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Orione 29 - Colore - Omaggio a Vincent Van Gogh, illustrazione di Bruna Pallante. Dettaglio di copertina

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Stesso colore, interpretazioni diverse

4 Settembre 2023
Come poter giudicare un colore? Come poter definire il significato cromatico di qualcosa? È un esercizio scorretto, incompatibile con il concetto stesso di originalità, di soggettività dell’individuo.
Orione 29 - Colore - Omaggio a Vincent Van Gogh, illustrazione di Bruna Pallante. Dettaglio di copertina

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Stesso colore, interpretazioni diverse

4 Settembre 2023
Come poter giudicare un colore? Come poter definire il significato cromatico di qualcosa? È un esercizio scorretto, incompatibile con il concetto stesso di originalità, di soggettività dell’individuo.

Se giudico un colore per quello che è la concezione comune, che nasce in periodi bui, ignoranti, senza senso o lontani secoli e che nulla hanno più a che fare con la nostra realtà, che senso ha? Se giudichi un libro dalla copertina parti con un preconcetto, che sia positivo o negativo, verso l’autore, se giudichi una persona per come veste stracci via la sua originalità, se giudichi una persona per come vive, per il colore della pelle, per come sente  l’amore, per come si muove, stai compiendo un attentato verso l’identità di una persona. Le persone sanno che, purtroppo, nascono per essere giudicate ma devono intendere che il giudizio degli altri può essere anche una brezza, non per forza un tornado Se pensiamo al colore rosso e agli anni che recentemente ci sono passati di fianco, ci balzano subito in mente gli avvisi, i telegiornali e i quotidiani che parlavano di zona rossa e tutto ciò che ci circondava diventava immediatamente una prigione dello spirito per far fronte a un evento eccezionale, certo, ma pur sempre una prigione. Sia che fossimo a casa, a scuola o in ufficio, gli spazi, a partire dai primi mesi del 2020, si restringevano sempre di più, mentre le zone rosse si moltiplicavano. Eppure il rosso è il colore delle albe, degli spazi sconfinati, delle grandi pianure, dei riflessi sulle lance e sulle faretre dei nativi americani. Di quella pura libertà che ormai non esiste più. «Quando ero ragazzo i Sioux erano padroni del mondo» tuonava Toro Seduto. Mentre da un lato il sole nasceva e tramontava sui territori indiani, dall’altra parte dell’Oceano il regno di Carlo V splendeva. Quindi come intendere il rosso? Come un’unica grande dolce mela o un aspro frutto come la buccia di un melograno? C’è chi godrà della polpa rossa delle grandi albe sfocate, dei trafficati deserti infuocati, della passione che non sfiorisce e chi  sarà atterrito dal rosso dei tre anni appena trascorsi , dal sangue di un impero perduto o di una civiltà che svanisce al tramonto. 

I am he as, you are he, as you are me and we are all togheter.

Se ti affacci alla finestra e guardi il mare, l’immensità del blu del Mediterraneo ti porta via verso ricordi mai incontrati, strade ancora non percorse, ti lascia intravedere i fondali marini e, infine, i colori dei pesci in profondità ti spingono a essere Jacques Costeau. Ma quello stesso mare può riportarti verso il basso, quello cupo, verso il punto più lontano del continente, dove il blu del mare diventa rosso, dove i migranti si accalcano alla ricerca di un altro futuro e crollano giù, galleggiando come ricordi, annaspando alla ricerca di una mano che possa salvarli, in uno spettacolo agghiacciante che non conosce sipario, con un palcoscenico che perde protagonisti ogni mattina e ne ritrova altri la sera, protagonisti che hanno già perso tutto o non avevano mai trovato nulla, come anime erranti sul palco di una tragedia che non finisce mai. Quindi, con quali occhi scegliere il modo con il quale  osservare quel blu, resta a noi.

The next song is by the Beatles

I am he as, you are he, as you are me and we are all togheter

Anche quando il colore non crea una dicotomia può far nascere sensazioni, sapori, amori, gusti diversi che roteano e ruotano attorno al motore cromatico. Il giallo delle nostre infanzie è quello del profumo inatteso dei limoni, dei girasoli che fanno la ola in un campo, del polline colorato in quel modo che fa rivivere la primavera. Creme su creme di feste e vestiti per le migliori occasioni. Del sole che è giallo perché così ci è stato detto.

This is our last song. It’s by the Beatles

Quando Charles Manson ascoltò The Beatles, il White Album della band di Liverpool, nella sua mente bruciata Helter Skelter, la sesta traccia del secondo disco, coincideva con l’apoteosi della società degli anni ‘60, in un giorno del giudizio, con  una guerra razziale che per lui doveva iniziare da lì a poco: con i massacri di LA. I Beatles gli parlavano, lo diceva ai membri della sua sgangherata famiglia di decerebrati, e così la loro follia partorì i massacri che insanguinarono l’estate del 1969 a Los Angeles: undici morti, anzi, dodici, perche Sharon Tate, che avrebbe partorito di lì a poco venne uccisa lo stesso, nonostante le suppliche affinché le fosse risparmiata la vita. Due dischi, trenta tracce, per poco più di novanta minuti di musica, per Charles Manson la puntina sul disco era il fischio d’inizio di una partita all’inferno. Lì non esisteva alcun margine per intendere quella che era la vera immagine di quel disco. Un album bianco, la totalità dei colori che si tramuta nell’assenza di colori. Un imbuto terrificante che risucchia e filtra il bene per ottenere il male. L’Helter Skelter, gli scivoli dei Luna Park o magari il bailamme di voci, grida e risa.L’album esce alla fine del 1968 e la strage si compie nell’estate del 1969.
L’Helter Skelter è una canzone selvaggia, l’arte che sfugge via dagli scivoli, il bianco che diventa luce, ma il bianco può mangiare la luce e nella visione di Manson tutto ciò si realizzò.
Paul McCartney voleva sperimentare, Charles Manson ritornava alle barbarie, un album completamente bianco a fare da filtro, con il colore che sostituisce anche il nome stesso di un LP, non più The Beatles, terzo album dei Fab Four, ma White Album, primo album pronto a scollinare gli anni sessanta per entrare nei settanta.

per citare questo articolo

Francesco Barbato:

Stesso colore, interpretazioni diverse,

n. 29 - Colore,

settembre-dicembre 2023

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Esistono i colori in natura? Alla domanda apparentemente provocatoria si potrebbe rispondere sì e no, in quanto è il nostro cervello che, attraverso alcune cellule nervose, i fotorecettori chiamati coni, presenti nella parte più sensibile della retina (fovea) convertono alcune lunghezze d’onda dei fotoni della luce in segnali che definiamo colori.