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Un nuovo giorno sulle terre libere, immortalato da Giorgio Salvatori per Libera Terra.

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(R)Esistere per rigenerare

24 Gennaio 2022
Libera Terra nasce da un’idea ardita e allo stesso tempo lucida dell’associazione Libera, che tanto si è battuta a metà degli anni ’90 per l’approvazione della legge che permette il riuso sociale dei beni confiscati ai mafiosi.
Un nuovo giorno sulle terre libere, immortalato da Giorgio Salvatori per Libera Terra.

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(R)Esistere per rigenerare

24 Gennaio 2022
Libera Terra nasce da un’idea ardita e allo stesso tempo lucida dell’associazione Libera, che tanto si è battuta a metà degli anni ’90 per l’approvazione della legge che permette il riuso sociale dei beni confiscati ai mafiosi.

Una legge che finalmente ha consentito di dar loro nuova vita come beni comuni, non solo perché formalmente di proprietà pubblica, ma perché realmente tolti agli interessi individuali a favore e vantaggio di interessi collettivi, e, in tal senso, anche con finalità risarcitorie rispetto alle storie di sangue e soprusi da cui provengono. Libera Terra è stata un’idea ardita anche perché, all’inizio degli anni 2000, pensare di far coltivare terreni confiscati a cosa nostra, in provincia di Palermo, a giovani disoccupati del territorio non era immaginabile ai più, se si pensa a quel contesto dove, ancora oggi, il condizionamento socioculturale è forte e permea buona parte della società. Ma di certo è stata anche un’idea lucida, perché ha messo insieme socialità, coinvolgimento, partecipazione, sostenibilità, concretezza e credibilità, diventando fonte di ispirazione anche per altre iniziative sui beni confiscati. Lo scopo era dimostrare quale poteva essere la valenza e l’importanza del riuso sociale dei beni confiscati, che possono creare opportunità di rinascita di interi territori. Quando è nata la prima cooperativa sociale per iniziativa di Libera, con la collaborazione di enti locali e prefettura, nell’Alto Belice Corleonese, non era del tutto chiaro quello che sarebbe successo, e se questa nuova cooperativa sarebbe stata in grado, non tanto di cambiare il mondo circostante, quanto di esistere e resistere. Quella prima cooperativa sociale intestata a Placido Rizzotto, giovane sindacalista corleonese ucciso nel 1948 per il suo impegno a fianco dei braccianti contro i gabellotti mafiosi, nasceva con un carico di speranze e di fiducia probabilmente troppo grande per quello che effettivamente e realisticamente poteva fare con le poche risorse a disposizione e le tante difficoltà tipiche di tutti i pionieri, soprattutto in un contesto locale diffidente e restio. La memoria di Placido, che è la memoria di quel territorio, di quelle terre, tornava attuale e viva nella nuova sfida di essere credibili e portatori di una alternativa concreta per quelle comunità. In quella primissima fase, la cosa più importante era che la cooperativa ci fosse. Esserci, allora come ora, era un messaggio per il territorio e l’Italia intera che era possibile qualcosa di diverso da quello a cui tutti eravamo ormai abituati. Esserci, e continuare a esserci, a resistere, era l’impegno principale. Un impegno che apriva prospettive nuove e dimostrava la possibilità dei singoli di scegliere: se esiste un altro modo di lavorare e vivere, di conseguenza, ciascuno ha la responsabilità della scelta di cosa vuole fare ed essere nella vita. Esserci significava anche occupare in modo diverso quegli spazi (fisici e non) precedentemente utilizzati da altri per affermare il loro potere con gli strumenti del sopruso e della sopraffazione. E questo esserci era permeato, già dal primo giorno, dei valori e dei principi da cui nasceva: rispetto delle persone, quindi del lavoro e dei suoi diritti, ma anche rispetto del territorio e dell’ambiente. Da ciò la scelta di adottare da subito il metodo di coltivazione biologico, ritenuto, coerentemente con i principi ispiratori, l’unica possibilità di lavorare terre di proprietà pubblica preservandole da ogni tipo di depauperamento o danneggiamento. L’investimento su questo progetto pieno di tante aspettative non è stato tutto in carico ai soci della cooperativa stessa o all’associazione Libera. In tanti hanno deciso di investire, con le loro possibilità, competenze ed esperienze, passioni e intelligenze, diventando in senso lato soci di una “impresa” nuova e impegnativa i cui confini andavano al di là di quelli fisici legati alla pura estensione di quei primi terreni assegnati. E competenze ed esperienze erano indispensabili per avviare le attività di impresa sociale che, a partire da quelle terre, avrebbe realizzato prodotti biologici di alta qualità da commercializzare in tutta Italia, e non solo. Prodotti che avrebbero dovuto incuriosire per la storia narrata nelle etichette, ma che avrebbero dovuto allo stesso tempo essere strumenti di sostenibilità economica per queste realtà che vogliono essere concrete e credibili nei loro territori in virtù del ruolo sociale che rivestono. Abbiamo sempre inteso l’impresa come strumento, potentissimo, per raggiungere i nostri obiettivi di interesse collettivo e generale, e farlo in modo concreto e tangibile. E crediamo, da imprenditori cooperativi, che il modo migliore per gestire un’impresa sia quello di guardare alle scelte quotidiane con un’ottica di lungo periodo, con un approccio sostenibile e teso a creare valore condiviso. Lo diceva Aristotele più di 2000 anni fa, quando parlava di economia, lo dice più recentemente Michael Porter parlando di approccio Shared Value. Al di là delle finalità di un’impresa – di lucro o, come nel caso delle nostre cooperative, non di lucro – l’approccio sostenibile, da un punto di vista sociale, economico, ambientale, culturale, alla gestione è l’approccio per noi corretto per fare impresa di successo. Un successo che ha come protagonista il cibo, i nostri prodotti. Libera Terra offre concretamente la possibilità di consumare un pasto completo, all’insegna della normalità, con prodotti che cercano di raccontare le tradizioni e la bellezza dei territori dove operiamo. Un pranzo normale, perché la legalità, il rispetto delle regole e quindi delle persone, dovrebbe essere la norma e non qualcosa di straordinario. Con grande orgoglio e passione, ogni prodotto Libera Terra cerca sempre di raccontare i sapori e i saperi delle nostre terre. Per cui è fondamentale che sia piena espressione della tradizione enogastronomica dei luoghi dove operano le nostre cooperative. Luoghi preziosi, paesaggi bellissimi, storie di uomini, di donne e di tante generazioni devono poter rivivere nuova vita, devono essere vissuti e diffusi solo per le loro immense qualità, senza scorciatoie, senza illegalità, senza mai abbandonare il rispetto, il piacere e il dono dell’accoglienza che sono alla base della nostra mediterraneità. Il rilancio delle nostre terre passa dalla passione di quanti con il loro lavoro vedono nel cibo giusto e sostenibile un modo per nutrire un percorso di cambiamento, capace di alimentare il corpo ma anche l’anima infondendo e diffondendo quella stessa passione a chi vuole condividerla. La rete di Libera, fatta di gruppi e associazioni e scuole, ha consentito che si tenesse alta l’attenzione su quanto stava accadendo, informando e stimolando il territorio rispetto alla posizione che intendeva prendere. È stata presente nelle diverse modalità possibili, dalle manifestazioni, ai progetti educativi, alla divulgazione, alla tutela dagli attacchi di vario tipo che intendevano minare la forza e la prospettiva di questo progetto. Allo stesso tempo, gli enti pubblici e le istituzioni hanno saputo comprendere quanto determinante fosse il loro ruolo e quanto importante può essere la collaborazione con il privato sociale per rendere più incisivo il loro operare. Il movimento cooperativo è stato presente in ogni fase di questa storia, che è andata crescendo nel tempo sia in termini quantitativi che qualitativi. Lo ha fatto non in maniera paternalistica, ma offrendo opportunità di impresa e di crescita professionale e stimolando un percorso serio e credibile basato sui principi e i valori cooperativi. Determinante in tal senso è stata la costituzione dell’Agenzia Cooperare con Libera Terra, un’associazione di cooperative di tutta Italia nata per mettere a disposizione le proprie competenze a supporto della crescita professionale dei soci delle cooperative di Libera Terra. Una partnership fondamentale se si pensa che una delle caratteristiche principali delle cooperative nate per bando pubblico è quella di selezionare tra giovani disoccupati i futuri soci che le gestiranno. La strada dura e impegnativa percorsa da questo gruppo multi-stakeholders in quegli anni ha tracciato un nuovo solco caratterizzato dalla presenza di un’azione unita e sinergica dei singoli soggetti coinvolti. E non è semplice che un assetto del genere si venga a creare. Quel percorso avviato nella provincia di Palermo è stato poi realizzato in altre provincie siciliane e in altre regioni, come la Calabria, la Campania e la Puglia, e si è andato rafforzando via via, affrontando le difficilissime fasi iniziali di ogni nuova esperienza, e portando le cooperative sociali a gestire complessivamente oggi più di mille ettari di terreni agricoli confiscati alle mafie. Oggi sono nove le cooperative sociali di tipo B aderenti a Libera Terra che rispettano il disciplinare del marchio, approvato dall’associazione Libera, contenente i requisiti per i prodotti, ma soprattutto per i soggetti che intendono utilizzarlo. Libera Terra e il suo percorso di crescita rappresentano un cammino all’insegna di un’identità cooperativa che si declina in termini di responsabilità sociale nei confronti delle comunità in cui opera. Un approccio orientato al benessere delle persone e dei territori a partire dal dare valore a beni comuni, quali quelli confiscati. Un percorso che si sostanzia grazie all’incessante tensione a diventare delle aziende cooperative sempre più efficienti, capaci di produrre delle materie prime biologiche di indiscussa qualità. Una ricerca continua, quasi ossessiva, al miglioramento per affrontare le sfide che il lavoro quotidiano pone, con l’unico obbiettivo di essere all’altezza della mission per cui si è nati. Da questa ferma consapevolezza nel 2008 è nato, per volere delle stesse cooperative, il Consorzio Libera Terra Mediterraneo, cooperativa sociale di secondo livello, con l’obiettivo di mettere a fattor comune le attività agricole e di affrontare il mercato in maniera unitaria ed efficace. Attraverso questa nuova realtà, si persegue l’essenza della mission di Libera Terra, con la creazione e la messa in commercio di prodotti con un rapporto valore-prezzo che vuole diventare tra i migliori in assoluto, perché la commercializzazione dei prodotti sia realmente strumento per ridare dignità a terre, territori e persone valorizzandone le specificità, le passioni e le professionalità. L’esperienza di Libera Terra, i suoi attori, la sua maturazione dimostrano che si può fare impresa in modo competitivo, professionale e serio senza mai sacrificare i valori legati al benessere della propria comunità. Un’impresa non rapace, ma responsabile e attenta alla qualità dei processi che determina nei territori in cui opera. Tutto questo declina nel migliore dei modi quella che è la sua identità cooperativa, ma rende il suo modello replicabile anche per chi non appartiene a questo mondo, perché ogni “impresa”, privata o collettiva, non dovrebbe mai fare a meno di dare valore al suo territorio e alle persone che vi risiedono. 

per citare questo articolo

Libera Terra:

(R)Esistere per rigenerare,

n. 24 - Resistenze,

gennaio-aprile 2022

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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