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Un bilancio a più livelli

29 Aprile 2019
Il 13 dicembre 2006 è stato il decennale dell’approvazione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità.
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Un bilancio a più livelli

29 Aprile 2019
Il 13 dicembre 2006 è stato il decennale dell’approvazione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità.

Questa è stata l’occasione per varie istituzioni nazionali ed internazionali per trarre un bilancio di come il nuovo paradigma del rispetto dei diritti umani di queste persone sia diventato operativo. Il bilancio va fatto a più livelli, perché la Convenzione ha rappresentato una rivoluzione in ambito culturale, legale, politico e tecnico, d’altro canto l’impatto va valutato a livello internazionale, europeo e nazionale. Intanto la Crpd è stata ratificata da 172 paesi. [1] Un primo elemento è l’obbligo per i paesi che hanno ratificato la Crpd di avviare un processo di monitoraggio della sua applicazione, dovendo presentare un rapporto periodico al Comitato sui diritti delle persone con disabilità dell’Onu, organismo indipendente formato da esperti mondiali eletti dai paesi. Ad oggi sono stati presentati 100 rapporti degli stati e 58 di essi, tra cui l’Italia, hanno già ricevuto le osservazioni del Comitato Onu. Questo obbliga gli stati a costruire una politica sulla disabilità e spesso a definire piani o programmi d’azione del governo; come l’Italia, che prima non aveva impegni nazionali da rispettare. Nello stesso tempo le organizzazioni di persone con disabilità si sono dovute cimentare nell’elaborazione di un sistema di monitoraggio delle politiche che le riguardano, crescendo in consapevolezza e capacità. Un secondo elemento è l’impegno del sistema delle Nazioni Unite a includere le persone con disabilità all’interno delle politiche mondiali. Negli ultimi anni l’Onu ha inserito i diritti di queste persone all’interno dei documenti, e quindi delle politiche generali, sulla riduzione dei rischi da disastri, [2] negli obiettivi dello sviluppo sostenibile, [3] nel summit sugli aiuti umanitari. [4] Questo processo di mainstreaming è avvenuto anche nell’Unione Europea, che ha avuto accesso alla Crpd nel 2011. Oggi vi sono legislazioni europee nel campo dei trasporti, dei media, delle tecnologie informatiche, degli appalti pubblici e sono in discussione una direttiva sull’accessibilità al mercato europeo ed una sulla non discriminazione. Il nuovo paradigma della disabilità introdotto dalla Crpd del rispetto dei diritti umani e del concetto di disabilità come interazione tra le caratteristiche delle persone e l’ambiente fisico e i comportamenti sociali ha avviato una riflessione internazionale e nazionale sulle implicazioni per i sistemi di welfare, spesso obsoleti, sui trattamenti riabilitativi ed abilitativi appropriati, sulla ricerca sociale e tecnologica, sulla raccolta di dati statistici, sulla cooperazione internazionale inclusiva. Anche in campo legale i concetti di non discriminazione e parificazione di opportunità hanno trovato in molti paesi nuove legislazioni e nuovi strumenti di tutela come l’accomodamento ragionevole, presente anche nelle norme italiane ma non ancora definito nei dettagli. In Italia l’impatto è stato molto debole: il programma d’azione del governo sulla disabilità[5] ha avuto una modesta implementazione — sperimentazione sulla via indipendente, inclusione delle persone con disabilità nelle politiche di cooperazione internazionale, una discutibile legge sul dopo di noi, anzi per molti aspetti le associazioni delle persone con disabilità e loro familiari denunciano situazioni di passi indietro in vari ambiti — riduzione delle risorse, problematicità nei sostegni al diritto allo studio, scarso impatto sull’occupazione, limitata normativa sul superamento di barriere architettoniche e comunicative e sui trasporti, limitazioni nella fornitura di ausilii, etc.. L’applicazione di legislazioni internazionali come la Crpd è misurabile nel medio e lungo periodo e necessita di sistemi di monitoraggio che spesso sono poveri o non appropriati, però molto dipende anche dalle stesse persone con disabilità e dalle organizzazioni che le rappresentano, che non sempre utilizzano i nuovi linguaggi introdotti dalla Crpd e gli strumenti offerti a livello internazionale. Il Comitato per i diritti delle persone con disabilità dell’Onu che ha esaminato l’anno scorso il rapporto italiano sull’applicazione della Convenzioni ha espresso nelle sue osservazioni conclusive un giudizio preoccupato sull’impegno italiano nel tutelare i diritti delle persone con disabilità, segnalando molte aree critiche. Così come le organizzazioni di persone con disabilità e loro familiari sono riuscite a far approvare dall’Onu la Convenzione ora devono essere capaci di farla applicare nei propri paesi: nulla su di noi senza di noi, lo slogan internazionale che ha accompagnato l’approvazione della Crpd. È nello stesso tempo un principio rispettoso dei diritti umani ed un impegno ad essere protagonisti delle decisioni che ci riguardano.

per citare questo articolo

Giampiero Griffo:

Un bilancio a più livelli,

n. 10 - Dieci,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Se è vero che oggi la parola disabilità è ancora erroneamente usata, è anche vero che nell’ultimo decennio abbiamo assistito a una varietà di decodificazioni di questo termine che in ogni caso hanno attratto l’attenzione e messo l’accento su tutta una serie di problematiche che la persona diversamente abile deve affrontare.