Beige, grigio o al massimo verde: queste le tristi variazioni cromatiche che nella mia vita da alunna, docente e, in parte, da dirigente scolastico, ho vissuto nelle aule della scuola. Eppure il colore riveste un ruolo fondamentale nei processi di apprendimento insieme alla luce e alla qualità degli spazi, dal punto di vista estetico, possono svolgere un ruolo fondamentale nella motivazione allo studio e nel successo formativo degli alunni. Nel contesto dell’approccio costruttivista, la qualità ambientale degli edifici scolastici riveste un peso considerevole nella comunicazione docente-alunno e condiziona gli esiti dei percorsi di insegnamento-apprendimento che hanno luogo in tali spazi, fino a essere considerato, da alcuni pedagogisti, primo tra tutti Loris Malaguzzi, dopo la famiglia e la scuola, il “terzo educatore”. Ed è in questa prospettiva che la Scuola Secondaria Statale “Gennaro Aspreno Rocco” di Afragola, ha adottato il Modello DADA (Didattiche per Ambienti Di Apprendimento), modello didattico e organizzativo fondato dai dirigenti scolastici Lidia Cangemi e Ottavio Fattorini, che ha conseguito molteplici risultati positivi. Il Modello prevede la trasformazione dell’aula tradizionale in aula-ambiente di apprendimento. Uno spazio tematizzato, assegnato a uno o più docenti di una stessa disciplina, che caratterizzano tale ambiente in ragione delle esigenze specifiche della materia e del proprio stile di insegnamento. In ragione dell’orario compattato, il gruppo classe si sposta da un’aula laboratorio all’altra, spazi flessibili ma colorati e curati dal punto di vista funzionale ed estetico e nei quali ha luogo un’esperienza con un più spinto carattere laboratoriale, che consente di approdare a processi di apprendimento attivi, nei quali l’alunno assume un ruolo centrale. Ma il colore, anzi, i colori, che meglio restituiscono il vero significato del fare scuola, sono quelli legati al carattere multiculturale e multietnico che, nel nostro Paese, ormai da anni, i processi di apprendimento assumono. Ormai da decenni, la connotazione globale che ha assunto la nostra civiltà e i flussi migratori che si intersecano sul globo terrestre, hanno portato, nel nostro Paese, tante famiglie provenienti da altre nazioni europee, ma anche dall’Africa e dai paesi asiatici, e tanti alunni di prima generazione, appena arrivati e di seconda generazione, figli di genitori stranieri nati in Italia. Dall’approfondimento pubblicato sul sito del Ministero dell’Istruzione, nel luglio 2022, sulla presenza degli alunni stranieri in Italia, si evince che la presenza degli studenti con cittadinanza non italiana, nel 2020/2021, ha subìto una flessione di circa 11.000 unità su un totale di 865.388, che lascia, però, pressoché inalterata la percentuale di immigrati del circa 10% a causa del più generale calo demografico della popolazione italiana. La lettura dei dati del Ministero dell’Istruzione consente, tuttavia, di registrare una distribuzione degli alunni stranieri, nelle regioni italiane, non uniforme: sul totale, il 65,3% si concentra al Nord mentre al Centro i ragazzi con cittadinanza non italiana sono il 22,2% della popolazione scolastica e al Sud il 12,5%. La Lombardia sembra registrare il record delle presenze, che ammontavano, nel 2020/2021, a 220.771 studenti non italiani, più di un quarto delle presenze straniere nel nostro Paese: in alcune classi delle scuole lombarde si annota una presenza quasi esclusiva di alunni stranieri mentre al Sud le presenze di alunni stranieri si contano per lo più sulle dita di una sola mano. Se i tassi di scolarità (il rapporto tra gli alunni totali di un determinato ordine di scuola e la popolazione della corrispondente fascia di età) sono per lo più simili a quelli degli studenti italiani, gli esiti di apprendimento restituiscono differenze e analogie con la popolazione scolastica italiana e risultano essere altresì condizionati dall’area geografica di appartenenza. Dal Rapporto Invalsi del 2018 emerge che, se la scuola italiana si connota generalmente come scuola inclusiva, è possibile, tuttavia, registrare una discrasia tra i risultati di apprendimento degli alunni stranieri presenti in Italia e i loro italici coetanei. Nella prova di italiano, gli esiti degli alunni stranieri sono infatti più bassi di quelli autoctoni, in particolare per gli immigrati di prima generazione. I risultati nella prova di matematica, seppure connotati dal medesimo divario, sono altresì caratterizzati da un progressivo miglioramento con il progredire del percorso scolastico. I risultati migliori sono ottenuti dagli alunni stranieri nella prova di inglese, che rivela una maggiore familiarità degli studenti non italiani con l’uso delle lingue. La considerazione più amara riguarda, invece, il divario geografico Nord-Sud che sembra pesare anche sugli alunni stranieri: nelle classi meridionali si riduce la forbice tra il rendimento scolastico dei ragazzi nativi e stranieri e si abbassa il livello generale delle competenze di tutta la popolazione.
Se gli aspetti quantitativi non sono confortanti, gli aspetti qualitativi legati alla presenza di alunni stranieri, nei limiti numerici che contraddistinguono la presenza di immigrati nelle scuole italiane del Sud Italia, fanno rilevare un notevole contributo della scuola multietnica ai processi di apprendimento. La possibilità di confronto e di scambio tra ragazzi di varie culture e di differenti etnie, se opportunamente valorizzata dai docenti, costituisce significativo fattore di stimolo a superare pericolosi pregiudizi e ad aprire la mente a prospettive ancora ignorate; rappresenta una sollecitazione ad abituarsi alla convivenza quotidiana con chi è proficuamente diverso da noi; promuove un incoraggiamento ad assumere atteggiamenti, in Italia ormai ignoti, di considerazione e di aspettativa nei confronti della scuola e una motivazione allo studio che, in altri paesi, economicamente più deprivati, viene ancora considerato fattore di promozione sociale. Ma l’esperienza più toccante che lascia apprezzare lo splendore dei mille colori dell’inclusione viene fuori dal vissuto scolastico di tutti i giorni: dagli studenti ucraini che, dopo il 24 febbraio 2022, hanno restituito significato e spessore culturale alle nostre aule, dando vita a un vero processo di scambio culturale, dal dialetto napoletano alla lingua ucraina, all’inclusione dei nostri alunni “speciali” che vedono pienamente coinvolti alunni stranieri, pazienti e premurosi, che si prestano al gioco e all’amorevole cura dei loro coetanei.