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Illustrazione del primo piano di Dario Fo, Bruna pallante studio motive

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Parole che sanno accogliere

18 Maggio 2026
Parole sussurrate, gridate, pronunciate, scritte, mai dette.
Illustrazione del primo piano di Dario Fo, Bruna pallante studio motive

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Parole che sanno accogliere

18 Maggio 2026
Parole sussurrate, gridate, pronunciate, scritte, mai dette.

La parola da sempre ha racchiuso un mondo, rivelato sentimenti o al contrario nascosto moti dell’animo. Sempre essa è stata un’esigenza. Gli uomini primitivi, disegnando sulla roccia, cercavano di esprimere concetti, di fissarli nella mente, ma la loro era già una forma di comunicazione e attraverso questa, comunicavano. Infatti proprio attraverso i disegni ritrovati, queste prime “parole” scritte, abbiamo potuto conoscere usi e costumi di un popolo e dare forma e origine a intere civiltà. La parola da un costrutto breve e semplice si è trasformata in più complessa e forbita, anche quando è diventata sofisticata è stata un mezzo di relazione e di grande potere. Da dolcissima ammaliatrice, seducente, elegante, penso allo Stil Novo, può trasformarsi in un’arma pericolosa, dannosa, volgare. Penso alla parola, che viene usata per plagio al fine di piegare la volontà altrui alla propria, azione questa che costituisce, a mio parere, un vero e proprio crimine, tanto più grande quando la persona che subisce il plagio è fragile, debole per una qualsiasi causa. Parole che ingannano, offendono, sgretolano e spezzano i sogni, quante se ne sentono negli ultimi tempi tanto provocanti da indurre alla violenza. Fortunatamente, ci sono parallelamente parole d’amore, parole che generano amore, capaci di trasformare gli animi, di generare rispetto, parole che placano, che sanno accogliere, che uniscono. Ci sono, esistono e spero aumentino. 

per citare questo articolo

Attilio Sofia:

Parole che sanno accogliere,

n. 37 - Parole,

maggio-agosto 2026

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Ho un’urgenza che è, prima di tutto, un atto di responsabilità: tornare alla Parola. Non come semplice unità fonetica o veicolo d’informazione (che pure mi sembra importante anche se non qui, non ora), ma come infrastruttura politica e sociale.