Non ho iniziato questo percorso per finalità umanitarie ma perché avevo bisogno di un impegno per riempire le mie giornate improvvisamente troppo vuote, visto che all’epoca non lavoravo e i figli erano grandicelli. Su questo sono stata subito molto sincera sia con Arturo che Cristina, le persone che mi hanno incontrato per accogliermi in questo mondo a me sconosciuto. Ho iniziato, dunque, un po’ per caso, un’esperienza che mi ha cambiato profondamente. Sin dall’inizio ho sentito quanto un mio gesto, per quanto piccolo, potesse avere effetti molto più grandi di quanto potessi immaginare. Me ne sono resa conto soprattutto occupandomi dell’accoglienza delle pazienti sia in ospedale che presso il nostro ambulatorio in associazione. Spesso le persone arrivano confuse, intimorite e anche un semplice sorriso, una battuta, una chiacchiera possono servire a stemperare la tensione. O magari ho incontrato pazienti, sole o con i propri parenti, smarrite dopo aver ricevuto la diagnosi della malattia, che si sono sentite più al sicuro avendo qualcuno che potesse spiegargli in maniera facile come accedere alle prestazioni ospedaliere. O che avevano semplicemente voglia di parlare con qualcuno delle proprie paure. Personalmente ho dovuto imparare a mettermi in ascolto dell’altro, c’è un tempo di attesa quando sono in accoglienza in cui cerco di capire di cosa ha bisogno chi ho di fronte: se vuole parlare, di cosa vuole parlare, se vuole restare con i propri pensieri. Cerco di far capire la mia disponibilità senza essere invadente, rispettando gli spazi di chi incontro. Nel corso di questi anni, inoltre, l’essermi ammalata anche io di tumore al seno mi ha permesso di stare dall’altra parte della barricata. Quando ricevi una diagnosi del genere a volte ti senti molto solo perché chi ti è vicino non capisce fino in fondo quello che provi. Lo sa solo chi ci è passato. Io ho avuto la fortuna di essere stata accompagnata per mano in questo percorso di cura dai medici, dai miei colleghi volontari ma soprattutto dalle tante compagne di viaggio che ho incontrato, nelle quali mi sono rispecchiata e con le quali mi sono potuta confrontare pienamente. Questo mio essere a oggi volontaria e paziente mi permette di condividere meglio le emozioni delle persone che incontro, a volte basta uno scambio di sguardi e ti dici tutto, diventa quasi un abbraccio. Quando sento che le pazienti che incontro ne hanno bisogno parlo senza remore della mia esperienza: è come dire non aver paura, se ce l’ho fatta io puoi farcela anche tu. Sfortunatamente non è sempre vero. In questi anni ho perso tante amiche ognuna delle quali mi ha lasciato un insegnamento di vita ma io sono dell’avviso che la speranza della guarigione debba restare sempre viva in chi affronta la cura per un tumore. Il volontariato mi ha dato più di quanto potessi immaginare e mi ha fatto capire quali sono le cose che contano davvero nella vita. In una società in cui siamo sempre più abituati a pensare ai fatti nostri senza guardare cosa succede a chi ci circonda mi ha fatto riscoprire il valore della solidarietà e della condivisione. Mi ha fatto tornare a credere che se anche poche persone credono in qualcosa possono ottenere risultati importanti. Ho partecipato all’organizzazione di campagne di raccolta fondi in cui noi volontari ci siamo spesi anche fisicamente per poter colmare carenze strutturali e migliorare la vita di chi è malato. Ad oggi, ad esempio, con l’aiuto della nostra associazione è finalmente stato creato in ospedale un reparto dotato di tutti i comfort con posti letto per le sole pazienti operate di tumore al seno. Concludo con un episodio che è la prova di quanto un semplice gesto possa essere importante. Un po’ di tempo fa in un gruppo di amici ho incontrato una persona che non ricordavo. Mi si è avvicinata e mi ha detto: «Io ti conosco, fai la volontaria nel reparto di senologia dell’ospedale Ruggi, quando ho scoperto di avere un tumore ero sola e piangevo fuori dell’ambulatorio, tu sei venuta e mi hai offerto un caffè».
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Oltre la cura
11 Settembre 2026
Mi chiamo Ida, ho 58 anni e faccio la volontaria presso l’Associazione Angela Serra da tanto tempo.
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Oltre la cura
11 Settembre 2026
Mi chiamo Ida, ho 58 anni e faccio la volontaria presso l’Associazione Angela Serra da tanto tempo.
per citare questo articolo
Ida Di Lorenzo:
Oltre la cura,
n. 38 - Donna,
settembre-dicembre 2026
ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile
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Titti Marrone è una giornalista e scrittrice napoletana, docente di Teorie, tecniche e storia del giornalismo all’Università Suor Orsola Benincasa.
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«Voi donne siete più… e se dicevo siete meno?»