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Dettaglio Copertina Orione n. 21 - Condivisione - 9

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L’affido familiare: un ponte tra genitorialità e generatività

1 Dicembre 2020
La genitorialità è il processo dinamico attraverso il quale si impara a diventare genitori, capaci di prendersi cura e di rispondere adeguatamente ai bisogni dei figli. La genitorialità̀ rimanda al concetto di generatività che riguarda soprattutto la formazione dell’ideale dell’Io.
Dettaglio Copertina Orione n. 21 - Condivisione - 9

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L’affido familiare: un ponte tra genitorialità e generatività

1 Dicembre 2020
La genitorialità è il processo dinamico attraverso il quale si impara a diventare genitori, capaci di prendersi cura e di rispondere adeguatamente ai bisogni dei figli. La genitorialità̀ rimanda al concetto di generatività che riguarda soprattutto la formazione dell’ideale dell’Io.

Questo delicato processo, perché si instauri in modo sano, necessita del senso di responsabilità da parte dei genitori che devono riconoscere il figlio come altro da sé. La generatività infatti va oltre la procreazione, che attiene esclusivamente all’ordine biologico, e riguarda la trasmissione e la continuità dei valori ereditati dalle generazioni precedenti: si tratta di scambiare doni e di condividerli. I genitori trasmettono beni, valori, tradizioni e i figli garantiscono la loro continuità dopo la morte. I genitori devono prendersi cura della nuova generazione, con il fine di renderla autonoma affinchè sia a sua volta generativa. Erikson, nella sua teoria dello sviluppo psicosociale, considerò il concetto di generatività come un costrutto complesso che connota l’adultità. Secondo l’autore, la dimensione generativa nell’età adulta non si realizza solo nella procreazione e nella genitorialità, ma in tutto ciò che l’adulto può generare e creare a favore delle future generazioni. Erikson sintetizza questo impegno nella virtù della cura di tutto ciò che si è generato per amore, per necessità o per caso e per cui si assume un impegno anche davanti alla comunità e alla società. Dunque la generatività mette a fuoco non solo i processi intrafamiliari, ma anche gli scambi sociali, in particolare quelli tra generazioni. Un adulto o una famiglia non generativi rimangono bloccati in una condizione di vita caratterizzata da un ripiegamento su se stessi. Questa stagnazione si concretizza in una chiusura verso l’altro e in un progressivo impoverimento delle relazioni familiari e sociali. Erickson parlava di generatività per indicare la capacità propria della persona adulta di uscire da una concezione narcisistica e individualistica tesa a concentrare le energie mentali e le preoccupazioni su di sé, per potersi dedicare e prendere cura dell’altro. La dimensione generativa, infatti, pur se rimanda alla genitorialità biologica non risiede solo in essa, possiamo assistere anche a forme di generatività sociale sostanziate da una scelta donativa. Un esempio è dato dall’esperienza delle famiglie affidatarie, la cui alterità solidale supera la logica interna del bisogno della coppia e della famiglia o dalle famiglie adottive che rappresentano una sintesi tra la generatività parentale e la generatività sociale.

A differenza dell’adozione, che comporta l’instaurarsi di un legame filiale definitivo, l’affido consiste nell’inserimento del minore in una famiglia diversa da quella di origine, che ad essa tuttavia non si sostituisce ma si affianca. Il bambino affidato non dovrà essere considerato dagli affidatari “un figlio” anche se la cura nei suoi confronti è la base su cui si costruirà un rapporto di affetto e di amore. In Italia l’istituto dell’Affido Familiare è regolamentato dalla legge 149/01, in cui si afferma il diritto del minore ad essere educato nella propria famiglia e, in mancanza di essa, a poter fruire delle cure di un’altra famiglia, avendo come obiettivo il rientro del minore nel contesto familiare naturale, non appena le condizioni lo renderanno possibile. Nell’affido una famiglia è accanto ad un’altra, non al posto di un’altra, in un progetto di condivisione e di ri-nascita! L’inserimento in un’altra famiglia può permettere al bambino di sperimentare nuovi stili di attaccamento (Bowlby, 1983), vivendo un’esperienza emotiva e relazionale correttiva con la conseguente possibilità di modificare nel tempo i propri modelli operativi interni. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che, anche quando le difficoltà hanno reso difficili i rapporti dei bambini con i loro genitori, esiste sempre un attaccamento; ogni bambino si aggrappa ai genitori per poter sopravvivere e crescere. Anche quando il comportamento dei genitori è sfavorevole, i bambini difficilmente arrivano a condannarli apertamente e definitivamente. Spesso nascondono anche a se stessi le loro carenze, dimenticando i momenti brutti per valorizzare i pochi momenti belli, arricchendo inconsapevolmente la realtà con la fantasia, perché non si può vivere senza voler bene a qualcuno e senza sentire che qualcuno ci vuole bene. Nell’affido familiare siamo continuamente a cospetto con l’esperienza della perdita, vissuta in diverso modo da parte di tutti gli attori coinvolti. Il bambino, separato dal contesto famigliare di appartenenza, dal suo ambiente sociale e relazionale, dovrà confrontarsi con la perdita della possibilità di essere curato opportunamente, a causa di una genitorialità trascurante o inadeguata. La perdita della possibilità di ricevere dai propri genitori risposte adeguate ai suoi bisogni è un vissuto che lo accompagnerà durante tutto il periodo dell’affido. Il tema della perdita è centrale anche nei vissuti dei genitori naturali, che sentono di essere delegittimati del proprio ruolo, esclusi dal percorso evolutivo dei bambini che loro stessi hanno dato alla luce.

I genitori affidatari, dal canto loro, consapevolmente ed inconsapevolmente, stimolano nel bambino il confronto rispetto a vecchi e nuovi modus vivendi, rischiando di alimentare il cosiddetto conflitto di lealtà. D’altra parte, è proprio dal confronto tra le due diverse famiglie che deriva la possibilità per il bambino di ripensare la modalità di vivere, viversi e relazionarsi. L’instaurarsi di un conflitto di lealtà rappresenta uno dei principali motivi per cui l’affido è così complesso da attuare. Il bambino, spesso, sperimenta preoccupazione e rabbia, temendo di essere sleale nei confronti della propria famiglia di origine, disagio vissuto anche dalle famiglie biologiche che sentono di essere oppresse dai continui reciproci confronti. Tuttavia questo è parte integrante e imprescindibile dell’affido e deve poter essere utilizzato per permettere al bambino di comprendere che possono coesistere diversi stili di vita, e che lui stesso, nel faticoso percorso di crescita di cui è protagonista, potrà percorrere la strada più vicina ai suoi obiettivi. Va offerta al bambino la possibilità di scegliere, per non ripercorrere automaticamente il “solco” tracciato dalla propria famiglia di origine, segnata spesso da traumi intergenerazionali la cui origine a volte non è più nemmeno identificabile. Personalmente ritengo che l’affido, per sua natura temporaneo, abbia la possibilità di decollare solo se prevede la condivisione di un progetto tra le due famiglie, quella di origine e quella affidataria. Va immaginato come un ponte su cui viaggia il bambino, sospeso tra genitorialità  e generatività, in una successione di attaccamenti e separazioni, adeguatamente sostenuti e monitorati. Al bambino è richiesto un faticoso lavoro dentro e fuori di sè, alla ricerca del miglior modo per avvicinarsi ed allontanarsi, mescolarsi per poi differenziarsi, alla scoperta di una personale visione di sè e del mondo che possa permettergli di ricongiungersi, anche solo internamente, alla famiglia di appartenenza, pur se così differente e complessa.

PER APPROFONDIRE

Eugenia Scabini: Psicologia Sociale della Famiglia — Bollati Boringhieri — 1995

John Bowlby: Costruzione e rottura dei legami affettivi — Raffaello Cortina Editore — 1982 Legge 28 marzo 2001 n. 149, Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, recante “Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori”

per citare questo articolo

Gabriella Ferraioli:

L’affido familiare: un ponte tra genitorialità e generatività,

n. 21 - Condivisione,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Paul Watzlawick nel suo prezioso Pragmatica della comunicazione umana teorizza, forse per la prima volta con una metodologia scientifica, una serie di assiomi che descrivono proprietà tipiche della comunicazione aventi importanti implicazioni relazionali. L’assunto iniziale è che comunque ci si sforzi, non si può non comunicare, implicando livelli comunicativi non solo di contenuto ma anche di relazione.