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Un’immagine dal film Margini di Niccolò Falsetti. Dal web

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“Margini” e “Fuga per la vittoria”

9 Gennaio 2023
Partecipare in un’epoca di individualismo parossistico: siamo di fronte all’archeologia linguistica. Verbo desueto, svuotato di qualsiasi connotazione. Cosa vuol dire al giorno d’oggi far parte?
Un’immagine dal film Margini di Niccolò Falsetti. Dal web

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“Margini” e “Fuga per la vittoria”

9 Gennaio 2023
Partecipare in un’epoca di individualismo parossistico: siamo di fronte all’archeologia linguistica. Verbo desueto, svuotato di qualsiasi connotazione. Cosa vuol dire al giorno d’oggi far parte?

Essere presente, dove? In quale contesto? Significa lasciarsi irretire da impulsi elettromagnetici che illudono di poter costituire una parte? Presenziare e sostenere una causa? Con un click? Il mondo è cambiato e continua a cambiare, ma segni di partecipazione sono sempre più labili, sempre più striminziti simili a sottili striscioline di tessuto strappato che forse un tempo appartenevano ad una bandiera, ad un vessillo che accomunava una parte. Una parte qualsiasi, che rendeva vitale l’esistenza. Quella reale. Fisica. Ora solo mortifere direttive algoritmiche scandiscono la nostra vita, orientandoci verso occupazioni meccaniche e irreggimentate che cercano di colorare spente ossessioni solipsistiche. Facendoci credere di far parte. Di partecipare. Finché non si giunge ai margini. Ai confini. E scopri il vuoto. Non a caso ho utilizzato la parola Margini (2022) perché rappresenta l’indovinato titolo dell’opera prima di due ragazzi grossetani, Niccolò Falsetti alla regia, coadiuvato come co-sceneggiatore e anche attore da Francesco Turbanti, che hanno ambientato e girato il loro film, low bugdet, nella città d’origine costruendo un atipico e particolare road-movie statico, claustrofobico, in cui si gira continuamente per le strade di una città di provincia, in cerca di una via d’uscita da una realtà chiusa ed opprimente, retaggio ideale e simbolico delle mura medicee che circondano la città. Operazione nostalgia ben riuscita (la storia dei tre ragazzi protagonisti del film è ambientata soltanto nel 2008, ma sembra preistoria) perché narra di un mondo completamente svanito, di propaggini sbiadite di un’eco-sistema sociale e culturale arrivato al capolinea. Tre ragazzi di una band street punk cercano di fuoriuscire dalla piattezza della realtà in cui vivono, prima con l’occasione di andare a Bologna come supporto ad un’altra band statunitense famosa e poi, saltato il concerto, con il tentativo di portare la band proprio a Grosseto. Dopo alterne vicende i tre ragazzi riusciranno nell’intento, a scapito di grossi cambiamenti nella loro vita. Una commedia agrodolce, nella quale si intravede la dimensione esistenziale che ha interessato, nei tempi passati, molti adolescenti di provincia che tentavano di proporre visioni e proiezioni differenti. Solo con una partecipazione fattiva, una passione profonda riescono nell’impresa, nonostante le tante difficoltà. La scena finale rimanda a una dimensione malinconicamente epica che fa da contrasto e contraltare a tutta una corposa colonna sonora dedicata alla scena musicale hardcore italiana, con la canzone Se bruciasse la città di Massimo Ranieri, cantata a squarciagola da due dei protagonisti della pellicola, ritrovata per caso rimestando varie musicassette presenti nell’auto dove simbolicamente sono quasi inconsapevolmente o forse proprio perché realizzano, in quel momento epifanico finale, la consapevolezza dell’impossibilità di uscire fuori da quella realtà: sono condannati a viaggiare tra le mura della provincia. Una provincia esistenziale ed interiore. Riallacciandosi e riappropriandosi del passato, che li irretisce e li incatena, mentre uno dei componenti della band è riuscito simbolicamente a salvarsi andando via. Grossa e viva partecipazione è invece presente nell’altro film che appare come una metafora di come si possa combattere e sconfiggere anche la più feroce e violenta dittatura attraverso lo sport e il gioco di squadra: Fuga per la vittoria (1981) diretto dallo statunitense John Huston. Un cast stellare, soprattutto sotto l’aspetto calcistico oltre che attoriale, che si avvale anche della presenza di Pelè, considerato uno dei più forti giocatori di calcio di tutti i tempi. La vicenda, tratta da un evento reale verificatosi in Ucraina sotto l’occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale e già narrato in film ungherese degli anni Sessanta, viene rinarrata da Huston immaginando una sfida, in una partita di calcio, tra una selezione di giocatori, prigionieri di guerra in un campo di concentramento, che rappresenterebbe gli Alleati contro una selezione di giocatori della Germania nazista. La gara si disputerà a Parigi e dovrebbe rappresentare un atto di propaganda del regime per mettere in mostra la propria superiorità sugli Alleati: la forza di volontà dei giocatori Alleati, supportati da uno stadio stracolmo che fa il tifo per loro, li spingerà a non cedere alla facile opportunità di fuggire durante l’intervallo della partita, aiutati dai partigiani francesi, e li riporterà in campo, non solo per orgoglio, ma soprattutto per dimostrare a quel pubblico di poter rimontare un punteggio di 4 a 1, a loro sfavorevole, e poter donare almeno una speranza simbolica di poter sconfiggere l’oppressione nazista. Fuggire avrebbe sì rappresentato la loro libertà, ma avrebbe significato anche perdere a tavolino la partita e darla vinta ai nazisti. Quindi decideranno di giocare fino alla fine, riuscendo a pareggiare e a non perdere. Il pubblico li ringrazierà invadendo pacificamente il campo in un grosso empito di gioia e liberandoli lo stesso perché verranno trascinati dalla massa di persone verso l’esterno dello stadio e verso la libertà. Grande esempio di partecipazione collettiva. Reale. Concreta. Fisica. La gente che sciama felice, gioiosa e libera fuori dallo stadio parigino, abbattendo i cancelli, presidiati dai soldati nazisti che vengono facilmente superati, scena finale del film, rappresenta quasi un inno e un invito alla partecipazione collettiva per giungere alla libertà. Nel caso specifico del film. Ma che vale anche per poter raggiungere qualsiasi traguardo ci si prefigga nella vita. Partecipare fa bene al singolo e alla società tutta.

per citare questo articolo

Alfonso Sabba:

“Margini” e “Fuga per la vittoria”,

n. 27 - Partecipazione,

gennaio-aprile 2023

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Interrogare il tema posto da Orione ha una sua prima complessità: evitare l’ovvio. L’Ovvio che di per sé, nella sua generica in-significanza di affermazioni ripetute come un refrain, è l’opposto di quanto è nelle intenzioni della redazione della rivista: dare/ridare al concetto di partecipazione una centralità di significato operativo e di solidarietà.