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Giardino Ildebrando milano di cava de' tirreni

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Il Giardino delle Biodiversità Ildebrando Milano

10 Luglio 2019
In un luogo in cui l’occhio si posava solo di rado, tra i pilastri di un ponte incompiuto, come statue Moai erette sul dorso di una “pregiata” collinetta cavese, allo sguardo vigile del campanile della chiesa di San Nicola e all’ombra di una grande quercia, germoglia il Giardino delle Biodiversità Ildebrando Milano.

Dirigente Medico responsabile Centro Diurno Cava de’ Tirreni, UO Salute Mentale Cava de’ Tirreni-Costa d’Amalfi DSM ASL Salerno

Giardino Ildebrando milano di cava de' tirreni

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Il Giardino delle Biodiversità Ildebrando Milano

10 Luglio 2019
In un luogo in cui l’occhio si posava solo di rado, tra i pilastri di un ponte incompiuto, come statue Moai erette sul dorso di una “pregiata” collinetta cavese, allo sguardo vigile del campanile della chiesa di San Nicola e all’ombra di una grande quercia, germoglia il Giardino delle Biodiversità Ildebrando Milano.

È qui che la Terra si riappropria della sua voce universale, laddove l’incuria dell’uomo aveva consegnato il luogo a diventare ricettacolo impraticabile di rifiuti e di scarti dell’edilizia sversati indebitamente nel corso degli anni. Gea generatrice racconta di equilibrio e bellezza, di armonie, luci e profumi che sono scanditi ciclicamente dalla ruota del tempo. Ispirati dal divenire naturale, noi operatori dell’Unità Operativa di Salute Mentale (UOSM) di Cava de’ Tirreni-Costa d’Amalfi dell’ASL, Salerno abbiamo avvicinato gli utenti afferenti ai servizi alla scansione dei ritmi naturali e alle istanze cicliche che Gea fornisce, mettendo a dimora piante della flora della valle metelliana, presenti già nei rilievi botanici rinvenuti nella biblioteca della Abbazia della S.S. Trinità e curati dal monaco benedettino Ildebrando Milano. L’obiettivo è stato quello di destinarlo ad attività riabilitative e di inclusione sociale a favore degli utenti delle strutture sanitarie attigue, la Struttura Residenziale “Villa Agnetti” e il Centro Diurno di riabilitazione di Cava de’ Tirreni, restituendo tale terreno incolto e degradato alla socialità e alla fruizione comunitaria di un’oasi urbana verdeggiante. A partire dalle suggestioni di Padre Ildebrando abbiamo realizzato il giardino con le sue aiuole di piante aromatiche e officinali. Diventato ormai anziano e ipovedente, nelle ultime pagine degli otto tomi che illustrano accuratamente ogni specie botanica della zona con riproduzioni dipinte a mano, Padre Ildebrando consegna umilmente il suo lascito ideale che ha ispirato il nostro lavoro: «…feci questo lavoro, che restò incompleto per deficienza di vista. Se ci fosse anima benevola amante di tale scienza ed in essa versato potrebbe sfogliare il mio erbario e supplire con piante officinali da me rinvenute in codesta montagna…». Il giardino che dietro concessione dell’allora Abate Padre don Benedetto Chianetta, è stato debitamente intitolato al monaco erborista e ha visto il suo nascere nell’estate del 2011 — anno di celebrazione del Millenario della fondazione dell’Abbazia benedettina, grazie al concorso concreto e competente dell’ampio e composito partenariato filantropico di soggetti istituzionali e associativi, rappresentato dall’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Cava de’ Tirreni, da Coldiretti Salerno, con le sue aziende agricole e i vivai associati, da PromoVerde Campania, dalla Cattedra di Botanica Farmaceutica dell’Università degli Studi di Salerno, da Legambiente Campania, dal Comune di Cava de’ Tirreni. Hanno via via arricchito e abbellito il contesto gli arredi da giardino, le recinzioni e la pergola di castagno, i muretti di contenimento in pietra dei gradoni e le ulteriori piante autoctone, in virtù del prezioso contributo solidale delle donazioni liberali da parte sia di soggetti privati che di aziende locali, che hanno reso l’ambiente più gradevole e godibile, alimentato dalla cura e dedizione quotidiana delle persone che afferiscono al Centro, affiancate dal lavoro assiduo dei volontari dell’Associazione dei familiari Casa Mia – Dopodinoi. In un secondo momento abbiamo aggiunto alla collezione piante perenni da fiore e delle bulbose, sia primaverili che a fioritura estivo-autunnale, al fine di sensibilizzare gli utenti-giardinieri o visitatori ai cicli vitali del mondo vegetale: cure, crescita, riproduzione, messa a dimora, lavoro del terreno. Inaspettate sono state le risonanze emotive alle scansioni dei ritmi della terra, poiché inevitabilmente emergevano rimandi al tema del fluire, dell’armonia, della puntualità con equilibrio e pazienza: ogni pianta rispetta la sua promessa ed esprime la propria danza dando foglie, fiori e frutti a tempo debito, risuonando di colori, fragranze talvolta toccanti e speziate tali da riscrivere l’esperienza umana, l’umano che è in noi, nel ciclo dell’accadere, nella pancronia. Lo spazio vissuto nel giardino è uno spazio di aggregazione e socializzazione, di diadromie e circolarità, il canto degli uccelli, le brezze primaverili o i fiori che per primi lacerano la coltre gelida dell’inverno con le loro gamme cromatiche in successione e le scie olfattive sollecitano i cinque sensi e la curiosità, invogliano ad accostarsi allo spazio che è in continua evoluzione, uno spazio, dunque, che promette certezza e rassicura con puntualità. Di recente abbiamo realizzato una vasca-laghetto in una delle tre aiuole fiorite del giardino, i nostri utenti curano le piante acquatiche ossigenanti, galleggianti e di fondale a foglie e fiori emersi, per riequilibrare e arricchire l’ecosistema e anche in maniera da garantire la sopravvivenza e la tutela delle specie anfibie autoctone — specie, tuttavia, minacciate in gran parte dei territori italiani ed esteri per via degli inquinanti ambientali. Utilizziamo il giardino per le attività all’aperto del centro di salute mentale, per manifestazioni e gruppi esperienziali, per la ricerca di piante spontanee utilizzate dalla tradizione culinaria locale (come ad esempio il mallone); non mancano momenti ricreativi. A volte il giardino diventa spazio per spettacoli ed eventi culturali pubblici, anche favorendo l’interazione con gli enti educativi e gli istituti scolastici del territorio, soprattutto nei mesi dell’anno in cui è piacevole sentirsi a contatto più intimo con il mondo del naturale. Rimane centrale il significato che assume il giardino in termini di medicina o cura dell’anima, secondo la formula socratica therapeía tês psychês: la pratica del giardinaggio disciplina e richiama atteggiamenti coerenti dell’Io, ma smuove anche la coscienza profonda e favorisce la crescita spirituale e la concentrazione sul presente, promuove ancora l’attesa, la fiducia, il sentimento di partecipazione attiva attraverso le azioni sapienti da realizzare con la coerenza, la costanza e la puntualità di cui necessita la cura delle piante viventi, organismi che richiamano specularmente la cura delle espressioni e dei luoghi di rappresentazione del Sé. I giardini vengono associati naturalmente alla calma, al silenzio, alla serenità, al dialogo interno, ma anche all’umiltà, alla pazienza, alla semplicità e alla gratuità, ingredienti che richiamano il benessere, il piacere sensoriale e il rilassamento mentale e offrono gratificazioni morali e spirituali: la relazione arcana con una forma di bellezza esteriore come quella di un ambiente verde ordinato aiuta a ristabilire un contatto rassicurante con il proprio mondo interiore che può riceverne un lenitivo, ma recuperarne anche l’esperienza soggettiva rigenerante e paradisiaca della connessione unica e peculiare con le dimensioni immaginative universali e collettive dell’umano esistere.

BIBLIOGRAFIA

Santiago Beruete: Giardinosofia. Una storia filosofica del giardino — Ponte alle Grazie —2018

Eugenio Borgna: Noi siamo un colloquio, gli orizzonti della conoscenza e della cura in Psichiatria — Feltrinelli —2000

Eugenio Borgna: L’Arcobaleno sul ruscello — Raffaello Cortina Editore — 2018

Alfredo Cattabiani: Erbario, dialogo sulle piante e sui fiori simbolici — Rusconi — 1985

Alfredo Cattabiani: Florario, leggende e simboli di fiori e piante — Mondadori — 1986

Carl Gustav Jung: L’uomo e i suoi simboli — Raffaello Cortina Editore — 1996

Carl Gustav Jung: Psicologia e Alchimia. Opere Vol.12 — Bollati Boringhieri — 1995

Paolo Pejrone: La pazienza del giardiniere — Einaudi —  2011

Sergio Piro: Tecniche della liberazione, una dialettica del disagio umano — Feltrinelli — 1971

Sergio Piro: Trattato sulla Psichiatria e le scienze umane — Idelson — 1986

Sergio Piro: Introduzione alle Antropologie Trasformazionali — Città del sole — 1997

per citare questo articolo

Alfredo Bisogno, Claudio Ardia:

Il Giardino delle Biodiversità Ildebrando Milano,

n. 17 - Madre terra,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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Pensare alla madre terra senza pensare a mia madre mi riesce difficile. L’Irpinia d’Oriente è la mia terra e quella di Franco Arminio, poeta e paesologo che Orione ha già intervistato nel numero sulla letteratura. Le terre dell’osso, come le definiva Manlio Rossi Doria, nutrono la parola e l’impegno del poeta che invita le persone, negli incontri che realizza in tutto

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«Nel possesso della terra [i mafiosi] continuano a vedere un segno di prestigio, quel “quarto di nobiltà” acquisito quando, al tramonto dell’epoca rurale, smisero di gestire i latifondi per conto dell’aristocrazia terriera per diventare a loro volta possidenti».[1] Dunque la terra (e il suo possesso) era, e resta, per le mafie,