Dalle manifestazioni dei Fridays for Future alla nascita di nuovi modelli di organizzazione economica, il punto da cui parte tutto è lo stesso: l’attivazione dei singoli e la condivisione di idee, piani strategici e momenti di vita. Durante l’ultimo decennio abbiamo visto come anche le forme tradizionali di organizzazione economica si stiano evolvendo. Non è un caso che, accanto alle parole “consumatore” e “produttore”, oggi si affaccia sul panorama lavorativo una nuova parola: prosumer. Cosa si intende con questo nuovo termine? Il prosumer è colui che fruisce di un servizio o un bene, ma che, allo stesso tempo, contribuisce allo sviluppo di quel dato servizio o bene. Questo termine viene utilizzato in particolare per descrivere ciò che accade sui social, ma, se ampliamo lo sguardo, possiamo renderci conto che va ben oltre il mondo contenuto nei nostri smartphone, soprattutto se il nostro sguardo si sofferma sulle nuove economie (sociale, circolare, sostenibile). Il fulcro di questa nuova frontiera è la condivisione e i luoghi e le pratiche creano relazione tra le persone e i loro bisogni. Le nuove forme di mobilità possono essere un esempio perfetto se si prova a immaginare l’impatto socio-ambientale che nasce dalle pratiche di condivisione. Predisporre una rete di “trasporti condivisi” su ferro o elettrici, che riducano gli spostamenti e/o l’utilizzo e la necessità di una macchina privata, è un evidente incentivo per ridurre l’inquinamento atmosferico e il consumo di energia. Sul territorio nazionale possiamo vedere come la diffusione di buone pratiche stia avvenendo grazie a progetti innovativi e sostenibili, in diversi settori della mobilità, dall’efficientamento del trasporto pubblico all’ideazione di percorsi turistici sostenibili. È questo il caso del comune di Ostuni dove, grazie all’idea di due giovani, si è attivato un progetto per promuovere e visitare le bellezze del territorio attraverso il noleggio di vetture piccole e totalmente elettriche. Come raccontato all’interno del rapporto di Legambiente CittàMez, «la novità dell’elettrico sta infatti anche nel vivere in modo meno impattante le bellezze del territorio e l’elettrico è già una utile e praticabile alternativa per un turismo sostenibile». Esempi simili li possiamo trovare anche sulle Dolomiti, dove i servizi di sharing sono incentivati da politiche di conversione energetica. Si diffonde il noleggio e l’utilizzo di e-bike per le escursioni, facendo crescere anche la necessità di avere delle postazioni di ricarica e, anche in questo caso, lo si fa innovando. L’idea è quella di riconvertire vecchie stazioni ferroviarie, oramai in disuso, in veri e propri hub di mobilità sostenibile ridisegnando «quasi tutti gli spazi attorno alle stazioni, dotandoli di fermate di autobus, noleggio di bici e parcheggi con prese di ricarica». Le criticità, però, ci aspettano dietro l’angolo, per quanto si stiano facendo grandi passi avanti nel settore, con esempi di innovazione e crescita in quest’ambito, si corre però a velocità diverse nel paese. Purtroppo queste nuove modalità sono ancora poco diffuse nei nostri territori e, di certo, la loro divulgazione non sta avvenendo in modo capillare. Come raccontato nel 3° Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility dell’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility: «L’assenza di soluzioni di mobilità è oggi uno dei modi con cui si manifesta l’ineguaglianza tra i cittadini e i territori. Permettere a ciascuno di muoversi senza dover possedere un mezzo di trasporto è il modo con cui oggi si declina la giustizia e l’inclusione sociale. Differenze di accessibilità molto accentuate tra territori, tra zone della città, tra ambiti urbani e rurali corrodono i legami sociali e rendono la società e l’economia più fragili» e la nostra regione soffre proprio questo gap. Se in alcune delle città principali della Campania si stanno avviando dei tentativi che vanno nella direzione prima raccontata, i problemi per il resto della regione restano forti, soprattutto per i pendolari. Diamo uno sguardo ai dati raccolti nel dossier di Legambiente Pendolaria: dal 2011 al 2018 il calo dei pendolari è stato vertiginoso, passando da 467.000 a 262.855 pari al 43,7% in meno, dato peggiore tra tutte le regioni italiane. In termini pratici sono oltre 204mila i pendolari che hanno abbandonato il trasporto pubblico per i mezzi privati, che significa una stima prudente di oltre 100mila automobili che in otto anni sono ritornate a circolare, ne conseguono più ingorghi e più smog. Altro drammatico esempio, è la situazione che vivono quei 93mila cittadini campani che ogni giorno sono costretti a prendere le ex linee Circumvesuviane (erano 107mila nel 2010). Sulle tre storiche linee suburbane di Napoli, gestite da EAV, si è passati da 520 corse giornaliere nel 2010 a 367 corse nel 2016, con un calo dell’offerta di treni del 30%, solo in minima parte recuperato negli ultimi anni. Sono molti i passi avanti che ancora bisogna fare e per questo è necessario che vengano predisposti investimenti pubblici per superare le situazioni di grave criticità. Bisogna guardare a un nuovo modello di mobilità che porti i cittadini a modificare i propri spostamenti e stili di vita per riuscire a creare un mondo più equo e sostenibile per tutti.
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Paul Watzlawick nel suo prezioso Pragmatica della comunicazione umana teorizza, forse per la prima volta con una metodologia scientifica, una serie di assiomi che descrivono proprietà tipiche della comunicazione aventi importanti implicazioni relazionali. L’assunto iniziale è che comunque ci si sforzi, non si può non comunicare, implicando livelli comunicativi non solo di contenuto ma anche di relazione.