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Orione 27 - Partecipazione

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Le culture della partecipazione tra possibilisti e improbabilità

9 Gennaio 2023
È il 2 aprile 1916. Antonio Gramsci legge Carlo Michelstaedter. Torino è sotto bombardamento. La guerra è totale. Il grande sardo guarda il cielo.
Orione 27 - Partecipazione

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Le culture della partecipazione tra possibilisti e improbabilità

9 Gennaio 2023
È il 2 aprile 1916. Antonio Gramsci legge Carlo Michelstaedter. Torino è sotto bombardamento. La guerra è totale. Il grande sardo guarda il cielo.

E, improvvisa, compare l’immagine della “crisalide”  della poesia dell’immenso goriziano («Le crisalidi sono il simbolo più vivo di questo momento della storia mondiale»).1 E in esse c’è “il germe di vita futura”. Un qualcosa che sta nascendo. Non è ben definito ciò che sta germogliando, ma si tratta di un qualcosa che si sta muovendo all’orizzonte. Insomma, nel cielo tempestato di aereoplani e nel divoramento della guerra, Gramsci riesce a leggere una dimensione aurorale che è respiro di futuro collettivo. Una speranza di futuro talmente forte e dirompente che significa annullamento di qualsiasi frontiera, azzeramento di barriere, nascita di una pace universale e sentimento di forza corale. (Fatalmente simile a quel «sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso»,2 perché il vero sogno condiviso è sempre intensità emotiva che diventa corpo, tensione fisica, sangue). Insomma Gramsci riesce a scorgere una nuova vita possibile nel segno di una totalità nonostante la guerra «La vita che diventa causa di morte e la morte che creerà la nuova vita».3 Ma tutto questo — ci insegna e ci indica Gramsci durante l’infinita ferita della sua carcerazione — esiste solo se matura una vera coscienza di partecipazione.

Ecco in questo nostro tempo (in questi primi vent’anni del XXI secolo) tante volte così convulsi, rabbiosi, banali, lividi, para-militari e segnati nel profondo da due lacerazioni (pandemia e guerra)… vogliamo leggere tutte le pratiche e le dinamiche del mondo social e le sue “community” come una nascita di un possibile ripensamento della cultura della partecipazione. E si badi bene non per mediocre tecnoentusiasmo o acritica adesione al trionfo del digitale o distratta lettura dei sistemi produttivi del contemporaneo. So bene quanta banalità e falsificazione mista a presunzione e qualunquismo si nasconde dietro queste maglie. Eppure l’obiettivo, ancora una volta, resta quello di cogliere le possibilità. Ebbene sì, affidiamo il nostro mondo e la nostra dimensione di “partecipazione” a quell’universo composito dei “possibilisti” (come li chiamava Robert Musil).4 Una possibilità che vuol dire: occasione di superamento delle asprezze, sguardo sostanziale alle opportunità (creative, culturali, professionali, pedagogiche, economiche, aziendali e volendo anche affettive).

Insomma, adesione al divenire della cultura della partecipazione come prassi esistenziale. Prospettando un disegno di futuro in cui i social sappiano finalmente proporsi come una concreta protesi dell’esistente, totalmente dentro i nostri assetti emotivi (relazionali, comportamentali, economici e professionali) e come una concreta dinamica partecipativa e di condivisione. Una prospettiva concreta che vogliamo affrontare con un animo sempre visionario, progettuale e largamente dialettico. Come il collezionista raccontato da Benjamin, al quale le cose capitano e gli sanno parlare. E lui è sempre in grado d’essere “divinatore del destino” degli oggetti perché in ognuno «è presente un mondo in forma sistematica e ordinata».5 E per noi gli “oggetti” possono essere le oggidiane strategie e quadri in divenire delle pratiche del digitale (dall’appartenenza all’espressività mediale, dal problem solving collaborativo alla condivisione di flusso, dai nuovi mondi lavorativi alle nuove socializzazioni e soprattutto dentro tutte quelle dinamiche partecipative e di costruzione condivisa) e che rigorosamente si volgono sempre verso innovative intraprendenze. E dove il successivo cammino — pur essendo sempre individuale, personale, intimo — è ferocemente desideroso di una collettività del “farsi media” ovvero quello snodo di appropriazione e sperimentazione con i media che ci spingono fino a diventare “produttore mediale”6 e artefici di un respiro unanime dentro i processi dell’industria culturale e dell’economia mondiale che si può “salvare” soltanto in un processo di vera partecipazione. Consapevoli che tutto ciò non è assolutamente un punto finale per la nostra avanzata sociale, ma si tratta unicamente di un preciso e fondante momento convergente, partecipativo e non distruttivo: «Il potere della partecipazione non ha origine nella distruzione della cultura commerciale, ma dalla sua riscrittura, dalla sua correzione ed espansione, dall’aggiungervi una varietà di prospettive, poi dal rimetterla in circolo diffondendola attraverso i media mainstream» scrive con lucidità prospettica Jenkins.7 E dove ogni cosa sembra riecheggiare verso quel cammino funambolico che è indice di ogni vero progresso: «Camminare sulla fune significa raccogliere nel presente tutto ciò che è stato. L’esistenza acrobatica toglie banalità alla vita, ponendo la ripetizione al servizio dell’irripetibile. Trasforma tutti i passi in primi passi. Per essa esiste una sola azione etica: andare oltre ogni condizione data, conquistando l’improbabile».8 E quindi la parola d’ordine della nostra dimensione alla partecipazione o sarà frutto di un perfetto mash-up tra “conquista dell’improbabile” e trionfo degli animi “possibilisti”. O non sarà nulla!

NOTE

1 Carlo Michelstaedter: Poesie — Adelphi — 2021 

2 Fabrizio De Andrè: Fiume Sand Creek — Dischi Ricordi — 1981 

3 Antonio Gramsci: “La vita e la morte”, in Sotto la Mole — Einaudi — 1960 

4 Robert Musil: L’uomo senza qualità — Einaudi — 1965

5 Walter Benjamin: L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica — Einaudi — 1966

6 Giovanni Boccia Artieri: Forme e pratiche della socievolezza in rete. Connessi in pubblico — FrancoAngeli — 2011

7 Henry Jenkins: Cultura convergente — Apogeo — 2007 8 Peter Sloterdijk: Devi cambiare la tua vita. Sull’antropotecnica — Raffaello Cortina — 2010

per citare questo articolo

Alfonso Amendola:

Le culture della partecipazione tra possibilisti e improbabilità,

n. 27 - Partecipazione,

gennaio-aprile 2023

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Interrogare il tema posto da Orione ha una sua prima complessità: evitare l’ovvio. L’Ovvio che di per sé, nella sua generica in-significanza di affermazioni ripetute come un refrain, è l’opposto di quanto è nelle intenzioni della redazione della rivista: dare/ridare al concetto di partecipazione una centralità di significato operativo e di solidarietà.