La leggerezza e la semplicità conducono all’essenziale, ciò che è essenziale nella sua immediatezza evidente è accessibile e comprensibile potenzialmente a tutti. Il lavoro, pertanto, che in ogni campo del sapere va compiuto sulla realtà, è esattamente questo: la ricerca di quella essenzialità attraverso la leggerezza/semplicità, che, a sua volta, genera empatia relazionale e inclusività. Tale processo è un ritorno al nocciolo dell’essere umano semplificando la complessità — soprattutto della attuale società contemporanea — nel tentativo di restare umani nella relazione. Sempre nella professione di avvocato — che esercito da ormai da quasi 20 anni — vi è uno sforzo costante di leggerezza/semplificazione della complessità del Sistema e di incontro empatico-relazionale con la persona/cliente, questa modalità consente alla persona/cliente un più compiuto accesso alla macchina burocratico della Giustizia italiana e alla complessità stessa della ratio sottesa alla Legge — che non ammette ignoranza.
L’ignoranza della Legge, però, esiste nel mondo reale e crea ingiustizie ed esclusioni, perciò ogni buon operatore del diritto (avvocato, giudice, cancelliere…) ha il dovere/compito di tradurre e alleggerire la pesantezza del Sistema per consentire la comprensibilità e l’accesso alla Giustizia per tutti. Un tale lavoro sulla realtà non può mai non accompagnarsi — alchemicamente — con un faticoso lavoro su stessi e sui propri limiti intellettuali e caratteriali, si scopre, quindi, che per rendere leggeri se stessi e la realtà circostante — che sia un tribunale, un posto di lavoro o un nucleo familiare — bisogna necessariamente passare per le forche caudine della pesantezza, senza la quale non si conquista la leggerezza di una realtà più accessibile e giusta, così come un animo più armonioso e compiuto. Non a caso Calvino nel suo testo sulla leggerezza scrive: «La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso» La leggerezza, quindi, è anche precisione e determinazione, frutto di un lavoro costante su se stessi, un allenamento quotidiano sulla precisione delle proprie competenze e sulla determinazione della propria volontà. Il tratto stesso di uno dei più grandi pittori del Novecento, e non solo, è la sublimazione della leggerezza che sa farsi semplicità ed essenzialità: Pablo Picasso nei suoi celebri disegni scompone sempre più la complessità della figura animale e umana per raggiungere in una sola leggera linea/tratto il cuore dell’essenza del reale. Tant’è che arriverà a dichiarare: «a dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino». Disegnare come un bambino nella sua leggera semplicità è la conquista di una vita, il cuore di quella essenza è il frutto, come dice anche Calvino, di un continuo lavorio nel togliere peso alla vita, poiché l’anima della realtà è leggera e semplice, come quella di un bambino.Per questo Gesù nel Vangelo di Marco recita «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro, infatti, appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso»; per questo una mente illuminata e leggera, come la filosofa statunitense Martha Nussbaum, ha teorizzato che l’indicatore di una società realmente giusta e democratica si misura sulle capacità consentite ai bambini — e così anche alle persone disabili, ai povere, ai carcerati… con le relative accessibilità reali ai servizi offerti dalla comunità, dai benefit sociali alla cultura, dal lavoro alla sanità, al fine di consentire a ogni individuo la possibilità concreta di intraprendere un progetto di vita secondo le proprie capacità. Abbiamo pertanto un altro nesso: leggerezza/capacità, questo nesso consente la possibilità di una vita compiuta per tutti: se in una società un bambino, una persona disabile, una persona povera possono accedere con semplicità ed efficacia a un servizio sociale, sanitario, culturale erogato dalla comunità, allora vi è una concreta dignità per la persona nell’ambito di una società realmente democratica e giusta.
Da qui il lavoro che da 12 anni pratico ogni anno, come presidente della sezione A.N.P.I. di Scafati “Dino Fienga”, nelle scuole con i bambini e i ragazzi di ogni ordine e grado. Quest’anno, in una lunga cavalcata di quasi due mesi tra aprile e maggio, ho introdotto il tema della Costituzione Italiana nei suoi elementi essenziali di Libertà, Uguaglianza, Solidarietà, Giustizia e Pace non solo ai ragazzi delle quinte superiori e delle terze medie inferiori ma anche ai bambini delle quinte elementari. Per la prima volta ho affrontato la sfida di entrare in relazione in termini leggerezza con bambini di 9-10 anni su un tema profondo e complesso quale quello Carta costituzionale, anche in questo caso l’unica strada è stata quella del lavoro sulla ricerca dell’essenza per raggiungere la semplicità utile a rendere accessibile un tema necessario all’essere pienamente persona e cittadino all’interno di una comunità di liberi ed eguali. Ho dovuto, pertanto, ripensare le mie stesse competenze giuridiche e rielaborarle per poterle, a mia volta, donare in un rapporto empatico e relazionale a una moltitudine di bambini di ogni estrazione sociale, declinando ogni appuntamento con approcci diversi, a seconda dei luoghi, delle situazioni, dei soggetti che avevo davanti, ma sempre con uno stesso metodo: la leggerezza/semplicità dei contenuti di realtà, i quali nella loro essenzialità non richiedono altro che di essere incarnati in corpi che sappiano volare leggeri nel cuore di ognuno di noi. Resta, infine, una domanda aperta per tutti noi: è possibile sempre ridurre la complessità del reale nello sguardo leggero della semplicità? Milan Kundera con il magnifico titolo del suo libro L’insostenibile leggerezza dell’essere in fondo sembra volerci dire di no: non è sempre possibile, poiché alcune scelte storiche ed esistenziali (sentimentali, politiche, lavorative…) restano un campo aperto di possibilità, nel quale non sempre è facile trovare l’essenza del vero con la conseguenza che ogni nostra scelta/decisone è soggetta all’errore, all’incomprensione e al peso della gravità terrestre.