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In copertina per il numero 32 di Orione, Leggerezza, Omaggio a Carla Fracci, Illustrazione di Bruna Pallante - Dettaglio

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Perfect days e Forrest Gump

12 Settembre 2024
Una piuma. Un venticello lieve. Una traiettoria che parte dalla pesante terra e si libra nell’aria. Nel cielo celeste. La brezza continua e la piuma sale sempre di più. Diventa sempre più leggera. Sembra più libera dalle pesantezze terrestri e gioisce delle sue evoluzioni tra le lattee nubi.
In copertina per il numero 32 di Orione, Leggerezza, Omaggio a Carla Fracci, Illustrazione di Bruna Pallante - Dettaglio

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Perfect days e Forrest Gump

12 Settembre 2024
Una piuma. Un venticello lieve. Una traiettoria che parte dalla pesante terra e si libra nell’aria. Nel cielo celeste. La brezza continua e la piuma sale sempre di più. Diventa sempre più leggera. Sembra più libera dalle pesantezze terrestri e gioisce delle sue evoluzioni tra le lattee nubi.

Avete già riconosciuto la protagonista del finale di un film pluripremiato agli Oscar, non solo perché è un condensato di storia patria statunitense, sul piano culturale, politico, musicale, storico, sociale, ma anche perché illustra poeticamente che lo scorrere dei fotogrammi non sono altro che una metafora della visione cinematografica, dell’essenza più piena e profonda della catartica contemplazione di uno spettacolo in cui ci immedesimiamo e risultiamo più leggeri. Spogliati dai pesi della vita reale. In più il Forrest Gump (1994) dello statunitense Zemeckis, a cui chiaramente tutti voi lettori siete subito volati con il ricordo, rappresenta anche una narrazione leggera, ma mai distante e distaccata, di una fetta importante della storia contemporanea degli Stati Uniti, comprendente anche ferite e traumi molto intensi, per quella società, come la guerra in Vietnam. Il tutto vissuto e narrato da un personaggio, protagonista della pellicola, che possiede un lieve deficit cognitivo che consente lo svilupparsi di un punto di vista non ideologizzato, ma pacato, tollerante ed accogliente, finanche antiretorico quasi a rasentare uno stoicismo, quasi assente dalla way of life statunitense: la terra dalle grandi opportunità concesse a tutti, anche a coloro, in questo caso Gump dal limitato quoziente intellettivo, nel momento in cui raggiunge in maniera fortunosa e quasi involontaria il successo economico diventando milionario, si ritira nella sua casa di campagna a curare il prato, non tenendo in nessun conto né la fama, né il successo, ancor meno il lusso. Eppure l’epopea gumpiana avrebbe fatto il suo tempo, anche se rimane pietra miliare della levità (oggetto del nostro percorso), giacché ormai ricorre il trentennale della sua apparizione su schermo: oggi dobbiamo affidarci allo sguardo sempre coerente e devastante nella sua rivoluzionaria visionarietà di un tedesco, nato nella Repubblica Federale di Germania, poche settimane dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale a Dusseldorf e che nella sua ricerca è sempre palese (in forma sottocutanea e sottoculare) il dramma e la tragedia di un popolo, di una nazione e di un intero continente. In qualche modo accomunato, sotto molti punti di vista, al Paese del Sol Levante, sconfitto e in più traumatizzato dall’atomica, in cui è ambientata la sua ultima storia narrata e precisamente a Tokyo, dove la sua torre per le telecomunicazioni, la Sky Tree, costantemente presente nel film, sembra richiamare l’equivalente torre ad Alexanderplatz. Tokyo come Berlino, ma qui gli angeli non sono “in the Sky”, ma si trovano sulla terra a pulire i bagni della città e i “Tree” sono gli alberi che il protagonista ricerca nei momenti di pausa pranzo, ma non artificiali come l’alta antenna panoramica, ma quelli reali, vivi e vegeti, in cui si perde nell’estasi del riposo e della pausa e che in maniera maniacale, ma solo con qualche scatto quotidiano, fotografa con un vecchio apparecchio a pellicola. I giorni perfetti del regista tedesco quasi ottantenne, sono quelli di un uomo e di una vita fatta accontentandosi delle piccole cose, di ricerca di un equilibrio interiore e di una felicità fatta con l’eliminazione del superfluo, dell’inutile, del non necessario. Tutto questo perseguito non con rassegnazione e/o sopportazione, ma come scelta di vita in cui risiede la propria individuale felicità, che non segna né una separazione dal mondo, né una chiusura egoistica verso un benessere personale, ma costantemente con un’apertura alla natura, al mondo, agli altri esseri viventi. Tutto questo sempre condito da una gioia, da una contentezza che traspare nella sua vita, che per altri può essere grama, insulsa e inutile, ma per lui è l’unica che lo fa stare bene e lo conduce alla felicità. In Perfect days (2023) la ricerca della felicità non è l’occasione giusta da cogliere al volo per raggiungere il successo, la fama, i soldi, il benessere economico. L’unico benessere da perseguire è quello interiore. L’unica rivoluzione possibile, richiamando echi ghandiani, in tempi in cui la fanno da padrone i conflitti, le disuguaglianze, la povertà, la paura, l’ansia, è il cambiamento interiore. La rivoluzione è dentro ognuno di noi. E una volta perseguita sarà possibile la pace. Con noi stessi e con il mondo. Firmato: il samurai dell’etica della visione, Wim Wenders.

per citare questo articolo

Alfonso Sabba:

Perfect days e Forrest Gump,

n. 32 - Leggerezza,

settembre-dicembre 2024

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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