INTRODUZIONE
Gabriella Sorrentino
Al gruppo è stato chiesto, utilizzando strategie di combinatoria linguistica, a partire dai testi dello scrittore Franco Arminio, avendo presente il tema della leggerezza richiesto da questo numero. Con questo lavoro si è voluto evidenziare l’importanza del ritrovarsi nelle parole dell’autore: sono state scelte infatti frasi significative per il gruppo-mamme e che descrivevano particolari situazioni o stati d’animo vissute in prima persona. Le parole, ancora una volta, si sono confermate ponte e punto d’incontro; il re-impastarle ha seguito un processo accorto e accurato con l’attenzione nel preservare la sacralità del pensiero di Arminio; il gruppo Medea se ne è “appropriato” con ossequioso rispetto, donando nuovi significati e un senso rinnovato.
Mai una tregua, mai una tregua con nessuno. Se provi a darti rigore sembra che stai dietro solo ai fatti tuoi. E se vai dietro agli altri pare che non hai rigore. Ci vuole una tregua in mezzo al mondo, ci vuole una grande resa.
E poi arriva uno sguardo, un urlo in cui il mondo si scuce, ti guarda da dentro e non ti riconosce. Allora senti che non c’è accordo con nessuno. Dunque: esci per incontrare un albero, innamorati del mondo, ma non farne una storia, un vanto. E sappi che sei salvo quando si svela la tua pochezza. Pensa alla fortuna di non essere capito. Pensa che c’è un punto in cui tutto si rompe. Non evitarlo mai quel punto, da lì puoi uscire dalla prigione in cui ti mette ogni volere, la prigione del benessere o del dispiacere.
Il disamore non è mai reciproco. Uno dice che l’amore è finito, l’altro è sempre un po’ stupito.
Stai molto di più all’aria aperta. Ascolta un anziano, lascia che parli della sua vita. Leggi poesie ad alta voce. Esprimi ammirazione per qualcuno. Esci all’alba ogni tanto. Passa un po’ di tempo vicino ad un animale, prova a sentire il mondo con gli occhi di una mosca e con le zampe di un cane.
I luoghi come le persone possono essere attraversati, ma mai raggiunti. Non si arriva mai, non si sta mai in un luogo. La permanenza è sempre una condizione immaginaria. La vita è sempre una faccenda di apparizioni. Si appare a qualcuno, ci appare qualcuno.
Monaci col casco intorno alla chiesa di Norcia. Il vaso di vetro ben fermo sulla scrivania di una casa squarciata a Norcia. Una fontana bellissima a Camarda. I papaveri fioriti nelle case rotte a Sant’Eusanio Forconese. La sedia celeste davanti alla sede dell’INAIL all’Aquila. La scritta sul portone “TORNATE A FOSSA”. Appena possibile ci voglio andare a Fossa, voglio capire chi è andato via e chi è tornato.
Se togli un po’ di cose dalla tua vita, se ti alleggerisci, qualcuno se ne accorge. Dio in persona si interessa a chi si svuota, li ringrazia rinfrescandogli il viso.
Coltivare. Incontrare una donna vuol dire che ci è stato assegnato un pezzo di cielo. Amare non è volere qualcosa da qualcuno, non è aspettare il desiderio degli altri, ma coltivare un pezzo di cielo qui sulla terra.
Metto le dita nelle orme delle capre, provo a camminare con loro.
La neve che vedono i bambini non è la stessa che vedono gli adulti.
Portami al mare stamattina, portami alla luce. Portami al buio nel pomeriggio, distesi su un fianco, fermi e silenziosi, sentiamo l’odore della mela, il rumore delle formiche. Stare bene, stare vicino alle cose, è assai più di essere felici.
La prima volta non fu quando ci spogliammo, ma qualche giorno prima, mentre parlavi sotto un albero.
Sentivo zone lontane del mio corpo che tornavano a casa.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza.
Sereno e senza speranza, esci di casa, guarda. Segui la terra, regala le tue vertebre ai passanti. Alla fine dei tuoi giorni resteranno le tue imprudenze, più che gli indugi, resteranno i canti.
Quello che conta è capire che la giornata, una giornata qualsiasi, è il tuo splendore. Abbi cura di andare in giro, non restare fermo come uno straccio sotto il ferro da stiro. Concedetevi una vacanza intorno a un filo d’erba, concedetevi al silenzio e alla luce, alla muta lussuria di una rosa.