Nell’apprendimento della chimica, a qualsiasi studente è nota la famosa frase di Lavoisier: «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma», l’enunciato del padre della Chimica che spiega con semplicità le molteplici mutazioni che informano, nel tempo, la materia sulla terra. A tale principio scientifico corrisponde, in latino, dal Proemio di Ovidio Omnia mutantur, nihil interit: tutto cambia, nulla perisce, espressione attribuita a Pitagora per sintetizzare il pensiero dell’ autore latino, che affronta, nei 15 libri del suo poema più famoso, ben 250 trasformazioni, tra i quali il celebre mito di Apollo e Dafne. Ed è proprio a questa narrazione che si ispira Gianlorenzo Bernini, quando riesce a tradurre in immagini la leggenda, forse più famosa, tratta proprio dall’opera di Ovidio. L’artista ritrae nel marmo Apollo, invaghito, che corre e tende il braccio per fermare Dafne, e la ninfa, la bocca spalancata e gli occhi sbarrati, colta nel momento di stupore che accompagna la sua mutazione da fanciulla in albero di alloro. Nella vita scolastica, la ricorrenza delle metamorfosi e lo studio di tante trasformazioni, fisiche, letterarie, chimiche sembra preparare i giovani alla vita, anticipando il carattere di mutazione continua che ne caratterizza l’evoluzione. A partire da Eraclito, il concetto di divenire continuo della realtà, sociale, economica, tecnologica, sempre più attuale, si ripresenta ciclicamente nel pensiero scientifico e filosofico, negli scritti di tanti autori e stimola alunni e studenti a guardare la vita non più come una dimensione statica, fondata su certezze immutabili ma come spazio dinamico e mutevole, nel quale occorre ricercare assetti connotati da un equilibrio dinamico, continuamente instabile. In tale contesto, la finalità stessa della scuola, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado, può essere individuata nel processo di accompagnamento dei giovani nel loro percorso di crescita, da bambini ad adolescenti: un processo di vera e propria trasformazione che investe l’aspetto fisico, la voce, le modalità di comunicazione e di relazione tra di loro e con gli adulti. In realtà, si tratta di una vera e propria metamorfosi che, sotto la spinta ormonale, porta ragazze e ragazzi a una rapida e significativa trasformazione, per la quale, spesso, i giovani hanno difficoltà a riconoscersi, dal punto di vista fisico e caratteriale, a identificare le proprie emozioni, a trovare un nuovo equilibrio personale, a stabilire relazioni sane con i propri pari e con gli adulti. Un periodo molto complesso e difficile della vita, durante il quale la scuola può svolgere una funzione importantissima, a condizione di interrogarsi sulle proprie finalità, sui propri metodi e strumenti, sugli assetti e sul ruolo che esercita nel contesto attuale. In tempi recenti, infatti, la scuola, che sembrava configurarsi come il luogo più resistente alle trasformazioni indotte dall’evoluzione sociale, economica, tecnologica, con aule sempre uguali a se stesse, spazi anonimi e spesso degradati, sta rapidamente cambiando. Gli edifici grigi e anonimi lasciano il posto ad architetture complesse e articolate, con stanze colorate e multifunzionali e ambienti di apprendimento flessibili, disponibili a connotazioni e setting funzionali diversi in ragione della tipologia di attività che vi dovrà trovare posto: dai banchi disposti a isole, per il lavoro in piccoli gruppi, alla disposizione a esedra, per il confronto collettivo e il dibattito. Gli ambienti di apprendimento, intesi come gli spazi fisici e relazionali nei quali il soggetto compie un’esperienza di apprendimento insieme ad altri, assumono connotazioni organizzative complessive — degli spazi non solo fisici, ma anche virtuali e relazionali — nei quali l’apprendimento ha luogo, organizzazione che dovrebbe essere funzionale, piacevole ed accogliente. Più in dettaglio, tali ambienti assumono, in tempi recenti, configurazioni innovative, nelle quali accolgono nuove risorse, capaci di integrare nella didattica l’utilizzo delle tecnologie. Sono tante, infatti, le sperimentazioni in atto in Italia, già da tanti anni, che, perseguono un complessivo, generale rinnovamento della scuola, dall’infanzia alla primaria, alla secondaria di primo e secondo grado, secondo una visione globale e sistemica che vuole promuovere autonomia, partecipazione e responsabilità. Al centro del processo di rinnovamento della scuola italiana è l’innovazione delle metodologie didattiche anche attraverso l’integrazione di strumenti digitali. In particolare, emerge l’importanza di superare il modello di insegnamento tradizionale di stampo trasmissivo, incentrato sulla lezione frontale e promuovere la sperimentazione e la diffusione capillare in tutte le scuole di nuove metodologie, focalizzate sulla didattica per competenze, di tipo collaborativo ed esperienziale, per promuovere e sostenere il coinvolgimento attivo degli studenti. In sintesi, la metamorfosi che investe la scuola, e che deve essere necessariamente calata in una prospettiva europea, si concentra sull’ambiente di apprendimento, sul carattere laboratoriale della didattica, sulla necessità di superare i tradizionali metodi trasmissivi per innovare le metodologie, rendendo l’alunno protagonista dei processi di apprendimento e promuovendo nuove modalità per il perseguimento delle finalità principali della scuola, con particolare attenzione al ciclo primario: favorire la scolarizzazione e la responsabilizzazione di alunne e alunni, sostenere la motivazione all’apprendimento, anche attraverso la maturazione di un metodo di studio efficace, consolidare le competenze di base, potenziare l’orientamento, a partire dalla individuazione e dalla valorizzazione di attitudini e vocazioni.
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Nella mitologia classica, la metamorfosi è il linguaggio degli dei.