Penso che questa frase renda bene l’idea della potenza del colore. Il colore è un linguaggio: racconta, insegna, detta regole. Sembrerà banale, ma pensateci per un attimo, il colore scandisce la nostra vita, il nero della notte e l’azzurro del giorno ce ne danno già un’idea. Ma ancora, potremmo dire che il colore è emozione, è identificazione, è arte e potrei continuare all’infinito ma preferisco lasciare la parola a chi, del colore, ne ha fatto la propria professione. Vi invito a mettervi comodi e a godervi questa intervista a Leonardo Sonnoli, graphic designer tra i più quotati al momento. Ha lavorato per La Biennale di Venezia, lo Château de Versailles, la François Pinault Foundation, Abet Laminati, il New York Times, la SNCF e Artissima. Ha insegnato alla Rhode Island School of Design e allo Iuav di Venezia. I suoi lavori sono conservati in numerose collezioni pubbliche internazionali e hanno ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui due Compasso d’Oro nel 2011 e nel 2018 (oltre a due menzioni speciali nel 2011 e nel 2014). Nel 2004, è stato l’unico designer italiano a essere incluso da Phaidon Press, nel volume AREA, nella lista dei più importanti graphic designer del mondo.
Che rapporto ha con il colore?
Facendo un lavoro di comunicazione visiva, trascorro la mia vita a scegliere i colori e le mie scelte sono sicuramente influenzate dalla mia infanzia. Da bambino vivevo a Trieste e porto sempre con me i colori di quei tramonti sul mare. L’azzurro intenso, i colori caldi della luce che si rifletteva sulle case. Quei colori rievocano sicuramente dentro di me dei ricordi, sono delle esperienze e l’esperienza in materia di colore ne influisce tantissimo il rapporto.
Quale colore la identifica?
Il nero, sicuramente. Io penso in nero. Il nero in contrasto col bianco. Lavorando moltissimo con le lettere, il nero è il colore che consente di leggerle meglio. E mi dispiace che a oggi il nero abbia assunto dei significati negativi, perché siamo stati educati ad associarlo ad emozioni quali la paura, la tristezza. A tal proposito mi viene in mente un bellissimo saggio scritto da Paul Rend tratto dal libro Graphic forms edito da Harvard University, del 1949. Paul Rend, in questo saggio, difende proprio il colore nero e cita così: «Il nero fornisce lo sfondo perfetto per i colori sfrenati della natura (…), la sobrietà e la tranquillità del nero creano un’oasi accogliente nel cuore caotico delle città».
Rend usava tantissimo i colori, li usava però su sfondo nero. È davvero un peccato che oggi questo colore venga visto come un non colore, qualcosa da cui bisogna stare lontani. Anche i committenti, infatti, non lo vedono di buon grado e anche io mi ritrovo spesso a difenderlo come Rend. Inoltre, negli anni, ho imparato che non tutti vediamo i colori allo stesso modo, siamo molto influenzati dalla nostra esperienza. Lei che vive vicino al mare, come ci ho vissuto io, mi può capire. Noi siamo abituati a vedere i colori portando nel nostro ricordo quel tipo di luce”.
Lei come racconterebbe un colore a chi non può vederlo?
Lavorando ogni giorno con i colori, mi è capitato di chiedermi come potessero percepire i colori le persone cieche, oltretutto ho fatto anche dei lavori finalizzati alle persone ipovedenti. Inoltre, con questa domanda, lei ha toccato un argomento a me caro, perché mia madre era non vedente e lo è diventata a causa di una patologia, quindi lei prima vedeva i colori, li conosceva. Ricordo che ascoltava molti audiolibri. Una volta, dopo averne ascoltato uno, provai a fare un esperimento. Le domandai di che colore si immaginasse la copertina. Ed era interessantissimo capire quanto il contenuto del libro potesse influire sulla scelta di un colore da attribuirgli. Oggi, qualche volta, quando devo lavorare alla copertina di un libro, per non farmi influenzare da quello che vedo, provo a chiudere gli occhi e provo a immaginarmi come dovrebbe essere quella copertina senza farmi dire nulla dal resto. È un esercizio che aiuta moltissimo. Ma, se dovessi provare a raccontare un colore a un cieco penso che procederei associando i colori a una sensazione fisica. Li dividerei innanzitutto in colori caldi e freddi e cercherei di raccontarli a un non vedente proprio attraverso queste due sensazioni.
C’è un colore con cui non va d’accordo?
Se ci penso sì, il verde. Con il verde litigo da sempre. Non che non mi piaccia, ma quando lo uso finisco col non apprezzare quello che sto facendo.
C’è un regolamento in base al quale sceglie i suoi colori?
Nel lavoro, se uso un colore è sempre perché c’è un motivo, i colori devono avere un significato. Molti colori sono frutto di una educazione e sono convinto che ci si possa educare al colore. Mi accorgo, a volte, che alcuni studenti hanno proprio difficoltà a creare delle composizioni di colore armoniose. Ma sono convinto che al mancato talento si possa supplire con lo studio e il colore è una di quelle materie che andrebbero studiate a scuola. Io ad esempio alcune cose le ho imparate osservando i miei maestri. Dobbiamo renderci conto che il colore è uno strumento che abbiamo per cambiare il significato delle parole.
Oggi si fa un gran parlare di armocromia, lei cosa pensa a riguardo?
Stimo moltissimo le persone che sanno ricreare abbinamenti, anche estrosi. Dietro alla scelta dei colori che indossiamo c’è tanta psicologia. I colori che indossiamo dicono tantissimo di noi e infatti non è detto che chi utilizza i colori per professione sappia, poi, anche abbinare per bene i propri vestiti. Io, ad esempio, sono uno sempre restio ad azzardare un abbinamento. Mi piacerebbe, ma poi temo di risultare qualcosa che non sono.
Quali sono i colori del periodo storico che stiamo vivendo?
Ci devo pensare, ma credo che i colori principali di questo assurdo momento storico provengano dalle scene che ci suggeriscono alla tv. Sono scene di guerra. E quindi il grigio del fango, il nero della polvere, i colori delle bandiere. Fortunatamente, però, fuori è primavera, uno dei periodi più belli per i colori.
In quale altra impresa la vedrà protagonista il colore?
Stiamo lavorando a una mostra su Calvino che si terrà alle Scuderie del Quirinale a Roma, stiamo cercando di capire come tradurre Calvino con un’immagine semplice, stiamo lavorando tantissimo sulle lettere e, ovviamente, stiamo facendo un grosso lavoro anche sul colore. E mi sto rendendo conto quanto sia complesso scegliere dei colori per un personaggio che ha dentro di sé un mondo così variegato e che racconta un mondo così tanto colorato. Il colore parla e bisogna stare attenti a quello che si vuol fargli dire.