Pertanto maschio e femmina si nasce. Ma l’umano non è solo natura bensì un impasto inestricabile di natura e cultura. Pertanto maschio o femmina si nasce ma uomo o donna si diventa. L’identità di genere è un prodotto della cultura che trova il suo incipit nei caratteri sessuali generati in natura. Il processo evolutivo che ha dato vita a Homo sapiens è un intreccio inestricabile di elementi biologici, sociali e culturali che ha prodotto le strutture cognitive, linguistiche e organizzative impresse nella nostra eredità genetica. Natura e cultura non sono due universi separati ma un unicum inscindibile. L’evoluzione biologica è costantemente influenzata dall’evoluzione culturale e viceversa.
L’uomo è un essere culturale per natura perché è un essere naturale per cultura.
Edgar Morin
I processi di differenziazione che hanno caratterizzato il processo evolutivo nel corso di milioni di anni sono stati il prodotto di cambiamenti indotti da eventi naturali e/o da comportamenti culturali che a loro volta hanno causato mutazioni genetiche e biologiche sia regressive sia evolutive. In alcuni casi i mutamenti intervenuti (errori nella trasmissione genetica?) hanno prodotto attitudini superiori da cui sono emerse nuove specie. La scienza evoluzionista ci dice che è nato così il salto evolutivo che ha originato homo sapiens (opposizione del pollice all’indice, raddrizzamento totale del corpo, accrescimento del volume e quindi della complessità del cervello). Una storia decisamente affascinante che ci insegna che in natura come in cultura nulla è dato per sempre, ma tutto evolve. Le stesse identità sono steccati culturali necessari per sistematizzare la conoscenza e organizzare l’ordine sociale. Ma nel corso dell’evoluzione il mutamento emerge sempre dalla rottura delle identità cristallizzate. La stessa ricerca scientifica trova origine nella costante dialettica tra costruzione e rottura dei paradigmi della conoscenza (T. Khun). Il concetto di disordine è stato sovente associato all’idea di sovvertimento del cosiddetto ordine naturale, intendendo per questo ciò che la natura ha definito nel corso dei millenni. Tutti coloro che hanno valicato i confini dell’identità di genere sono stati spesso associati all’idea di disordine. Eppure i concetti di ordine e disordine non hanno nulla di naturale ma rappresentano solo ed esclusivamente paradigmi culturali attraverso i quali si tende a legittimare e difendere l’ordine costituito. Si pensi all’uso distorto di tale concetto fatto dalla religione cattolica per secoli al solo fine di avversare ogni approccio scientifico allo studio della natura (Giordano Bruno fu condannato al rogo, Galileo Galilei fu costretto ad abiurare per sfuggirgli, Darwin è ancora bandito in numerose biblioteche…) che potesse mettere in discussione le cosiddette “verità di fede”. Eppure, «il cambiamento e l’innovazione, nel campo del vivente, non si possono concepire che come il prodotto del disordine, che arricchisce perché diviene fonte di complessità. Dunque i felici mutamenti dell’evoluzione non possono compiersi che a partire da perturbazioni, rumori, errori, i quali restano nello stesso tempo un pericolo mortale per ogni auto-riproduzione e auto-organizzazione. Dunque ogni sistema vivente è minacciato dal disordine ma nello stesso tempo se ne nutre. Ogni sistema vivente è sfruttato e sfruttatore dell’entropia»(E. Morin). Il salto evolutivo prodotto negli ultimi due secoli dalla rivoluzione scientifica è stato sicuramente originato dall’illuminismo e ha prodotto la progressiva rottura di tantissimi dogmi ma ha lasciato ancora in piedi quello dell’identità di genere. La prima divisione sociale del lavoro, ancora prima dell’avvento del neolitico, tra gli uomini addetti alla caccia e le donne destinate alla maternità, alla cura della prole e alla raccolta dei prodotti vegetali, ha originato comportamenti culturali e rapporti di potere che sono ancora fortemente presenti ancora oggi nei nostri contesti economici, sociali, politici e relazionali. L’identità di genere, costruita sulla rigida divisione dei ruoli sociali e sessuali, ha rappresentato storicamente una costante che ha attraversato i millenni resistendo a ogni forma di mutamento. Tutte le strutture di potere, anche se in forme e intensità diverse, hanno sempre avversato ogni comportamento che potesse anche lontanamente incrinare il paradigma di genere. Si pensi all’accanimento (spesso la ferocia) con cui nel corso dei secoli il potere costituito (civile, religioso) ha combattuto l’omosessualità maschile e femminile e ogni forma di emancipazione della donna e con essi ogni tentativo di confutare l’idea che l’identità sessuale non è solo un prodotto della natura ma un intreccio inestricabile di cultura e natura che in quanto tale può evolvere verso nuove forme identitarie innovative. Il conflitto che si dipana da secoli tra difensori della immutabilità del genere sessuale (in quanto prodotto della natura) e i fautori dell’evoluzione dell’identità di genere (in quanto prodotto della cultura) tende a identificare da un lato il mondo che tende a conservare l’esistente e dall’altro quello che tende a promuovere il mutamento. Entrambi rappresentano un pezzo di verità: da un lato la definizione di costruzioni sociali identitarie nelle quali ci si rifugia per contenere la paura del diverso e dell’ignoto e dall’altra la tensione a valicare i confini identitari e a sfidare l’ignoto in cerca di conoscenza. Due estremi in costante oscillazione che hanno caratterizzato il processo di civilizzazione. I primi venti anni del nuovo secolo hanno portato un’accelerazione della rivoluzione scientifica e tecnologica, del processo di secolarizzazione sociale e culturale e mutamenti profondi della divisione sociale del lavoro. La radicalità e la velocità dei processi in atto stanno frantumando paradigmi e steccati considerati immutabili. Pur se tra mille contraddizioni, stiamo vivendo una nuova stagione delle libertà. Ciò che prima era impronunciabile oggi viene detto. La famiglia classica immutabile e intoccabile, sta lentamente evolvendo verso nuove forme che trovano spazio nel lessico e nella norma e con essa evolve profondamente il ruolo della donna. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso ha trovato veste giuridica e con esso anche nuove forme di paternità e di maternità. La transessualità rappresenta un’ulteriore barriera in corso di abbattimento. Nel mondo liquido raccontato da Zigmunt Bauman, le strutture diventano flussi e danno origine a nuove forme meno stabili e costantemente mutevoli. Ciò che prima era fatto per durare oggi è fatto per mutare e in questo flusso continuo di mutamenti va cercata la cifra della nostra contemporaneità. Quanto durerà questa nuova stagione del mutamento e delle libertà? Le reazioni a questa spinta formidabile al mutamento quanto cresceranno e in che misura riusciranno a rallentarlo o a bloccarlo? Che ruolo svolgeranno i problemi legati al cambiamento climatico e alla sostenibilità dello sviluppo? Fino a che punto potrà essere sostenibile un principio di libertà non adeguatamente limitato da un altrettanto necessario principio di responsabilità? In che misura la rivoluzione digitale modificherà le democrazie rappresentative che si sono affermate nella seconda metà del secolo scorso? Verso quali forme delle relazioni politiche e sociali evolverà la rivoluzione digitale globale in atto? E in che misura scardinerà le relazioni di genere storicamente date? La storia ci ha abituato a una costante alternanza tra conservazione e mutamento. La natura ci ha consegnato un mondo in costante evoluzione. Madre natura ha prodotto ogni essere vivente assemblando, alle condizioni di temperatura e di gravità della Terra, sei soli elementi: idrogeno, ossigeno, carbonio, calcio, azoto e fosforo. La tavola degli elementi conosciuti ne conta ben 118. La fisica quantistica e le discipline da essa derivate, stanno consentendo ad homo sapiens di assemblarne altri e di creare nuovi materiali e forse in futuro nuove specie. Tutto ciò è stato possibile perché nel corso degli ultimi due secoli molti paradigmi sono stati demoliti per fare posto a nuove forme di organizzazione della conoscenza. Tutto questo è un bene? È un male? Come in ogni cosa, il bene e il male sono variabili difficilmente scindibili. Dalla fisica nucleare è venuta la bomba nucleare ma anche la radioterapia o i raggi X, e una serie di altre cose positive. Dalla genetica è venuta la possibilità di curare malattie rare o di produrre piante resistenti ai parassiti ma anche la possibilità di selezionare sesso e genere e produrre il concepimento in vitro. Siamo una specie in costante transizione, fin da quando abbiamo fatto la comparsa sulla Terra qualche centinaia di migliaia di anni fa. Nel prossimo futuro assisteremo alla sintesi sempre più spinta tra biologia e tecnologia. Il corpo rappresenterà il campo di gioco sul quale si svolgerà questo nuovo percorso evolutivo. Ma il corpo è stato da sempre il campo di battaglia di tutte le forme del dominio. È sul corpo che si sono costruiti e regolati tutti i rapporti di potere. Con la rivoluzione digitale, accelerata ulteriormente dalla pandemia abbiamo sperimentato le relazioni tra corpi senza pelle, senza tatto e senza contatto fisico. Con l’evoluzione della medicina e della chirurgia stiamo sperimentando corpi sempre più integrati da elementi non biologici. Siamo all’inizio di una nuova era nel corso della quale emergerà il nuovo soggetto del ventiduesimo secolo. Ci sarà ancora una questione di genere? Probabilmente sì. Ma sempre meno simile a quella che abbiamo conosciuto.
SUGGERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Edgar Morin: Il paradigma perduto — Mimesis — 2020
Paul Preciado: Un appartamento su Urano — Fandango — 2020
Illah Reza NourbaKhsh: Robot tra noi. Le creatire intelligenti che stiamo per costruire — Bollati Boringhieri — 2017
Roberto Cingolani: L’Altra Specie. Otto domande su noi e loro — Il Mulino — 2019
Max Tegmark: Vita 3.0. Esseri umani nell’era dell’intelligenza artificiale — Raffaello Cortina — 2018