Questi antichi testi riconoscono la terra argillosa e la sua lavorazione come metafora della nascita dell’uomo e con esso del mondo intero. Mater dell’Universo è l’arte ceramica, non solo originaria fonte della creatività ma anche della Creazione in assoluto. Ce lo conferma nei suoi tre millenni di civiltà l’Alto Egitto con un Dio che è creatore – vasaio: Khnum, che venne ritratto con la testa di Ariete, le carni di colore blu e due piume che svettavano dalla sua testa. Un inno inciso sul tempio di Esna celebra l’artigiano divino: ha modellato sul tornio gli dei e gli uomini, ha foggiato gli animali grandi e piccini, ha creato gli uccelli insieme con i pesci, ha fatto i maschi riproduttori, ha messo al mondo il genere delle femmine, ha organizzato il flusso del sangue nelle ossa, plasmando a forza di braccia nel suo laboratorio. È la vita stessa e l’universo che emerge dall’argilla e di essa è impastato fin dalle origini. E in tutte le civiltà che si sono affidate all’archeologia i reperti ceramici insieme ad altri materiali hanno costituito un supporto, uno strumento per riuscire a risalire alle stratificazioni di ere e con esse di modi d’essere sociali, usanze, rituali, mitologie e tradizioni.
Pandora: dalla tradizione all’attualità
C’è un’altra tradizione storica e religiosa che parte dalle remote civiltà dei Galli e dei Celti, attraversando le genti latine per giungere fino alla nostra età tecnologica: è quella delle Matres donatrici dei frutti della terra; la loro raffigurazione reiterata è una fisionomia giunonica di divinità seduta su grandi troni con la sua prole. Non sono solo donne feconde ma immagini dell’essere che si rigenera, della terra che germoglia, l’accoglienza di un vaso che avvolge, l’interno di un luogo in cui ci si rifugia dai pericoli dell’esterno. È guarigione, è fluire dell’acqua che lava e rigenera. È Cibele, divinità ctonia che domina le forze incontrollabili. Venerata nei boschi, nelle grotte e presso i fiumi accoglie, protegge, guarisce. A queste Matres che divennero presso i Latini Mater matute, si ispira l’Associazione Pandora Artiste Ceramiste e riconosce che la ceramica è madre di tutte le arti, riconosce questa qualità femminile del creare e dell’accogliere, segno di una civiltà progredita in cui dal vaso non escono più i malefici del cosmo come si attribuiva alla figura mitica greca ma la capacità di generare arte radicata nell’arcaico ma protesa al futuro. «Cava de’ Tirreni si fa terra accogliente, rete, produce osmosi fra tradizioni locali ed innovazioni che dall’Occidente si spingono fino all’Oriente producendo proficue trasformazioni, forse la nascita di un mondo nuovo e più creativo», afferma la presidente dell’Associazione Pandora Annarita Fasano. La terra ha il potere di unire con l’esperienza primigenia alla Grande Madre, dea primordiale della Natura, presente in quasi tutte le mitologie. Il femminile diviene mediatore tra l’umano e il divino, fonte divina di ogni nascita, dà e sostiene la vita; è a Lei che la vita ritorna per rinascere come nei cicli della vegetazione. La Dea è, in tutte le sue manifestazioni, il simbolo dell’unità di tutte le forme esistenti in natura. L’Associazione Pandora Artiste Ceramiste si radica in tale tradizione ma da tali radici vuole anche attualizzarsi, rinnovarsi. Opera da anni con successo sul territorio nazionale con mostre, eventi, progetti, formazione e promozione per valorizzare con il suo impegno culturale, artistico e sociale la forza dell’universo femminile. Questo percorso comune di donne ha dato origine a un progetto significativo e inedito di promozione e diffusione dell’arte ceramica che si sta diffondendo sul tutto il territorio non solo campano ma anche nazionale ed europeo. L’Associazione Pandora Artiste Ceramiste è stata definita un gruppo in versione 2.0, le cui protagoniste unite dal desiderio di collaborare e del fare insieme, riscoprono la virtù dell’ascolto reciproco condividendo progetti, intenzioni, obiettivi. Suo obiettivo primario è sempre quello di creare un lavoro unico e collaborativo, interrelazionale affiancato a quello singolo di ognuna delle partecipanti. È da questo doppio binario che nasce la particolarità della creatività condivisa del gruppo Pandora. Così anche per la mostra di Bruxelles, nel 2015, Pandora: Donne di terra, donne di fuoco, le artiste – ceramiste hanno preparato un’opera corale, creata per essere donata al Parlamento Europeo. Alla realizzazione ha partecipato anche da un gruppo di ragazzi diversamente abili dai 18 ai 24 anni, appartenenti al progetto Pandora Ability, seguiti dall’associazione con laboratori attivi di volontariato per il loro avviamento e l’inserimento nel mondo del lavoro. Un insieme di esperienze e di storie che emergono dal vissuto di ciascuna donna o di ciascun ragazzo ma anche dal patrimonio territoriale che rende il nostro Sud, la nostra terra, un riferimento, una meta turistica d’eccellenza nel resto del mondo. L’argilla è una materia che possiede un grande potere evocativo, attinge ai miti della creazione e ai quattro elementi naturali. Composta da terra, acqua, aria e fuoco. Terra silenziosa che si lascia modellare a occhi chiusi e permette al corpo di parlare attraverso le mani. E difatti tutte le ultime esperienze didattiche in Italia e altrove confermano che plasmare l’argilla non è solo un modo per liberare il quid creativo ma anche una meravigliosa maniera per liberare i fantasmi interiori che affollano la mente. L’argilla è dolcemente accogliente, si lascia manipolare, libera emozioni e positività. I suoi tempi sono fluidi, slow, rilassanti, contro la frenesia e la velocità del quotidiano. Quella lentezza dai ritmi umani di cui Milan Kundera ha scritto una vera apologia. L’argilla diventa anche arte terapia perché la stessa terra è materia viva, facilita il contatto, acconsente alla forma e la suggerisce, sollecita il dialogo interno e la relazione con l’altro, predispone alla narrazione e alla comprensione delle forme che offre nella risonanza con la propria interiorità. Incontrarsi, fare lavoro di gruppo e manipolare quella magica e duttile materia ha cambiato la vita a molte delle donne Pandora e a molti dei miei ragazzi di Pandora Ability, ha costituito quel potente farmaco non chimico per ritrovare la voglia di esserci, di accettarsi e credere profondamente in sé stessi. Miracoli che può compiere solo la creatività guaritrice dell’arte.
