L’ecologia oggi non deve più essere la scienza che ricerca soluzioni parcellizzate, quanto un progetto epistemico volto a riconsiderare il nostro modo di relazionarci al mondo. È questo l’aspetto olistico dell’ecologia delle idee: la mente individuale è solo un sottosistema del sistema biologico che connette tutti gli esseri viventi e che possiede le caratteristiche di un sistema cibernetico. (Gregory Bateson) È necessario costruire un ponte tra uomo e natura che non legga la relazione come semplice interazione tra due mondi, ma piuttosto come una coappartenenza significante o interdipendenza, grazie a cui l’uomo comprenda la sua natura sistemica. A tal fine, occorre sviluppare uno stato di consapevolezza che consenta all’uomo di spostarsi dalla posizione autocrate, ossia dotato di potere assoluto su un mondo fatto di fisica e chimica, a quella di una mente ecologicamente orientata, che generi una nuova visione di se stesso nel mondo. Necessitiamo di un’intelligenza che solleciti costantemente una riflessione su noi stessi e su tutto ciò con cui siamo in relazione. Ad esempio, Howard Gardner sottolinea la necessità di allenare un nono tipo di Intelligenza, l’Intelligenza esistenziale, che concerne la capacità di saper riflettere sulle tematiche fondamentali della nostra esistenza e la propensione al ragionamento astratto per categorie concettuali universali. Io parlo di self awareness, ossia del percorso di autoconsapevolezza centrale per la nostra vita che si acquisisce attraverso una formazione continua e permanente. Oggi abbiamo tutte le condizioni per comprendere che ciò che può fare davvero la differenza nella nostra svolta evolutiva, nella nostra relazione con il pianeta è una presa di responsabilità e questa presa di responsabilità deve essere nella direzione dell’innovazione, della creatività e, soprattutto, della consapevolezza del nostro ruolo nel mondo. È proprio questa consapevolezza a consentirci di sviluppare soluzioni creative e, quindi, una qualità di vita che guarda verso la nostra evoluzione possibile, nel pieno rispetto dell’ecosistema. Generare un nuovo paradigma parte da questa domanda: Cos’è l’uomo? Chi siamo noi? L’umanità è la specie apice di questo pianeta perché unica specie in grado di produrre astrazione, evocare scenari futuri, guardare avanti al di là di se stessa e per questo compiere azioni che vanno al di là della propria vita. Proprio per questo dobbiamo sviluppare una nuova sensibilità: fino a ieri abbiamo immaginato di poter essere i dominatori incontrastati, gli utilizzatori, gli sfruttatori di questo spazio che ci contiene e ci sostiene. Oggi, dobbiamo divenire consapevoli che tutto questo è finito. Basti pensare, ad esempio, al dato secondo cui l’Italia abbia già esaurito tutto il suo bacino di risorse sostenibili per il 2019, che la terra è in grado di rigenerare in un anno di vita — Overshoot day. Questo giorno è stato il 15 maggio 2019, cinque giorni dopo quello della media dei Paesi dell’Unione Europea, e circa due mesi e mezzo prima di quello ufficiale dell’intero Pianeta, che lo scorso anno è caduto il primo agosto. Il tassametro dei nostri giorni sta scorrendo e questo è terribilmente grave perché noi non siamo attenti a noi stessi. Essere consapevoli significa, allora, essere in grado di parlare a noi stessi in modo ecologico ed ecosostenibile. Noi diveniamo delle menti ecologiche orientate quando abbiamo costruito per noi e in noi una narrazione orientante che ci consenta di agire intenzionalmente portando attenzione allo spazio intorno. Questo spazio comprende anche la relazione con il nostro prossimo: coloro che sono intorno a noi sono parte stessa di noi. Il passaggio dall’io al noi avviene quando comprendo la necessità di continuare a formarmi senza mai fermarmi per manifestare le capacità che mi rendono unico, come sensibilità, entusiasmo, energia, in grado di farmi vedere l’altro non come un nemico, ma come il mio tessuto neurale espanso, cioè colui che ha quel sapere, quella soluzione, quell’intuizione che a volte a me manca e che, condivisa, mi rende più ricco in quanto parte di un insieme. Quindi, lo sviluppo è trovare la nostra vera misura di relazione. La crescita si genera dal confronto con uno spazio più ampio e complesso (dall’autocrate alla mente ecologica), che in questo caso è confrontarsi con domande più ampie e complesse che ci guidino a rispettare anche il mondo intorno a noi. Infine, l’ultimo passaggio è l’evoluzione, ovvero lasciare la posizione che fino ad oggi abbiamo occupato, ossia lasciare la posizione di coloro che hanno il potere di sfruttare l’ambiente in cui sono per entrare in un’altra relazione che nasce dalla comprensione dell’essere parte piena di quest’ambiente stesso. La formazione continua è necessaria ai singoli individui come alle aziende proprio perché la parola chiave del nostro futuro è innovability: unisce i termini inglesi di innovazione -— innovation —, la formazione permanente che nutre un pensiero creativo e sostenibilità — sustainability —, ossia il passaggio dall’io al noi, in relazione costante con l’altro da noi. Questa parola chiave deve incontrare la dimensione di un uomo sferico, in grado di produrre un’economia sferica. L’impegno di ogni azienda deve essere quello di contribuire a un mondo che offre un futuro sostenibile, con una migliore qualità della vita per tutti i campi di manifestazione della vita stessa. Colui che desidera svilupparsi, crescere, evolvere, ha bisogno di una nuova consapevolezza. È necessario quindi un processo di life long learning and life wide education, poiché senza la formazione il passaggio alla sostenibilità non può che essere disagevole e lento.