I DATI DEL CONSULTORIO DISFORIA DI GENERE DI SALERNO
Identità, partiamo dalla etimologia stessa, dal latino Identitas, derivato da idem, è un termine e un principio filosofico che generalmente indica l’eguaglianza di un individuo a se stesso. Ma come si forma l’identità? È una costruzione sociale? È un processo innato e automatico o, viceversa, appreso? A tal riguardo, oggi, la Teoria Psicosociale di Erikson è tra quelle che gode dei consensi maggiori, configurandosi come un modello che in qualche modo ambisce a delineare un percorso di vita. Delinea otto fasi, identificate dalle diverse età, in ognuna delle quali si sperimenta un conflitto, da intendersi come stimolo per l’evoluzione alla fase successiva: ogni stadio rappresenta una crisi da superare, una sfida evolutiva, per procedere nelle diverse tappe del suo ciclo di vita. Attraverso tali conflitti bipolari si struttura l’identità dell’individuo:
- Fiducia – sfiducia (0 -1 anno)
- Autonomia – Vergogna (2 – 3 anni)
- Iniziativa – Senso di colpa (3 – 6 anni)
- Industriosità – Inferiorità (7 – 12 anni)
- Identità – Diffusione dell’Identità ( adolescenza)
- Intimità – Isolamento
- Generatività – Stagnazione
Il focus è sul ruolo dell’interazione e delle relazioni sociali nello sviluppo e nello strutturarsi dell’identità. Quando ci rendiamo conto di appartenere a un genere piuttosto che a un altro? Parliamo di un processo che ha origine dalle prime fasi di sviluppo, quando il bambino inizia a riconoscere la propria identità sessuale, percependosi come maschio o femmina nel confronto con gli altri. È, inoltre, nell’identificazione con le figure di accudimento che il bambino struttura le basi della propria identità di genere, realizzando così il percorso di individuazione. Le fasi principali relative all’acquisizione della nozione di genere sono:
- Appartenenza a un genere: discriminazione dell’essere maschio o femmina (intorno ai 2 anni)
- Stabilità di genere: pensiero che il genere resti invariato per tutta la vita (4 anni)
- Costanza di genere: consapevolezza che il genere resti invariato pur cambiando le apparenze — donna taglia capelli molto corti, uomo porta capelli molto lunghi — (intorno ai 7 anni).
La chiara presa di coscienza della propria identità di genere è una delle conquiste dell’età adolescenziale in funzione della spinta biologica della pubertà e di quella sociale della cultura, con la definizione di cosa significhi essere uomo o essere donna in quel dato contesto. La grande sfida dell’età è elaborare i cambiamenti del proprio corpo, delle proprie emozioni, del contesto socioculturale di riferimento, attribuendo nuovi significati alla realtà interna e a quella relazionale e sociale.
EVOLUZIONI CONCETTUALI
Oggi assistiamo ad una evoluzione del concetto, configurandosi l’identità di genere come entità dinamica, in continuo movimento e da leggersi con il bisogno di riconoscimento di ognuno di noi: il processo di costruzione della propria identità di genere è strettamente connesso con la consapevolezza di essere riconosciuto dagli altri per ciò che si è. Tale aspetto è stato approfondito nel lavoro con gli adolescenti presso il Consultorio DIG ASL SA, lavoro che è stato oggetto di una recente ricerca epidemiologica che ha evidenziato diversi aspetti importanti della attività consultoriale e in particolare della domanda da parte di questa fascia di età. Dal 2011, anno di apertura del Servizio, su un totale di 189 accessi, 49 hanno riguardato adolescenti compresi nella fascia di età 13-20 anni, di cui 17 per la transizione da Maschio a Femmina (MtF), 21 da Femmina a Maschio (FtM), mentre 11 adolescenti hanno dichiarato di non sentire l’appartenenza a nessun genere in particolare (Genderless). Di tutti gli adolescenti, 18 hanno concluso il percorso psicologico e hanno ricevuto relazione finale e proseguito l’iter di adeguamento di genere, sia con l’assunzione di terapia ormonale che con richiesta di Riassegnazione Anagrafica di genere. Attualmente 12 utenti sono ancora in carico e stanno effettuando percorso per valutazione diagnostica della Disforia di Genere, il resto non ha completato l’iter e/o non era interessato alla relazione finale. Al di là dei dati statistici si è osservato dal 2017 un incremento del 50% delle domande di accesso al percorso, ma il dato più significativo non riguarda l’aspetto quantitativo della richiesta bensì il diverso approccio alla identità di genere nella generazione attuale, che diventa fluttuante, liquida. Gli adolescenti rifiutano la categorizzazione e la divisone binaria relativa ai generi assegnati biologicamente ma al contempo ricercano una dimensione “comoda” in un contesto personale, familiare e sociale che li “faccia sentire a proprio agio” nelle infinite sfaccettature di una dimensione sessuale “non definita” ovvero Genderless. In questo contesto assume importanza rilevante il lavoro psicologico e psicoterapeutico collaterale con la famiglia, la scuola, l’ambiente. Di seguito il grafico relativo all’indagine epidemiologica oggetto della ricerca:

Il lavoro al Consultorio vede spesso, oserei dire sempre, il coinvolgimento delle famiglie e come sostegno alla genitorialità, e come supporto ai percorsi di transizione dei loro membri. Non di rado vi è stata presa in carico nella forma della terapia familiare rivolta a sistemi complessi che si trovano dinanzi alla necessità di una ristrutturazione i cui contenuti essenziali riportatici sono assimilabili alle esperienze di elaborazione del lutto. Le famiglie che giungono al servizio sono spaventate, afflitte da sensi di colpa, speranzose che il percorso dei propri figli possa condurre a “guarigione”, angosciate, preoccupate per il futuro che attende i componenti in transizione. Non da ultimo è da considerare lo stigma sociale che temono o di cui sono già vittime. Sono stati, inoltre, attivati gruppi di parola rivolti alle famiglie degli utenti in transizione, da cui dichiarano di aver tratto beneficio, essenzialmente per la funzione del gruppo stesso, ovvero di sentirsi parte di un sistema composto da altri individui che stanno vivendo la stessa esperienza. Stessa esperienza è stata condivisa con gli utenti in itinere con i quali sono stati attivati gruppi di Auto Mutuo Aiuto, accolti in maniera positiva e funzionali alla domanda stessa. La presa in carico al Consultorio, come si legge, è totale, a 360 gradi, spinti dalla consapevolezza e dalla certezza che un individuo non può essere sviscerato dai propri contesti di appartenenza e per far sì che il percorso di transizione proceda nella giusta direzione, è necessario che ogni sistema si muova alla stessa velocità e con gli stessi obiettivi.
BIBLIOGRAFIA
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Maria Santolia: La danza delle famiglie: la transizione di genere all’interno del sistema familiare — Convegno Famiglie, identità e orientamento sessuale: la tutela del diritto di essere se stessi nel paradigma dei diritti umani — 2019
Rosa Buonomo: Indagine epidemiologica sull’attività del Consultorio DIG ASL SA — 2020