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Un piatto tipico della tradizione campana

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Il valore simbolico del cibo

2 Agosto 2021
“La città è obesa perché ha sempre fame”. Questa frase, tratta dal racconto Cronache della città obesa di Maurizio de Giovanni, ci catapulta immediatamente nell’argomento di questo articolo.
Un piatto tipico della tradizione campana

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Il valore simbolico del cibo

2 Agosto 2021
“La città è obesa perché ha sempre fame”. Questa frase, tratta dal racconto Cronache della città obesa di Maurizio de Giovanni, ci catapulta immediatamente nell’argomento di questo articolo.

Il cibo, nell’ultimo decennio, ha invaso le vite di tutti, esponendoci a una serie di messaggi che ossessivamente ci ricordano quanto è fondamentale mangiare bene, naturale e in maniera consapevole. Sembra perciò un paradosso pensare a una città obesa. Di certo, questo aggettivo qualificativo, obesa, richiama i disturbi alimentari che riguardano sempre più persone. Negli ultimi quindici mesi, tale disagio si è diffuso di più tra i giovani che, a causa della pandemia e del conseguente lockdown, si sono ritrovati reclusi in casa, annoiati da una vita trasferitasi totalmente online, tra un collegamento, una pausa sul divano, una merenda ipercalorica, un’inappetenza. D’altronde, la fame è il primo istinto del neonato che, appena superato lo shock dopo la fuoriuscita dal ventre materno, sa che per continuare a vivere ha bisogno di alimentarsi. Osservando i primi atti di vita di un nuovo essere, si partecipa a uno dei misteri dell’umanità. Infatti, l’attaccamento alla madre nasce nel momento in cui il piccolo comprende che lei, almeno nei primi anni di vita, sarà in grado di sopperire ai suoi bisogni fisiologici ed emozionali. Per madre, non si intende esclusivamente la genitrice, ma chiunque riesca ad assecondare le richieste del bambino. Infatti, la Teoria dell’attaccamento di Bowlby evidenzia che, con il passare dei mesi, il bambino sceglie consapevolmente la figura a cui attaccarsi non solo per riceverne cibo, ma supporto e serenità. Di cibo si può scrivere di tutto e di più. Le pubblicazioni di genere proliferano perché tutti pensano di poter esprimere la propria opinione sull’argomento e ognuno prima o poi si trova a essere preparatore di vivande. Il senso comune insegna che se si cucina senza pensare a qualcuno si sta solo preparando da mangiare. Al di là delle funzioni biologiche del cibo, necessario alla nostra sopravvivenza, non meno importante è il suo valore simbolico. Il cibo richiama l’opulenza, la ricchezza, il lusso, la sensualità. Basta pensare alle immagini di vita quotidiana dell’Impero romano che si possono ammirare anche agli scavi archeologici di Pompei. Un invito a pranzo o a cena, che può presentarsi come una semplice cortesia, rivela molto di più. Non a caso a tavola o al bar, qualche volta, si sono decisi i destini delle Nazioni. Ideare il menu giusto da far degustare al proprio ospite non è semplice. Bisogna essere ospitali, ma non invadenti, evitare gaffe. Le pietanze, i vini, i dolci, la mise en place rivelano indirettamente l’affetto e la stima che si nutrono nei confronti di chi divide la tavola con noi. Invece, ci si preoccupa di più quando si riceve l’invito da una persona con cui si intrattengono meri rapporti formali. Ancora ci vengono in aiuto le parole di Maurizio de Giovanni nel racconto Le beffe della cena. “Un fantasma si aggira per l’Europa. Anche per le Americhe, a essere sinceri. Si aggira famelico e subdolo, e si annida indifferentemente nell’ombra di sordidi bar di periferia e nel foyer di raffinati teatri del centro: è l’invito. Qualcosa di orrendo e ingannevole, che affonda le radici nell’istinto distruttivo della belva e che si veste di un falso aspetto di benevolenza sociale”. A chi non è capitato di accettare una situazione imbarazzante per codardia, condannandosi a una delle serate più terrificanti della propria vita, scandita da invitati con un’acuta sindrome di Peter Pan, un buffet difficile da degustare e da consumare rigorosamente in piedi! Questi esempi confermano l’importanza politica che si nasconde dietro la scelta di un ingrediente, un piatto, una tovaglia, un fiore perché è un’ulteriore forma di comunicazione. Un altro momento simbolico che può dirci tanto sul modo di autorappresentarsi e sulla concezione del mondo di ognuno è il rapporto col bar. È ingenuo e sbrigativo considerarlo come il luogo dei perditempo, deputato al consumo veloce di un caffè o di uno snack. Il bar è uno dei punti privilegiati di osservazione sul mondo. Provate a spostare di qualche minuto il vostro caffè mattutino e vi troverete in compagnia di persone totalmente diverse da quelle che di solito condividono quei cinque minuti con voi. Non ci credete? Qualche decennio fa, anche Goliarda Sapienza, scrisse Elogio del bar per riflettere sul ruolo, a volte sottovalutato, di questi punti di ristoro, che spesso sono stati uffici indiretti di scrittori, giornalisti, musicisti, i quali trovavano lì la loro fonte di ispirazione. E ancora Raffale La Capria e Umberto Silva che, in attesa del bicchiere di Martini nelle loro domeniche romane, conversavano di argomenti leggeri e scherzosi, pieni di intelligenza che poi sono stati raccolti nel libello Al bar. Si potrebbe continuare a scrivere per ore e ci si dimenticherebbe di qualcosa e di qualcuno. Giunti alla fine di questa riflessione sul cibo e la sua semantica, credo che si possa sostenere l’ampia portata rivoluzionaria che vi si associa. Attraverso un ortaggio, un frutto, un ingrediente, si può valorizzare un territorio per parlarne in maniera positiva. Avviene da anni, anche se è più semplice denigrare. Basta qualche nome: Silvia Chirico, Enzo Crivella, Alfonso Pepe, Maria Rina, Giovanna Voria, artigiani del buono, che, attraverso i prodotti da loro realizzati, hanno fatto conoscere ovunque le potenzialità dei territori di riferimento: Ascea, Sapri, Pagani e Sant’Egidio del Monte Albino, Policastro, Cicerale. La strada da percorrere è ancora lunga, ma il tragitto è segnato. Chi sarà il prossimo?

BIBLIOGRAFIA

per citare questo articolo

Annunziata Gargano:

Il valore simbolico del cibo,

n. 23 - Nutrimento,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Un’intima intervista con la chef stellata Rosanna Marziale. Con lei parlare di cibo significa parlare di poesia, emozioni, sentimenti, legami. L’obiettivo della sua cucina è quello di nutrire secondo materie prime di indiscussa qualità senza dimenticare il modo, la forma e i tempi in cui proporre piatti che diventino momenti di vita da ricordare.