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Leggere tanto per parlare e scrivere meglio

23 Aprile 2019
C’era una volta un lupo nero… oggi il lupo c’è ancora, ma vuole “fare l’artista”. Così, anche il più temibile personaggio delle favole ha subito un restyling e vuole entrare tra i buoni.

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Leggere tanto per parlare e scrivere meglio

23 Aprile 2019
C’era una volta un lupo nero… oggi il lupo c’è ancora, ma vuole “fare l’artista”. Così, anche il più temibile personaggio delle favole ha subito un restyling e vuole entrare tra i buoni.

Al punto che, nella fantasia di Orianne Lallemand ed Élénore Thuillier, fa mille tentativi per cambiare colore e trovarne uno più vivace. Verde, rosso, blu, per poi scoprire che in fondo il suo colore non è così male e che lupo non deve per forza voler dire malvagio o famelico, ma anche semplicemente lupo, un essere vivente con il bello e il brutto. Mentre davanti allo specchio impara ad accettarsi, insegna anche a noi qualcosa, e cioè che le parole possono avere tante sfumature di senso, sta a noi trovare quella giusta per il messaggio che vogliamo comunicare. E se nella nuova accezione della serie pubblicata in Italia da Gribaudo lupo non è il solito cattivone, ma un tipo buffo alla ricerca della propria identità, allora tutto è possibile combinando vecchi personaggi a nuovi modi di raccontarli e a nuove sfumature di significato e di senso. Così è un mostro per niente spaventoso a guidarci alla scoperta e al riordino delle emozioni – Il mostro dei colori – o un orso che orso non è a prendersi cura con affetto di una bimba vivace come Masha. È un orco tutt’altro che orco come Shrek a far innamorare la principessa Fiona ed è proprio il famosissimo principe azzurro a mostrare l’indole meno nobile che ci sia. Le parole sono uno strumento versatile e potente. Lo sa bene chi le usa per screditare o spaventare. Ma lo sa altrettanto bene chi le trasforma in un mezzo per trasmettere dei valori, raccontare storie, suscitare riflessioni. C’è poi chi deve saperlo, e cioè chi tra noi ha il difficile compito di educare dei bambini. Pensandoci meglio allora, siamo tutti noi grandi a dover dimostrare di esserlo in ogni senso possibile e a porci come modelli coerenti e sinceri. Compito non facile? Di certo. Ma nella nostra manica c’è un asso, una facoltà innata, per dirla con Noam Chomsky: il linguaggio. Lo usiamo per organizzare il nostro pensiero e per comunicare, per identificare significati e condividerli, per raccontare la nostra storia, lo dobbiamo usare, come fondamentale strumento educativo e veicolo primario del discorso pedagogico. Così mi ha insegnato Elena Visconti, una preziosa pedagogista dell’Università di Salerno con cui ho avuto il piacere di lavorare. Ed è così che voglio usarlo io. Quando faccio la mamma, quando svolgo il mio lavoro di editor e di creatrice di contenuti, ma – soprattutto – quando scrivo racconti per far viaggiare i miei piccoli lettori nel mondo della fantasia e delle emozioni. Da profonda amante della lingua italiana, e di fronte a una emergenza che ha spinto più di seicento docenti universitari a firmare una petizione per una nuova educazione linguistica, mi sono chiesta quali potessero essere dei metodi nuovi per insegnare ai più giovani a parlare e a scrivere bene, ad arricchire il loro vocabolario, a usare la propria lingua madre con gusto e finezza. La risposta che ho trovato risiede in una attività antica quasi quanto l’uomo: la lettura. Me ne convincono il mio percorso umano e professionale, la mia esperienza di mamma di una bambina che ama le storie, gli alunni di tutti quegli insegnanti che fanno ogni sforzo possibile per mettere i libri al centro del loro lavoro. Certa di questa mia personale scoperta allora, mi sono chiesta perché la lettura riesce a rivelarsi uno strumento così efficace, e da tanto tempo. Perché migliora il lessico? Perché è un buon esempio di grammatica? Perché insegna a organizzare un testo? Sì, certo, leggere buoni libri aiuta a sviluppare ciascuna di queste specifiche competenze linguistiche. Ma, a mio avviso, la risposta non è solo qui. Da quando tra i miei interessi è entrata a gamba tesa l’educazione emotiva però, credo di aver trovato la spiegazione che cercavo. Stavo leggendo L’intelligenza del cuore di Stanley I. Greenspan:

…persino le capacità generalmente considerate innate, come quella di
apprendere il linguaggio, devono avere una base emotiva per acquisire scopo e funzione.

Un passaggio illuminante! La ricca esperienza che lo psichiatra statunitense ha di bambini autistici o con difficoltà sociali ed emotive lo ha convinto del fatto che solo intrecciando legami emotivi con altre persone il piccolo può trovare lo stimolo decisivo a sviluppare e potenziare la sua pur innata facoltà di linguaggio. Che voglia chiedere un bicchiere d’acqua o recitare un sonetto d’amore tutto parte delle esperienze emotive relazionali. Allora mi sono detta: è qui la chiave! Nell’esperienza emotiva. E chi ama i libri lo sa: ce ne sono poche significative come la lettura, perché le parole, le belle storie hanno il potere di stimolare, e in un modo straordinariamente armonioso, mente e cuore. Così, quando ho scritto Verdolina scopre il mondo, [1] ho volato con l’immaginazione, ma mentre mi libravo nella mia fantasia, nel tentativo di suscitare emozioni, ho raccolto dentro me tutte le parole con cui le descrivo, che mi aiutano a risvegliarle, che uso per comunicarle. Rappresentano un gruzzoletto che mi è tornato sempre utile nella professione e nella vita e continua a esserlo. Sono fermamente convinta che tutti dovremmo averne uno, perché saper chiamare le emozioni con il loro nome significa innanzitutto riconoscerle, un passaggio essenziale per imparare a gestirle e a esprimerle in maniera equilibrata. E allora, se le emozioni stimolano il linguaggio e il linguaggio aiuta a conoscere le emozioni, perché non combinarli in storie che abbiano il potere di coinvolgere mente e cuore e, allo stesso tempo, di insegnarci qualcosa in più della nostra meravigliosa lingua?

NOTE

[1]Verdolina scopre il mondo. Un fantastico viaggio nelle emozioni.Valeria Crisafulli e Francesca de Robertis, illustrazioni di Anna Godeassi, collana Occhicielo, Edises editore, Napoli 2017. 

Si può acquistare Verdolina scopre il mondo qui.

Verdolina scopre il mondo

per citare questo articolo

Francesca de Robertis:

Leggere tanto per parlare e scrivere meglio,

n. 10 - Dieci,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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Se è vero che oggi la parola disabilità è ancora erroneamente usata, è anche vero che nell’ultimo decennio abbiamo assistito a una varietà di decodificazioni di questo termine che in ogni caso hanno attratto l’attenzione e messo l’accento su tutta una serie di problematiche che la persona diversamente abile deve affrontare.