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Una scena dal film La meglio gioventù

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Il sole di mezzanotte

4 Maggio 2022
— Conservo ancora una cartolina che mi hai spedito da Capo Nord nel ’66, in norvegese, credo avesse una scritta. E sotto la traduzione diceva: “Tutto quello che esiste è bello” con tre punti esclamativi. Ma tu ci credi ancora? — Ai punti esclamativi? No, non ci credo più.
Una scena dal film La meglio gioventù

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Il sole di mezzanotte

4 Maggio 2022
— Conservo ancora una cartolina che mi hai spedito da Capo Nord nel ’66, in norvegese, credo avesse una scritta. E sotto la traduzione diceva: “Tutto quello che esiste è bello” con tre punti esclamativi. Ma tu ci credi ancora? — Ai punti esclamativi? No, non ci credo più.

Ne La Meglio Gioventù, film di Marco Tullio Giordana del 2003, un’aura di leggerezza, semplicità e bellezza sembra attraversare il percorso di tutti i protagonisti della storia, nonostante i momenti difficili e bui che si alternano nella narrazione: nell’Italia degli anni di piombo che fa da sfondo a buona parte delle vicende dei personaggi e nella vita stessa degli attori, come del resto nella vita di tutti noi. Anche il breve dialogo con cui inizia quest’articolo si insinua in uno di quei tristi momenti che vive la famiglia Carati, sicuramente il più atroce che si trovano ad affrontare in tutta la loro storia, che è anche un po’ la storia di tutta l’Italia, dal ‘66 al 2003, ovvero la morte del fratello maggiore Matteo. Nicola, che risponde ironicamente dicendo che non crede più ai punti esclamativi e indirettamente conferma l’idea che tutto ciò che esiste è bello, legittima, anche in quella che è una delle prove più sconvolgenti e terribili che la vita di un fratello possa affrontare, il conforto che un qualcosa di bello possa esistere e possa resistere attorno a noi e rappresentare molto di più che una semplice consolazione. Chissà se anche per tutti gli altri valga la stessa cosa. Ma in quella che è la cosa più soggettiva che riusciamo a ritrovare, la bellezza appunto, avere una visione univoca sulla levità del bello rappresenta qualcosa di irrazionale. L’idea stessa di bellezza, quindi, appartiene a ognuno di noi e, nel bene e nel male, ci accompagna lungo due strade: una che fugge verso la speranza di riuscire a ritrovare più in là qualcosa di mirabile e l’altra che segue la rabbia di aver perso qualcosa di così affascinante che risulterebbe introvabile anche nell’angolo più ameno dell’universo. Bellezza consolatoria, quella che ci accoglie dopo un triste momento, o una bellezza dirompente, quella della giovinezza, che non conosce domani e ci fa innamorare senza guardare oltre, tralasciando tutto ciò che fa da sfondo. Se è soggettiva l’idea di bellezza, l’oggettività del concetto di bellezza come cura è vicina a tutti, almeno qualche volta è stato così, al di là dell’ipocrisia di riuscire a ritrovare del bello anche nei momenti più tenebrosi, la bellezza come salvatrice. La bellezza come tutto ciò che vive, muove e cresce attorno a noi, come affermava Nicola, può risollevarci. Gli anni della pandemia, i mesi che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo probabilmente hanno fatto sbiadire, in molti, lo spirito di ricerca di questa cura, e attorno alla stessa concezione di bellezza si è creato un alone di inquietudine. E oggi sembra quasi difficile riuscire ad apprezzare qualcosa, ancorati ormai alla banchina dell’amarezza con la malsana convinzione che del bello si possa fare a meno. La bellezza, tuttavia, sorprende, è qualcosa che può sfilarci davanti agli occhi in maniera inaspettata, può accarezzarci i sensi con una melodia che non avevamo mai ascoltato o che avevamo dimenticato in un turbinio di afflizioni; può sorprenderci come un quadro, attraverso i sentimenti dell’artista che si combinano con i nostri, con lo spettacolo della natura, anch’esso un quadro, che ci sorprende, ci sconvolge e, talvolta, ci conforta. Se l’abitudine ad essere sorpresi dalla bellezza in questi anni difficili è venuta meno, o magari è stata sostituita dall’arrendevole certezza che si possa essere sorpresi soltanto da una meraviglia ostile, riprovare anche soltanto ad assaporare o a visualizzare l’attimo in cui qualcosa di bello, la bellezza in sé, stia per coinvolgerci non può far altro che renderci più fiduciosi, facendo tendere verso il lato migliore del futuro. La bellezza spunta così, all’improvviso, e siamo noi a definirne i contorni, mentre i nostri sensi la lasciano entrare nella nostra vita, così come nella scena finale de La meglio gioventù, quando Andrea, figlio di Matteo, figlio di un padre che non ha mai conosciuto, rimane sorpreso da qualcosa che già era indefinito a priori, dato che non lo aveva mai ammirato, accarezzato soltanto dal suo pensiero: il sole di mezzanotte, da lì non può far altro che confermare che nonostante tutto ciò che ci sia passato attraverso, giusto o sbagliato che fosse, che abbia costituto il nostro percorso, nel bene o nel male, tutto è davvero bello.

per citare questo articolo

Francesco Barbato:

Il sole di mezzanotte,

n. 25 - Bellezze,

maggio-agosto 2022

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Per chi progetta cose, dall’architetto che progetta case a chi, come me, progetta la comunicazione, il concetto di bellezza è indissolubilmente legato a quello di funzione d’uso: se una cosa funziona e raggiunge l’obiettivo per cui è stata pensata, allora è bella.

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Ho capito che avevo scelto la persona perfetta per parlare di Bellezza come ideale estetico, quando Mauro Situra, dopo pochi secondi dal nostro incontro, mi ha detto «Le etichette le mettiamo sulle bottiglie di vino, quando parliamo di bellezza parliamo di libertà, di interpretazione, di amore e di personalità».