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Orpello grafico (dettaglio di copertina)

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La legge del divenire

8 Settembre 2025
Una metamorfosi è un mutamento della forma di un essere, di una persona, di un animale, di un vegetale o anche di un minerale in un’altra forma. Riferito a una persona, in senso estensivo, può essere sinonimo di cambiamento, modificazione in genere, nell’aspetto, nel carattere, nella condotta, nella condizione di salute, nell’atteggiamento morale o spirituale. Vocabolario Treccani on line
Orpello grafico (dettaglio di copertina)

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La legge del divenire

8 Settembre 2025
Una metamorfosi è un mutamento della forma di un essere, di una persona, di un animale, di un vegetale o anche di un minerale in un’altra forma. Riferito a una persona, in senso estensivo, può essere sinonimo di cambiamento, modificazione in genere, nell’aspetto, nel carattere, nella condotta, nella condizione di salute, nell’atteggiamento morale o spirituale. Vocabolario Treccani on line

La metamorfosi può avere un carattere positivo o negativo. Trasformarsi da uomo in scarafaggio come nel racconto di Kafka o da uomini in maiali come nel decimo canto dell’Odissea sono esempi di metamorfosi negative e viceversa, trasformarsi da bestia in principe azzurro come nella favola La Bella e la Bestia o da bruco in farfalla come normalmente avviene in natura, sono esempi di metamorfosi positive. Se così è, non esiste al mondo persona, animale o cosa che non è interessato da questo fenomeno, anche se in forme diverse da quelle descritte nei libri di mitologia o nei libri di fiabe o anche in tanta letteratura fantasy. Un ovulo e uno spermatozoo, o un polline e un fiore o due atomi, che si incontrano creano le condizioni per una metamorfosi: due forme si fondono, evolvono e danno vita a una nuova forma lasciando in essa elementi della forma precedente. Nel corso del tempo le diverse forme evolvono e alla fine del loro ciclo di vita si dissolvono. La metamorfosi attraversa la letteratura, la scienza, la filosofia e ogni forma di arte di ogni tempo perché è la forma che assume il divenire. Nella sua versione simbolica e fiabesca ci proietta nella contiguità delle forme e nella rapidità e reversibilità del loro mutare. Purtroppo se le forme sono contigue e possono mutare l’una nell’altra, il tempo non è reversibile e quindi non si può riavvolgere. La reversibilità del mutamento rappresenta infatti la nostra più grande aspirazione. Riavvolgere o allungare la traiettoria del tempo ci consentirebbe di attraversare le barriere temporali e di superare i vincoli del nostro ciclo biologico. Chi non vorrebbe viaggiare nel tempo: tornare all’epoca dell’antica Grecia o affacciarsi in una strada di Roma o di Firenze tra un millennio? Chi non vorrebbe vivere l’esperienza di abitare un’ altra forma, un’ altra epoca o un’ altra storia e poi ritornare alla propria? La storia e la letteratura (non solo quella fantasy o fantascientifica) sono gli unici veicoli che possiamo usare per abitare altre forme e altri tempi, anche se solo con l’immaginazione. Forse non ci consegnano il mondo com’era o come sarà, ma solo un racconto di esso che serve a noi per cercare un senso nel nostro divenire e per accettarne l’ ineluttabile epilogo. Ogni essere che nasce, al momento in cui nasce e acquisisce una propria identità, entra nella porta del tempo dalla quale esce al termine del suo ciclo di vita, nel corso del quale subisce diverse metamorfosi. In entrambi i casi (entrata e uscita) sono, a prescindere dalla sua volontà, (salvo forse l’eccezione del suicidio per l’uscita). La metamorfosi, intesa come mutamento, rappresenta il passaggio o i passaggi dall’immanenza al divenire. In un universo senza tempo (eterno) tutto è statico, non c’è mutamento e non ci sono trasformazioni. Dicono sia così nel mondo subatomico. Le trasformazioni, i mutamenti, le metamorfosi esistono solo in funzione del divenire (il tempo che scorre). Solo gli dèi possono intervenire sulle leggi di Cronos e in qualche caso sospenderle. Ma questo avviene solo nella mitologia, in letteratura e a volte nei miracoli, per chi ci crede. Nel mondo che conosciamo le leggi del tempo sono inflessibili e non modificabili, anche se nel fiume del divenire conservano un barlume di immanenza. La bambina che si nasconde nella memoria e tra le rughe di una vecchia signora, un antico palazzo nel cuore di una grande città, tutte le archeologie, la vecchia MontBlanc e la Moleskine in un mondo di video e tastiere sono i barlumi di immanenza nelle identità che mutano forma. In esse risuona la memoria di qualcosa che non muta. C’è chi sostiene che nei nostri geni aleggia la memoria degli ominidi della savana, la loro ansia di cibo e le loro paure. E qualcosa di simile alberga nella memoria degli alberi e forse degli animali. Ma poi provate a immaginare l’Appia antica di duemila anni fa attraversata da un auto elettrica e a guida autonoma o lo sguardo del vostro bisavolo a cui raccontereste della mobilità con gli aerei low cost o degli algoritmi neurali, per cogliere l’estrema caducità di ogni traccia di immanenza nelle metamorfosi in costante divenire. Adesso siamo di nuovo alle soglie di una nuova straordinaria epocale metamorfosi che spinge i confini dell’ essere oltre i propri limiti biologici e forse oltre i confini di ciò che abbiamo inteso come tempo. Stiamo percorrendo una nuova tappa del percorso di Homo sapiens che per la prima volta lo proietta oltre sé stesso e ne affida i destini a qualcosa di alieno che lui stesso ha creato, ma che, per capacità e intelligenza, tende a superarlo diventando autonomo dal suo stesso creatore. Stiamo entrando nel nuovo mondo dell’Intelligenza Artificiale Generale (AIG). Una entità che potrebbe fuoriuscire dal ciclo biologico e inaugurare una diversa concezione del tempo. La nuova metamorfosi che si annunzia alle porte del nostro pianeta sarà data dalla sintesi di biologia e tecnologia e aprirà le porte a un nuovo salto evolutivo che porterà l’umano verso il sovrumano (confronta Nello Cristianini: Il Sovrumano, Il Mulino 2025). E con questa nuova metamorfosi dovranno fare i conti i topos e i cronos e tutti gli dèi dell’Olimpo e con essi la fantascienza e la mitologia. Non sto dicendo che questa nuova metamorfosi sarà nel segno positivo. Sto solo dicendo che è sotto i nostri occhi e che cambierà il pianeta e coloro che lo abitano. In meglio o in peggio sarà da vedere. Per adesso sembra proprio che Eraclito l’abbia avuta vinta su Parmenide e che non esiste essere senza divenire. E poi ci siamo noi, perennemente alle prese con i nostri affanni quotidiani, tutti presi dal verbo al presente che ci nasconde la prospettiva e ci rende ignari non solo delle metamorfosi globali ma anche di quelle più ordinarie che arrivano con il tempo che ineluttabile scorre. Avremo bisogno di un racconto, magari tra vent’anni, per coloro che ci saranno, per avere consapevolezza di aver vissuto nel 2025 la rivoluzione di CHAT GPT – 5 o di Gemini o Llama 3 o Claude 3, mentre eravamo affaccendati a preparare la cena e Geoffrey Hinton otteneva il Nobel per la Fisica, Demis Hassabis per la chimica e Daron Acemoğlu per l’economia, tutti per i loro contributi alla costruzione di algoritmi di A.I. Narrow. Ma forse è stato così anche per gli eventi epocali e le metamorfosi globali del passato: «Suppongo che durante il 1968 non ci fosse ancora il 1968. Allora nessuno si è messo a gridare: Ehi, questo che stiamo vivendo adesso è il grande 1968, che rimane nella storia. Tutto accade anni dopo essere accaduto… Ci vuole tempo e un racconto perché accada quanto è già accaduto… senza fretta, come si sviluppavano le fotografie di una volta, e l’immagine pian piano appariva nell’ oscurità… Probabilmente neanche nel 1939 c’ è stato il 1939, c’ è stata una mattina in cui ti sei svegliato angosciato e col mal di testa». (Georgi Gospodinov: Cronorifugio, Voland 2021). Come racconteremmo al nostro bisavolo l’evoluzione di genere, la transizione demografica e la metamorfosi della famiglia? O la transessualità? Cioè persone che decidono di abbandonare il corpo originario che non sentono come proprio per assumerne un altro? O di persone che si sono ritrovate prive di parti del proprio corpo per errori della natura o per incidenti e che le hanno integrate con ausili robotici? Metamorfosi anche queste. Difficili da raccontare a un qualsiasi cittadino del 1800 che vedeva morire le persone di setticemia semplicemente per la banale assenza di igiene, ma utili per consentirci di immaginare oltre l’immaginabile le metamorfosi future. Forse tra vent’anni avremo bisogno di un racconto. Avremo bisogno di leggerlo magari in un romanzo e di parlarne a colazione nel mentre ci accingiamo a scalare una nuova giornata e un drone bussa alla finestra per consegnarci un pacco di Amazon. Di una cosa però bisogna avere consapevolezza. Il tempo si è messo a correre veloce, forse troppo per il noi che eravamo. E forse avremo bisogno di una nuova radicale metamorfosi  per riuscire ad abitarlo. Forse la metamorfosi è già in atto ma riusciremo a scoprirlo solo tra qualche decennio, quando qualcuno che volge la testa al passato per guardare al futuro ce lo racconterà. E ci racconterà anche quello che di noi permane ancora nel veloce fluire del tempo.

per citare questo articolo

Porfidio Monda:

La legge del divenire,

n. 35 - Metamorfosi,

settembre-dicembre 2025

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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La moglie di Lot si volta a guardare Sodoma bruciare e si trasforma in una statua di sale, Gregor Samsa, nel racconto di Kafka, risvegliandosi, si trova mutato in uno scarafaggio, Yeong-Hye, nel romanzo La Vegetariana di Han Kang, di fronte alla insopportabile violenza del genere umano, decide di rinunciare a tale condizione e vuole trasformarsi in pianta, nutrendosi solo di liquidi.