica regolare di tecniche di consapevolezza del respiro, rilassamento e meditazione, attraverso la neuroplasticità, potenziano reti neurali associate alla calma e alla serenità e consentono di regolare lo stato emotivo e ridurre lo stress. Esistono connessioni bidirezionali tra il cervello e il corpo che influenzano la percezione di leggerezza. Lo stato emotivo influisce sulla postura e sulla tensione muscolare, mentre la percezione corporea influenza il nostro stato emotivo. Le esperienze di flow nel movimento in danzamovimentoterapia, caratterizzate da un coinvolgimento totale e da una perdita della percezione del tempo, sono associate a una sensazione di leggerezza e di piacere. Queste esperienze sono accompagnate da cambiamenti nei modelli di attivazione neuronale, con una diminuzione dell’attività nelle aree del cervello coinvolte nella coscienza del sé e un aumento dell’attività nelle aree coinvolte nella concentrazione e nella performance ottimale. Attraverso il movimento e l’espressione corporea, ovvero con pratiche come la danza, il mimo, lo yoga e la bioenergetica si incoraggia il rilascio delle tensioni fisiche e l’espressione creativa, favorendo così uno stato di leggerezza corporea e mentale. Filosofi come Maurice Merleau-Ponty hanno sviluppato teorie che mettono in discussione la dicotomia tradizionale tra corpo e mente, proponendo un approccio integrato in cui il corpo è parte integrante del processo cognitivo e emotivo e le esperienze mentali strettamente interconnesse con i processi corporei. Le emozioni sono anche esperienze corporee che coinvolgono cambiamenti fisiologici come il battito cardiaco accelerato o la tensione muscolare. Studi recenti hanno evidenziato il ruolo fondamentale del sistema nervoso centrale e periferico nella regolazione delle funzioni corporee e nell’integrazione delle informazioni sensoriali provenienti dall’ambiente esterno, enfatizzando l’importanza delle strutture cerebrali coinvolte nella rappresentazione del corpo e nella percezione dello spazio. Pertanto favorire una maggiore consapevolezza del corpo e delle sue sensazioni con terapie psicocorporee, facilita un processo di profonda guarigione emotiva. Questa prospettiva consente di accedere anche a nuove modalità di intervento in contesti lavorativi, educativi e di ricerca azione.
DAL PESO DELLA MALATTIA ONCOLOGICA ALLA LEGGEREZZA INCARNATA DELLA TEATRALIZZAZIONE MIMICA
Rebecca Salmoni e Serena De Simone
«L’autoconsapevolezza», sostiene Daniel Goleman, psicologo, giornalista e scrittore statunitense, «in altre parole la capacità di riconoscere un sentimento nel momento in cui esso si presenta, è la chiave di volta dell’intelligenza emotiva». È ormai indubbio che tutte le forme di terapie emotive incidono sulla velocità e sulla qualità delle cure mediche. Le arti e la pet therapy sono solo alcune forme di creatività che si stanno affiancando sempre più alla cure ordinarie per fare in modo che i pazienti acquisiscano maggiore padronanza di sé stessi, serenità, leggerezza in momenti della vita in cui fare i conti con le proprie paure è difficile. Il mimo, nello specifico, è utilizzato sin dall’antichità per comunicare emozioni, sentimenti attraverso l’uso del corpo. Questa forma d’arte teatrale caratterizzata dall’assenza di parole e dall’uso del linguaggio del corpo, non solo consente di esprimersi con gli altri pur in assenza di dialogo, ma ancor più permette al prossimo di sviluppare capacità sensoriali che gli consentono di comprendere in quel momento emozioni, dolori, sentimenti altrui. Con questa chiave di lettura il mimo diventa un’arma molto importante a supporto delle cure mediche. «L’autoconsapevolezza», sostiene Daniel Goleman, psicologo, giornalista e scrittore statunitense, «in altre parole la capacità di riconoscere un sentimento nel momento in cui esso si presenta, è la chiave di volta dell’intelligenza emotiva». È ormai indubbio che tutte le forme di terapie emotive incidono sulla velocità e sulla qualità delle cure mediche. Le arti e la pet therapy sono solo alcune forme di creatività che si stanno affiancando sempre più alla cure ordinarie per fare in modo che i pazienti acquisiscano maggiore padronanza di sé stessi, serenità, leggerezza in momenti della vita in cui fare i conti con le proprie paure è difficile. Il mimo, nello specifico, è utilizzato sin dall’antichità per comunicare emozioni, sentimenti attraverso l’uso del corpo. Questa forma d’arte teatrale caratterizzata dall’assenza di parole e dall’uso del linguaggio del corpo, non solo consente di esprimersi con gli altri pur in assenza di dialogo, ma ancor più permette al prossimo di sviluppare capacità sensoriali che gli consentono di comprendere in quel momento emozioni, dolori, sentimenti altrui. Con questa chiave di lettura il mimo diventa un’arma molto importante a supporto delle cure mediche. Il mimo non è improvvisazione: è un linguaggio, un’arte, un allenamento che incarna spesso un senso di leggerezza che affascina e coinvolge il pubblico. Questo effetto di leggerezza è raggiunto attraverso una combinazione di tecnica raffinata, espressività corporea e simbolismo, creando un’esperienza visiva ed emotiva unica. La leggerezza del mimo è frutto di anni di allenamento rigoroso e disciplina fisica. I mimi sviluppano una padronanza del movimento e del controllo corporeo che permette loro di eseguire azioni apparentemente impossibili, come camminare contro il vento o salire una scala invisibile. Questi movimenti, eseguiti con grazia e precisione, danno l’illusione di sfidare la gravità, trasmettendo una sensazione di leggerezza L’espressività corporea è centrale per il mimo. Attraverso gesti fluidi e posture eleganti, i mimi comunicano emozioni e narrazioni complesse senza l’uso della parola. Oggetti invisibili e scenari fantastici prendono vita attraverso l’abilità del mimo di suggerire forme e spazi con il proprio corpo. Questa creazione di realtà immaginarie non solo amplifica la sensazione di leggerezza, ma invita il pubblico a un gioco di immaginazione e sospensione dell’incredulità. Figure emblematiche del mimo, come Marcel Marceau, hanno esplorato temi di leggerezza e gravità per celebrare la bellezza del movimento e la potenza del silenzio. In particolare, con l’associazione Bramante Teatro di Parigi è stata portata sulla scena di vari teatri in Francia nel 2022 e 2023 l’opera della famosa scrittrice Anne Laurence Fitère sulla malattia oncologica che rende possibile un dialogo interiore con il pubblico anche dove non ci sono più parole per descrivere il dolore. Quello nella malattia è un cammino disseminato di insidie che Anne-Laurence descrive in un testo che non ignora la sofferenza fisica e morale ma in cui risuonano con forza il suo inno alla Vita e il suo messaggio di Amore. Come si può trasporre in scena l’interiorità e il battito leggero di parole quasi sussurrate a sé stessi? Questa sfida ha portato a uno spettacolo corale fortemente basato sul corpo per rendere visibile l’invisibile poesia interiore. Sei donne che rappresentano diverse sfaccettature di Anne Laurence, ma insieme un carattere collettivo che esprime l’universalità dell’esperienza estrema della malattia.
LA LEGGEREZZA COME EQUILIBRIO NELL’UTILIZZO DELLE TECNOLOGIE DIGITALI
Leopoldo Angrisani
La leggerezza nell’utilizzo delle tecnologie digitali può essere interpretata in diversi modi, ma in generale implica un giudizioso equilibrio tra il godimento delle risorse e dei vantaggi offerti dalle tecnologie digitali e il mantenere una consapevolezza critica dei loro effetti sulla nostra vita quotidiana, sulla salute mentale e sulle relazioni interpersonali. Essa può assumere diverse accezioni, tra le quali si evidenziano:
— consapevolezza dell’uso: essere consapevoli di quanto tempo si passa davanti agli schermi e riflettere periodicamente sull’effetto che ciò ha sulla propria vita. Fissare dei limiti di tempo per l’uso dei dispositivi digitali può aiutare a mantenere questo equilibrio;
— scelta consapevole delle tecnologie: scegliere le tecnologie e le piattaforme digitali che migliorano effettivamente la qualità della vita e contribuiscono al proprio benessere. Ciò significa essere critici riguardo alle app o ai social media che possono avere un impatto negativo sulla salute mentale o sulle relazioni personali; pratica del distacco digitale
— prendersi regolarmente del tempo lontano dai dispositivi digitali per riconnettersi con sé stessi, con la natura e con gli altri. Questo può aiutare a ridurre lo stress e a ristabilire un senso di equilibrio nella vita quotidiana;
— gestione delle notifiche: ridurre al minimo le distrazioni controllando le impostazioni delle notifiche e limitando le interruzioni causate da e-mail, messaggi e altre notifiche digitali non urgenti;
— pratica della mindfulness digitale: essere consapevoli del proprio uso delle tecnologie digitali mentre lo si sta facendo, piuttosto che utilizzarle in modo automatico o impulsivo. La mindfulness può aiutare a ridurre lo stress e a promuovere una maggiore consapevolezza delle proprie abitudini digitali;
— coltivare le relazioni offline: investire tempo ed energia nelle relazioni personali offline, trascorrendo del tempo di qualità con amici, familiari e colleghi di lavoro senza l’uso costante dei dispositivi digitali;
— bilanciare il lavoro e la vita privata: stabilire confini chiari tra il lavoro e la vita privata e prendersi del tempo libero per rilassarsi e rigenerarsi senza essere costantemente connessi al lavoro tramite dispositivi digitali.
Coltivare la leggerezza nell’utilizzo delle tecnologie digitali richiede una pratica costante e un impegno deliberato, ma può portare a una maggiore serenità, equilibrio e soddisfazione nella vita quotidiana.
LA LEGGEREZZA DEGLI SPAZI ARCHITETTONICI IN UNA VISIONE ONE HEALTH
Erminia Attaianese
Gli attuali orientamenti comunitari e nazionali e il nuovo assetto di prevenzione collettiva e sanità pubblica promosso dal PNRR, hanno posto in evidenza, in una rinnovata prospettiva, la forte interdipendenza tra salute, ambiente, biodiversità e clima, in linea con l’approccio “One health” o ”Planetary health”. Queste connessioni impongono di ripensare all’ambiente costruito non come scenario asettico, e indifferente, quanto piuttosto come habitat. Il concetto di habitat definisce la relazione tra gli individui di una specie e la componente abiotica dell’ambiente in cui la specie stessa vive, un contesto sensibile le cui caratteristiche fisiche e ambientali possono permettere agli individui di una determinata specie di svilupparsi ed evolversi, garantendo qualità della vita. L’insieme delle esposizioni che interferiscono sulla salute di un individuo nel corso della vita, espresso attraverso il concetto di eposoma, dimostrano in modo esplicito questa relazione, ponendo in evidenza il ruolo protettivo o stressogeno che l’ambiente di vita esercita sulla salute. Le sfide globali, conseguenti a trasformazioni socio-demografiche e invecchiamento della popolazione, pervasività delle tecnologie digitali ed effetti ecosistemici del cambiamento climatico rappresentano oggi il contesto in relazione al quale va ridefinito il ruolo dell’ambiente costruito in rapporto al suo impatto sulla salute. Del resto, la recente definizione proposta dall’OMS associa la salute alla resilienza, intesa come capacità dell’individuo di far fronte, mantenere e ripristinare integrità, equilibrio e senso di benessere in tre ambiti: fisico, mentale e sociale. Adattamento all’ambiente e conservazione della propria autonomia, diventano caratteristiche determinanti per la salute, che in questa prospettiva è condizionata in maniera diretta dal livello di adeguatezza dell’ambiente costruito rispetto alle esigenze delle persone e ai loro bisogni e di salute e benessere. Per rispondere adeguatamente al nuovo ruolo che l’ambiente costruito assuma in questa prospettiva, in quanto determinate diretto sulla salute, è necessario concepire lo spazio abitabile e il suo intorno in una chiave human-environment-centred coniugando salubrità, accessibilità e usabilità dell’ambiente costruito con soluzioni a basso impatto ambientale e resilienti agli effetti climatici e pandemici. L’obiettivo a cui tendere è quello di garantire contesti di vita polifunzionali health friendly, flessibili e autonomi, che diventano luoghi fisici e sociali collaborativi e cooperativi in grado di collocarsi, nel contesto urbano, come fattore di salvaguardia dell’ambiente, nella consapevolezza che questa qualificazione rappresenti un fattore primario per la salute della popolazione, specie quella più fragile.
CONCLUSIONI
Pasquale Riccio e Maria Triassi
In conclusione, la leggerezza rappresenta un importante aspetto dell’esperienza umana, con profonde implicazioni per la salute mentale e il benessere fisico. Mens sana in corpore sano si diceva anticamente: mai come oggi abbiamo la consapevolezza (e le evidenze scientifiche) dei determinanti bio-psico-sociali interconnessi che sono responsabili delle nostre traiettorie di salute. L’invecchiamento della popolazione è una storia di successo della sanità pubblica in Italia, e in Europa: ottimizzare la qualità di vita durante l’intero corso della vita è la sfida attuale per i sistemi sanitari, da cui dipende la loro sostenibilità. Integrare il concetto di leggerezza nei contesti medico-sanitario e psicologico può contribuire a promuovere uno stile di vita più equilibrato e soddisfacente, più salutare. Per riuscirci, abbiamo bisogno di moltiplicare i nostri sforzi collaborativi sia dal punto di vista scientifico, attraverso la ricerca interdisciplinare, sia organizzativo, per coinvolgere nell’erogazione di servizi integrati per la salute sia i cittadini che gli operatori dentro e fuori dai sistemi sanitari. Le tecnologie digitali sono già disponibili per supportarci in questa trasformazione, che speriamo sarà non solo digitale ma anche green. Il tema della leggerezza nell’ambito della salute deve essere affrontato con un approccio interdisciplinare: anche le arti, intese in tutte le loro sfaccettature, possono contribuire a migliorare lo stato di salute e benessere delle persone. Diversi studi dimostrano che i pazienti sottoposti anche a terapie ”creative” sono guariti più in fretta di altri. Arts4dementia è una piattaforma volta alla formazione di addetti alla prescrizione sociale negli ambulatori e tra i medici di base. Il fine è di accrescere la consapevolezza che le arti possono apportare benefici evidenti nelle persone con perdita di memoria. I prescrittori sociali aiutano i medici di base a individuare programmi artistici settimanali per questi pazienti nelle prime fasi del processo diagnostico, da un lato sviluppando un interesse culturale in più, dall’altro co-creando attività artistiche che diano prospettive future e motivazionali al malato . In futuro ulteriori ricerche potrebbero esplorare le modalità per incoraggiare una maggiore leggerezza nelle nostre vite e sul lavoro al fine di migliorare la performance in sanità ed il benessere individuale e collettivo.
BIBLIOGRAFIA
Giuseppina Affinito, Massimo Di Gennaro, Scafa Luca, Maria Grazia Fumo, Roberta Giordana, Fabrizia Falco, Della Pia Flavio, Di Cecca Angelica, Criscuolo Chiara, Myriam Spisto, Maria Triassi, Vincenzo Brescia Morra, Raffaele Palladino, Elena Salvatore, Marcello Moccia: Incidence and prevalence of dementia: A 2015-2020 population-based study in the Campania Region of Italy — Neuroepidemiology — 2024
Annamaria Colao: La dieta degli ormoni — Marsilio Editori spa — 2024
Sara Diamare, Maria D’Ambrosio, Enrico Guida, Claudia Ruocco, Marina Salerno, Giancarlo Pocetta: I Salotti del Benessere. Embodied education per la relazione d’aiuto — Sistema Salute — 2018
Sara Diamare, Anna Ferrara, Gaetana Polito,Marina Salerno, Marinella Mantice, Giancarlo Pocetta: Un metodo di Embodied Education in Riabilitazione: approcci di valutazione partecipata e di empowerment psicocorporeo — Journal of Advanced Health Care — 2019
Maria D’Ambrosio, Sara Diamare, Rita Furia, Bianca Nappi, Claudia Ruocco, Marina Salerno: La Metodologia Embodied per le disabilità sensoriali- Research Trends in Humanities Education & Philosophy — 2019
Umberto Volpe, Diana Facchini, Roberta Magnotti, Sara Diamare, Elisabetta Denti, Caterina A. Viganò: Le arti-terapie nel contesto della riabilitazione psicosociale in Italia: una rassegna critica — Psichiatria e Psicoterapia — 2016
LinSara Diamare, Rosaria Maglio, Emilia D’Anna, Malvina Goretti: Nel BenEssere Nonostante tutto — Cultura e Salute Ed. Perugia — 2022
LinSara Diamare, Rosaria Maglio, Emilia D’Anna, Malvina Goretti: Nel BenEssere Nonostante tutto — Cultura e Salute Ed. Perugia — 2022
AUTORI
Maddalena Illario
Dipartimento Sanità Pubblica, Università degli Studi di Napoli Federico II — U.O.S. Ricerca e Sviluppo – Azienda Ospedaliera Federico II
Vincenzo De Luca
Dipartimento Sanità Pubblica, Università degli Studi di Napoli Federico II
Annamaria Colao
Dipartimento di Endocrinologia, Università degli studi di Napoli Federico II — Italian Centre for the Care and Well-Being of Patients with Obesity (C.I.B.O), University of Naples “Federico II”, Italy — UNESCO Chair on Health Education and Sustainable Development
Federica Cantelli
Dipartimento di Scienze Umanistiche, Università Telematica Pegaso
Claudia Vetrani
Dipartimento di Endocrinologia, Università degli studi di Napoli Federico II
Sara Diamare
A.S.L. Napoli 1 Centro
Bianca Romano
A.S.L. Napoli 1 Centro
Rebecca Salmoni
Mime Comédienne, Directrice Artistique de la Compagnie Bramante Teatro, Paris
Serena De Simone
Dipartimento Sanità Pubblica, Università degli Studi di Napoli Federico II
Leopoldo Angrisani
Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione, Università degli Studi di Napoli Federico II
Erminia Attaianese
Dipartimento di Architettura, Università degli Studi di Napoli Federico II
Pasquale Riccio
Dipartimento Sanità Pubblica, Università degli Studi di Napoli Federico II
Maria Triassi
Dipartimento ad Attività Integrata di Sanità Pubblica, Farmacoutilizzazione e Dermatologia e della U.O.C. di Igiene dell’Azienda Ospedaliera Università Federico II
SITI UTILI