PREMESSA
a cura di Sara Diamare
Nella relazione medico-paziente per l’uso della mascherina e dei necessari dispositivi di protezione individuale (DPI) da pandemia da Covid-19 è venuto a mancare quel contatto mediato dal tocco e dalla mimica facciale che sosteneva la comunicazione. Ciò ha spostato su altri canali l’attenzione stimolando la comunicazione attraverso lo sguardo. Anche nella telemedicina i canali percettivo comunicativi sono ridotti esclusivamente alla vista ed all’udito. Ciò ci fa interrogare su come attivare una buona relazione con modalità alternative.
Motivare all’adozione di comportamenti salutari durante il periodo di pandemia ha posto ulteriori sfide che investono la dimensione del bisogno percepito dal singolo e dalla comunità. Ciò significa attivare la consapevolezza di ciascuno e dei gruppi sulla differenza fra desideri indotti dai mass media e bisogni profondi che consentono di stare bene ed in buona salute. Tale consapevolezza psicocorporea nasce nella relazione, dal rispecchiamento positivo con l’altro e si traduce nell’agire a favore della Comunità e dell’ambiente. Questa consapevolezza, nell’ottica One Health, pone non più solo la persona, ma l’ambiente al centro dell’attenzione salutogenica perché la salute dell’individuo e di tutta la comunità dipende dalla salute dell’ambiente, della terra in cui viviamo e da cui traiamo vita, e dalla capacità dell’ambiente costruito di facilitare l’adozione di stili di vita salutari. Una delle sfide degli operatori e delle organizzazioni sanitarie per consentire la promozione, la protezione, la cura e il mantenimento della salute è dunque motivare alla responsabilizzazione di tutti gli attori attivandone il coinvolgimento nei processi decisionali a favore della salute nell’ottica di One Health. Questo approccio mette il cittadino/paziente al centro di un sistema integrato e connesso: come realizzarlo? Come attivarsi in questo difficile momento storico in cui isolamento e globalizzazione rendono il concetto di partecipazione un obiettivo e non un punto di partenza per l’individuo nelle relazioni e nella vita della comunità? Quali le implicazioni organizzative? Formative? Tecnologiche? Socioculturali?
COME EVITARE L’EMARGINAZIONE E ATTIVARE L’INCLUSIONE
a cura di Donatella Tramontano
L’essere umano è animale sociale, per questo ha bisogno dell’opportunità di partecipare pienamente alla vita della comunità in cui vive, se vuole crescere, svilupparsi e realizzare il proprio potenziale. Ma alcuni sono esclusi da questa opportunità, sono spinti ai margini, alla periferia della società, esclusi dai suoi processi fondamentali, non integrati nel suo tessuto, non sono in grado di partecipare alla formazione delle regole della società in cui vivono e far sentire la propria voce. Le persone emarginate sono più povere dei poveri, non solo non hanno un accesso equo alle opportunità, ma, nella maggior parte dei casi, nemmeno ai servizi che permettono loro di vivere una vita dignitosa e felice come le infrastrutture — anche quelle di base come l’elettricità e l’acqua corrente — e servizi come l’istruzione pubblica, l’assistenza sanitaria o il sistema di previdenza sociale. Le cause dell’emarginazione sono tantissime e variano molto in contesti sociali differenti. Anche se la povertà è un elemento comune dell’emarginazione in ogni dove, non è l’unico, infatti si può non essere poveri ed essere emarginati per razza, religione, sesso, casta, età, disabilità o altra identità sociale e, last but not least, la paura. Ciò che ci appare diversoda noi o da quello che consideriamo normaleci fa paura e non tentiamo nemmeno di capire, di comprendere, di approfondire, di conoscere, non lo vogliamo vedere, lo allontaniamo. L’emarginazione diventa così frutto della nostra incapacità, in altre parole della nostra “ignoranza”. E ancora, in questo momento storico in cui l’insicurezza e la incertezza per il futuro ci avvolgono come una viscida melma, c’è la paura di perdere, un piccolo privilegio, un piccolo vantaggio. Ognuno si chiude nel suo egoistico microcosmo, alza muri e barriere convinto che chiudere fuori dalla porte il diverso, qualsiasi diverso, sia l’antidoto e la soluzione alle nostre paure. Infine, non dobbiamo e non possiamo dimenticare che per alcuni il diverso è la causa prima di tutti i mali, dal decadimento morale, alla povertà crescente, all’insicurezza per il futuro e come tale va eliminato in un modo o nell’altro. L’emarginazione trova anche terreno fertile nello stravolgimento di valori che ingenuamente consideravamo consolidati come la caritas, la pietas e il senso della responsabilità, se un bambino viene picchiato perché è grasso o se una persona viene angariata perché è disabile. La responsabilità, sì, siamo diventati bravissimi a scaricare su altri i nostri errori e i nostri fallimenti, non ci assumiamo più nessuna responsabilità — principalmente quella di scegliere, seguiamo l’imbonitore di turno che ci accarezza la pancia. Come “isole nella corrente” siamo sempre più soli, sempre un po’ più egoisti, sempre meno capaci di stare insieme. Solo fermando questa deriva centrifuga, ricostruendo il senso della comunità e della partecipazione, solo ricominciando ad assumerci la responsabilità di essere una comunità che lavora per il bene di tutti, solo comprendendo che ognuno da solo non ce la può fare e che il contributo di tutti è un valore per la costruzione di una comunità degna di questo nome, solo allora potremo costruire una strategia seria per evitare l’emarginazione.
COMUNITÀ TERRITORIALI E ORGANIZZAZIONI QUALI LUOGHI PER PROMUOVERE SALUTE. ALCUNI SPUNTI DAL CONVEGNO INTERNAZIONALE 9ICCP
A cura di Angela Ranucci, Fortuna Procentese
In un’epoca come la nostra, squarciata con violenza dai contemporanei eventi sanitari, torna a farsi strada la necessità di una profonda riflessione sulle più efficaci modalità di condivisione di conoscenza, di engagement, attraverso percorsi di convivenza e responsabilità (Procentese, F. et al., 2019 a; b, 2022) atti a promuovere partecipazione, collaborazione nelle comunità territoriali e organizzative, contesti entro i quali generare percorsi di salute. La disciplina psicologica che, fin dalla propria fondazione, ha contribuito all’innovazione dei servizi per la salute è la Psicologia di Comunità (Francescato et al. 2002, 2005); da sempre, è quella proiettata verso le comunità territoriali e organizzative: suo principale approccio allo studio dei fenomeni sociali è il rapporto tra l’individuo e la collettività. Specifico compito dello Psicologo è compendiare, nella sua operosa attività, ricerca e pratica: intrecciando relazioni di collaborazione con i cittadini per pianificare e attuare il cambiamento nelle comunità locali e organizzative, attivando processi di promozione della giustizia sociale, e prevenendo, conseguentemente, quelle situazioni di disagio collettivo e individuale che potrebbero innescare pericolosi triggers. Il recente confronto nell’ambito della Conferenza mondiale di Psicologia di Comunità, tenutasi a Napoli dal 21 al 24 settembre 2022 nella sede del Centro Congressi di Via Parthenope 36, guidato dalla Conference President Prof.ssa Caterina Arcidiacono, docente di Psicologia di Comunità presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Il Congresso “ICCP 2022 Community Regeneration. Bonds and bridges among people and environments” ha ospitato psicologi, psicoterapeuti provenienti da varie parti del mondo, uniti a riflettere su temi, metodi e proposte di grande rilievo scientifico. I lavori si sono articolati in diversi spazi di dialogo e presentazione: 12 workshops in presenza, 33 simposi, 158 presentazioni, 15 tavole rotonde — di cui una planetaria — 27 posters e 3 keynotes per riflettere insieme, accomunati da un desiderio di rinnovamento e dalla simultanea condivisione di best practices realizzate localmente in ciascun paese, utili a fornire un modello procedurale di azione congiunta e a mobilitare ulteriori spazi di riflessione. Condotti in modalità sincrona e asincrona, intervallati in un sistema misto (in presenza/virtuale/ibrido), gli interventi si sono susseguiti, durante le varie giornate, in modo variegato. Le aule tematiche, significativamente denominate (“Engagement”, “Empowerment”, “Trust”, “Conviviality”, “Fairness”, “Resilience”, “Space”, “Aula Magna”) hanno fatto da luoghi in cui ha preso forma il dibattito sulle attuali sfide sociali presenti nello scenario mondiale. Workshop e presentazioni che hanno creato una costellazione di apporti variegati hanno spaziato attraverso le più disparate tematiche, trattate in modo trasversale e cross-culturale, con lezioni interattive simultaneamente proiettate all’intero globo. In collegamento 45 paesi: psicologi e iscritti connessi dal Giappone all’Italia, dal Perù al Sud-Africa, dagli USA al Regno Unito, dal Messico al Portogallo, dal Brasile all’Egitto, dal Cile alla Grecia, dall’Australia alla Spagna.
Ne derivano nuovi risultati, fresche deduzioni e anche fertili sfide da concretizzare nei prossimi anni. Al proposito, l’European Community Psychology Association ECPA (Board Member professoressa Fortuna Procentese, altresì Presidentessa della Società Italiana di Psicologia di comunità SI.P.CO.) creata dal network nazionale, europeo e mondiale degli Psicologi di Comunità, si riunirà in periodico appuntamento, per rinnovare i propri intenti: la prossima Conferenza nazionale si terrà in Italia ad Aosta (2023) mentre quella mondiale si terrà a Montevideo, in Uruguay, nel 2024.
L’IMPLICAZIONE NELLA CURA DI SÉ COME PROCESSO PARTECIPATIVO
A cura di Maria Francesca Freda, Daniela Lemmo e Maria Luisa Martino
Da qualche decennio, il campo della cura e della promozione della salute è attraversato da profondi mutamenti. Il progresso scientifico della stessa medicina si evolve molto rapidamente comportando così molteplici implicazioni sociali, che riguardano in primo luogo il modello culturale della relazione sanitaria e si estendono, poi, ai più ampi sistemi sociali, all’economia e alle scelte politiche. In una società in cui si vive più a lungo e in condizioni di salute più compromesse col passar degli anni, con un aumento di malattie croniche e condizioni multi patologiche, il modello sanitario di engagement costituisce una proposta concreta e innovativa per riorganizzare i sistemi sanitari e coinvolgere attivamente tutti gli attori che partecipano al percorso di cura (Graffigna & Barello, 2018a). Con il termine engagement ci riferiamo nello specifico a un’esperienza multidimensionale che comporta un’implicazione del soggetto, a livello cognitivo, emotivo e comportamentale, verso la gestione della propria salute (Graffigna & Barello, 2018 b). Partecipare attivamente alla cura di sé significa, secondo noi, implicarsi in un processo — emotivamente impegnativo — di mantenimento-monitoraggio della propria salute; comprensione dei rischi; elaborazione di una possibile diagnosi; accettazione e integrazione del limite introdotto dalla malattia nella propria vita; gestione quotidiana del nuovo posizionamento soggettivo nel percorso sanitario. Nella nostra prospettiva, questo tipo di implicazione soggettiva — volta dunque alla costruzione di titolarità, padronanza e competenza — introduce molteplici sfide e focalizza l’attenzione su dimensioni psicologiche, emotive, culturali e identitarie che possono essere affrontate solo se integrate all’interno di un nuovo modello di prassi sanitarie che trasformi la dipendenza e la rigida asimmetria del rapporto medico-paziente in un paradigma di tipo collaborativo (Freda, 2021; Freda et al. 2019; Maiello et al. 2022). Tale paradigma mostra come l’implicazione nella cura non sia solo del paziente, ma anche del caregiver e dei professionisti sanitari, valorizzando conoscenze, vissuti, aspettative di tutti gli attori coinvolti. È all’interno di tale cornice che può essere pensato l’uso delle tecnologie sanitarie digitali, come risorsa abilitante il processo di engagement che va posta in integrazione ad altre tipologie di intervento. In quest’ottica, nella quale due o più soggetti si ingaggiano in una relazione curativa, le possibilità offerte dalle tecnologie, potranno svolgere il ruolo di facilitatori del processo di engagement, mettendo al centro dell’attenzione la cura dell’alleanza tra umanità e digitale, delle relazioni e della rete e al fine di migliorare la qualità e la sostenibilità della cura (Wannheden et al. 2021; Peters et al.2018). Concludendo, va segnalato il rischio che la tecnologia, se calata dall’alto, possa diventare sostitutiva della relazione tra la persona sofferente e il suo team assistenziale: vale a dire un ulteriore peso per i sanitari e il preludio di una condizione di isolamento delle persone dinanzi a strumenti che assumono la delega del pensiero e delle competenze. Perché si promuova un uso efficace della tecnologia nella prassi medica, che coadiuvi la relazione sanitaria, occorre adottare uno sguardo non volto alla persuasione dei singoli partecipanti, bensì volto alle competenze che entrambi i poli della relazione possono costruire. In altri termini, questo significa riconoscere che l’implicazione all’interno del percorso di cura vuole valorizzare il ruolo soggettivo, unico e irripetibile, di cui ognuno è portatore nel carico dello sviluppo della salute come bene comune sostenibile.
QUALE INFORMAZIONE PER UN REALE EMPOWERMENT IN AMBITO SANITARIO: LE TECNOLOGIE ABILITANTI
a cura di Cristina Mele & Tiziana Russo Spena
Il digitale rappresenta una delle sfide più importanti che il settore della sanità, anche nel periodo post pandemico, è chiamata ad affrontare. Nel 2020 la sanità digitale in Italia valeva circa 3 miliardi di euro e si prevede raggiunga i 4 miliardi entro il 2024. La crescita del mercato sarà ulteriormente sostenuta dall’attuazione del PNRR che per il quinquennio 2021-2026 prevede un piano di investimenti che impatterà direttamente sul mercato italiano della salute digitale per circa 10 miliardi di euro con l’obiettivo di supportare lo sviluppo di un ecosistema sanitario capace di capitalizzare le spinte trasformative prodotte dalla trasformazione digitale. La digitalizzazione introduce importanti vantaggi non soltanto in riferimento alla relazione medico-paziente, ma anche in termini di maggiore coordinamento tra i vari attori coinvolti nell’ecosistema sanitario. I sistemi sanitari sono caratterizzati da processi di creazione di valore composti da una partecipazione eterogenea di pazienti, medici, assistenti sanitari, ospedali e diversi altri attori (Russo Spena and Mele, 2019; Balta et al., 2021). La componente della tecnologia non può essere considerata solo un mezzo attraverso il quale si modificano le singole attività legate alla produzione e erogazione dei servizi sanitari, ma come uno strumento attraverso cui si trasformano e si innovano i processi e le relazioni sia all’interno delle organizzazioni sia nei rapporti con altri attori (Mele and Russo Spena, 2019; Tighe et al.2020). L’ecosistema sanitario diventa sempre più data-driven e la mole dei dati sanitari pro-capite è destinata ad aumentare in maniera esponenziale (US National Library of Medicine National Institutes of Health, 2016). Occorre, dunque, individuare gli strumenti attraverso cui gestire la crescente complessità delle informazioni, considerato il notevole impatto che un’efficiente gestione di questi dati può avere sulla salute della popolazione. Da un lato lo sviluppo di nuove piattaforme digitali rappresenta la realizzazione di un “sistema di servizi integrati in rete” per migliorare l’accuratezza e la precisione nella diagnosi, e fornire un’informazione tempestiva ai pazienti per la prevenzione di molte patologie, con effetti sia sul fronte della qualità erogata sia dei costi sostenuti (Addicott et al. 2006; Torres et al. 2008). Dall’altro lato, i dati prodotti direttamente dall’ ecosistema sanitario, si aggiungono a quelli generati dai pazienti stessi nella gestione della propria salute attraverso le applicazioni di monitoraggio e informazione, sempre più diffuse sugli smartphone, e le reti sociali dedicate alla salute. Dati che costituiscono un bacino inestimabile, al quale potrebbero attingere le istituzioni di ricerca per migliorare i percorsi di cura e la qualità dei servizi sanitari. In tale contesto si colloca il “One Digital Health”, un processo che mira a digitalizzare gli ecosistemi sanitari, attraverso un approccio sistemico che pone l’enfasi sul potenziale impatto positivo delle innovazioni tecnologiche sulla salute umana. Il concetto di patient empowerment riassume le caratteristiche fondamentali della nuova concezione di servizio di cura, in quanto pone in evidenza l’educazione alla salute del paziente, la responsabilità e la partecipazione attiva nella gestione dell’assistenza sanitaria. In quest’ottica, il processo di empowerment non è altro che il passaggio da un approccio passivo a uno proattivo, in cui il paziente partecipa attivamente alle scelte dei percorsi assistenziali e terapeutici più adeguati. La consapevolezza delle persone e la tendenza ad assumere atteggiamenti sempre più partecipativi divengono elementi chiave nell’ecosistema digitale. I pazienti rivestono un ruolo centrale anche nelle scelte organizzative delle aziende: si osserva un rovesciamento della tradizionale gerarchia “medico-paziente” in un binomio “paziente-medico” in cui non è più il medico a essere decisore assoluto dello stato di salute altrui ma, al contrario, è il paziente che partecipa attivamente al processo di cura (Balta et al., 2021). Diviene, quindi, fondamentale fare affidamento sulla condivisione delle informazioni attraverso lo sviluppo di sistemi di insights e di engagement resi possibili dalle nuove ed emergenti smart technologies (Mele and Russo Spena, 2022). Attraverso l’implementazione delle innovazioni digitali è possibile rivoluzionare la patient experience, concetto centrale all’interno dei nuovi ecosistemi sanitari digitali (Russo Spena and Mele 2019). Difatti, il miglioramento dell’esperienza dei singoli pazienti è anche alla base del cosiddetto modello Triple Aim, introdotto dall’Institute for Healthcare Improvement nel 2007, il cui obiettivo è proprio quello di migliorare la salute della popolazione e l’esperienza dei pazienti, riducendo al contempo i costi dell’assistenza (Kokko, 2022; Elton & O’Riordan, 2016). Il miglioramento della patient experience diviene possibile durante l’intero ciclo del patient journey: si riferisce al percorso che una persona compie per affrontare una condizione medica o una malattia, durante il quale il paziente incontra diversi attori, strumenti e fasi (Chan et al., 2022). Ogni viaggio ha un punto di partenza e momenti cruciali che comportano scoperte e ostacoli, che portano a un punto di arrivo. I molteplici attori che il paziente incontra lungo questo percorso rappresentano anch’essi parte del suo viaggio paziente e le loro interazioni sono definite touchpoint del servizio (Halvorsrud et al., 2019). Dal punto di vista del singolo paziente (Simonse et al., 2019), il viaggio consiste in una serie di esperienze evocate dall’interazione con altri attori dell’ecosistema sanitario (Reay et al., 2017). L’uso crescente di tecnologie digitali e basate sull’intelligenza artificiale può accrescere l’empowerment e modificare l’esperienza complessiva durante l’intero patient journey (Marzullo et al., 2023).
IMPLICAZIONI ORGANIZZATIVE DELL’APPROCCIO INTEGRATO ED INCENTRATO SULLA PERSONA PER L’EROGAZIONE DEI SERVIZI PER LA SALUTE: LE OPPORTUNITÀ DEL PNRR
a cura di Lorenzo Mercurio, Vincenzo De Luca
La pandemia, fra i mille cambiamenti apportati, ha influenzato negativamente anche il rapporto con noi stessi: il lock down, l’impossibilità di uscire per una semplice passeggiata o una cena, il non poter andare in palestra o dal parrucchiere, hanno ridimensionato notevolmente quella che prima era la cura per noi stessi. Per questo, in tale periodo, si è resa necessaria e indispensabile l’attivazione di percorsi volti a stimolare nuovamente l’interesse dell’individuo motivando alla cura di sé, all’adozione di sani stili di vita, all’ innovazione, ma anche alla creatività, e allo sviluppo personale attraverso la conoscenza delle life skills. Per sostenere un processo di partecipazione, nel periodo di emergenza pandemica (e non solo), la U.O.C. Qualità e Umanizzazione dell’ASL Napoli 1 Centro https://www.aslnapoli1centro.it/uoc-qualita-e-umanizzazione , attraverso le attività di psicologia della salute e del lavoro, promosse da un team di psicologi tirocinanti e volontari coordinati dalla Dott.ssa Sara Diamare, già Referente del servizio, sono state implementati vari interventi con l’obiettivo di mantenere viva la socialità, la presenza e l’inclusione della comunità servita:
- I Salotti del Benessere©, ideati quale metodo di salutogenesi, dalla dottoressa Sara Diamare, per promuovere la salute e il benessere in uno spazio relazionale dove viene favorita l’apertura comunicativa tra il paziente, i caregivers e gli operatori sanitari, attraverso un percorso di condivisione e di “Empowerment”, ossia di potenziamento delle proprie capacità nel costruire la propria salute con l’acquisizione di strumenti nuovi per migliorare la qualità della propria vita. Tale metodo, privilegia un’ottica salutogenica per promuovere salute e benessere, anche in campo sociale, assistenziale e sanitario. È rivolto ai pazienti, agli operatori e a tutta la comunità. Pertanto invita a una lettura delle problematiche dei destinatari dei servizi in termini di risorse interne o sociali da intercettare, stimolare e incrementare a favore della Comunità. Il metodo è stato pertanto presentato al Congresso “ICCP 2022 Community Regeneration. Bonds and bridges among people and environments”. L’obiettivo generale dei Salotti del Benessere divenuti “Virtuali” https://sway.office.com/jBFDVmfEWLvaV3Ea è infatti quello di promuovere un ampio spazio relazionale, anche on line, tra il paziente e l’équipe di professionisti, con una modalità interattiva che favorisce e supporta la modifica di alcune abitudini comportamentali perniciose per il proprio stato di salute. Il metodo prevede laboratori pratici con l’utilizzo di tecniche di Comunicazione Non Verbale/Espressive e di Arti-Terapie, indirizzando gli utenti verso ciascuna delle Cinque Chiavi del Benessere previste dal Metodo:
- Chiave del Respiro Consapevole;
- Chiave del Rilassamento;
- Chiave del Nutrimento;
- Chiave dell’Emozione;
- Chiave del Movimento e dell’Empowerment.
Durante i laboratori esperienziali psicocorporei sono state utilizzate nello specifico le seguenti tecniche:
- Rilassamento muscolare progressivo;
- Vegetoterapia/Bioenergetica;
- Danza Movimento Terapia Apid®;
- Arteterapia/ EEICC©;
- Mindfulness.
- “Health Advocacy ed Empowerment Psicocorporeo”, moduli didattici e di promozione della salute nati per contrastare il burnout del personale sanitario in periodo pandemico. La modalità didattica ha consentito la partecipazione degli operatori in orario di servizio anche alle attività di prevenzione dei Salotti del Benessere© con interventi interattivi e multidisciplinari per la co-costruzione di setting che hanno dimostrando nel tempo una forte valenza nell’educazione a sani stili di vita e sostegno alla cura di disturbi con connotazioni psico-somatiche e comportamentali. Tale intervento ha visto coinvolti operatori provenienti da vari servizi ospedalieri e territoriali al fine di sviluppare, nella relazione con gli altri operatori, ma a partire da sé stessi, quella consapevolezza psico-corporea che consente di trasmettere in modo efficace i contenuti ai pazienti e ai caregiver, favorendo l’adozione di sani stili di vita.
- Valorizzazione, anche questo intervento che si è espletato in orario di servizio con una modalità interattiva ed esperienziale ha consentito al personale sanitario una riflessione sulle modalità per mantenere, in condizioni di emergenza e urgenza, il benessere psicologico individuale e di gruppo come indispensabile fulcro per il miglioramento continuo della qualità, analizzando le criticità del servizio offerto e trovando, nella condivisione in piccoli gruppi, azioni correttive da proporre alla Direzione raccolte in un Iperbook. Ciò si è realizzato anche attraverso l’esplorazione delle Life Skills “l’insieme di competenze personali sociali e relazionali, che regolano il generale rapporto io/mondo… ” in laboratori esperienziali e giochi strutturati che hanno sostenuto e promosso il lavoro di metanalisi di gruppo in un clima di condivisione ed accoglienza reciproca.
Di vitale importanza è stata dunque la formazione di gruppi organizzati o informali anche su piattaforme virtuali nell’ottica di Enterprise 2.0: fondamentali per non perdere la fiducia nella possibilità dell’inclusione di persone e di punti di vista diversi, attraverso la condivisione e l’ascolto, anche in periodo di lockdown.
È in tal modo rimasta viva la fiducia nella forza della “partecipazione”: l’utilizzo dei social e di piattaforme emergenti, che ha tenuto in vita il senso di inclusione, dando la possibilità agli individui di far parte di una community, anche virtualmente; una community nata allo scopo di sostenere la resilienza ed il benessere ‘nonostante tutto’.
COME ATTIVARE DINAMICHE DI COLLABORAZIONE PER UNA STRATEGIA SANITARIA IN OTTICA DI ONE HEALTH?
a cura di Maria Triassi, Maddalena Illario
Le sfide che i nostri sistemi sanitari si trovano ad affrontare richiedono un cambiamento paradigmatico delle modalità di erogazione dei servizi per la salute, per passare da un approccio reattivo alla malattia a un approccio proattivo rispetto alla salute individuale e collettiva. Tale approccio pone il cittadino al centro di un sistema integrato e connesso, e lo coinvolge nell’individuazione di percorsi diagnostico-terapeutici innovativi, disegnati tenendo in conto le diverse esigenze e finalizzati a consentire a ciascuno il raggiungimento del miglior stato di salute possibile. Ne deriva una profonda trasformazione dei sistemi sanitari, con implicazioni organizzative importanti, e ricadute sui percorsi formativi e sull’aggiornamento professionale in senso interdisciplinare. La rivisitazione delle cure territoriali potenziando gli approcci innovativi e gli interventi di prevenzione e promozione della salute personalizzati per target e setting consente anche di implementare l’integrazione ospedale-territorio, con importanti impatti sulla sostenibilità degli interventi e sugli outcomes di salute. Di particolare rilevanza il ruolo degli ospedali universitari, dove si realizza l’integrazione tra ricerca, formazione e assistenza ideale per la progettazione, sperimentazione e implementazione di nuove modalità di servizio. In un contesto di ecosistema si realizza quella convivenza collaborativa tra eccellenze ospedaliere ed universitarie arricchita da una rete di collaborazioni con le realtà territoriali con ripercussioni sia sugli aspetti didattici dedicati agli studenti, sia su quelli dedicati alla formazione ed all’aggiornamento professionale.
CONCLUSIONI
a cura di Maddalena Illario
Nel complesso scenario attuale della salute, le collaborazioni multi-attore e inter-organizzazione sono un elemento abilitante fondamentale per implementare la trasformazione verso un sistema più resiliente, efficace e sostenibile. È possibile avvalersi di ecosistemi innovativi già sperimentati ampiamente in Europa e in Italia: i Reference Sites Europei per l’invecchiamento sano e attivo lifecourse perché essi supportano lo scambio di esperienze e buone pratiche innovative validate. Tali ecosistemi sono basati su dinamiche partecipative paritetiche, ed offrono infatti un ambiente aperto, dinamico e flessibile capace di supportare il dialogo tra comunità scientifiche, cittadini, istituzioni e imprese nello sforzo comune di potenziare le capacità individuali e collettive, migliorare la qualità di vita, e attivare dinamiche di sviluppo sostenibile calate sulle diverse realtà territoriali.
AUTORI
Maddalena Illario
Dipartimento Sanità Pubblica, Università degli Studi di Napoli Federico II
U.O.S. Ricerca e Sviluppo – Azienda Ospedaliera Federico II
Fortuna Procentese
Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II
Sara Diamare
U.O.C. Psicologia Clinica AT DS 33, A.S.L. Napoli 1 Centro
Valentina Busiello
U.O.C. Psicologia Clinica AT DS 33, A.S.L. Napoli 1 Centro
Emilia D’Anna
U.O.C. Psicologia Clinica AT DS 33, A.S.L. Napoli 1 Centro
Angela Ranucci
U.O.C. Psicologia Clinica AT DS 33, A.S.L. Napoli 1 Centro
Donatella Tramontano
Fondazione GENS
Vincenzo De Luca
Dipartimento Sanità Pubblica, Università degli Studi di Napoli Federico II
Lorenzo Mercurio
Dipartimento Sanità Pubblica, Università degli Studi di Napoli Federico II
Cristina Mele
Dipartimento di Economia, Management ed Istituzioni, Università degli Studi di Napoli Federico II
Tiziana Russo Spena
Dipartimento di Economia, Management ed Istituzioni, Università degli Studi di Napoli Federico II
Maria Francesca Freda
Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II
Daniela Lemmo
Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II
Maria Luisa Martino
Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II
Maria Triassi
Dipartimento Sanità Pubblica, Università degli Studi di Napoli Federico II
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
Fortuna Procentese, Flora Gatti: Senso di Convivenza Responsabile: Quale Ruolo nella Relazione tra Partecipazione e Benessere Sociale? [Sense of responsible togetherness: Which role within the relationship between social participation and well-being?] — Psicologia Sociale — 2019
Fortuna Procentese, Flora Gatti, Annarita Falanga: Sense of responsible togetherness, sense of community and participation: Looking at the relationships in a university campus Sense of responsible togetherness, sense of community and participation: Looking at the relationships in a university campus — Human Affairs — 2019
Fortuna Procentese, Flora Gatti: Sense of Responsible Togetherness, Sense of Community, and Civic Engagement Behaviors: Disentangling an Active and Engaged Citizenship — Journal of Community and Applied Social Psychology — 2022
Caterina Arcidiacono, Norma De Piccoli, Terri Mannarini, Elena Marta: Psicologia di Comunità — Prospettive e concetti chiave, vol. 1 — FrancoAngeli — 2021
Caterina Arcidiacono, Norma De Piccoli, Terri Mannarini, Elena Marta: Psicologia di Comunità. Metodologia, ricerca e intervento, vol. 2 — FrancoAngeli — 2021
Donata Francescato, Manuela Tomai, Guido Ghirelli: Fondamenti di psicologia di comunità. Principi, strumenti ed aree d’intervento — Carocci — 2002
Donata Francescato, Manuela Tomai: Psicologia di comunità per i mondi del lavoro: sanità, azienda e terzo settore — Carocci — 2005
Maria Francesca Freda: La salute come bene comune sostenibile — Psicologia della Salute Issue 3 — 2021
Maria Francesca Freda, Liva Savarese, Pasquale Dolce, Raffaele De Luca Picione: Caregivers’ Sensemaking of Children’s Hereditary Angioedema: A Semiotic Narrative Analysis of the Sense of Grip on the Disease — Frontiers in Psychology — 2019
Guendalina Graffigna, Serena Barello: Spotlight on the Patient Health Engagement model (PHE model): a psychosocial theory to understand people’s meaningful engagement in their own health care — Patient Prefer Adherence — 2018
Guendalina Graffigna, Serena Barello, ENGAGEMENT: Un nuovo modello di partecipazione in sanità — Pensiero Scientifico Editore — 2018
Assunta Maiello, Ersilia Auriemma, Raffaele De Luca Picione, Daniela Pacella, Maria Francesca Freda: Giving Meaning to Non-Communicable Illness: Mixed-Method Research on Sense of Grip on Disease (SoGoD) — Healthcare — 2022
Dorian Peters D, Rafael A. Calvo, Richard M. Ryan: Designing for motivation, engagement and wellbeing in digital experience — Front Psychol — 2018
Caroline Wannheden, Terese Stenfors, Andrea Stenling, Ulrica von Thiele Schwarz: Satisfied or Frustrated? A Qualitative Analysis of Need Satisfying and Need Frustrating Experiences of Engaging With Digital Health Technology in Chronic Care — Front Public Health — 2021
Cristina Mele e Tiziana Russo-Spena: Innovazione nelle pratiche socio materiali: il caso dell’Io e nell’ecosistema sanitario — Manuale di scienza dei servizi, volume II — Springer, Cham — 2019
MG Balta, et al.: Modulazione dell’ospite e trattamento della malattia parodontale — Journal of Dental Research — 2021
Rachel Addicott, Gerry McGivern e Ewan Ferlie: Reti, apprendimento organizzativo e gestione della conoscenza: le reti del cancro del SSN — Denaro pubblico e gestione — 2006
Méndez-Arriaga, F., Torres-Palma, RA, Pétrier, C., Esplugas, S., Gimenez, J. e Pulgarin, C.: Trattamento ad ultrasuoni dell’acqua contaminata da ibuprofene. Ricerca sull’acqua — 2008
Anna Arnone et al.: Benessere organizzativo e soddisfazione lavorativa: studio cross-sectional in una popolazione di infermieri — NSC Nurs — 2020
Sara Diamare: Empowerment psicocorporeo come strategia di BenEssere e prevenzione del burn out nei servizi di cura — Rivista Educazione Sanitaria e Promozione della Salute — 2010
Sara Diamare: I salotti del Benessere — Poligrafica F.lli Ariello Editori s.a.s. — 2015
Sara Diamare: Un metodo di Embodied Education in Riabilitazione: approcci di valutazione partecipata e di empowerment psicocorporeo — Journal of Advanced Health Care — 2019
Sara Diamare, Giuseppe Cinquegrana, Emilia D’Anna, Arianna Glorioso, Malvina Goretti, Sara Scia: I Salotti Virtuali del Benessere — La Salute Umana — 2021
Sara Diamare, Ciro Verdoliva, Maria Corvino, Michele Ciarfera, Arianna Glorioso et al.: Health Advocacy and Psycho-body empowerment: An affective Salutogenic Model to fight Burnout syndrome addressed to Health Managers, Health and Social Workers — Journal of Advanced Health Care — 2021
Ana Puig et al.: Relazione tra burnout lavorativo e benessere personale nei professionisti della salute mentale — Journal of Employment Counseling — 2012
SITOGRAFIA
S.I.P.CO. – Società Italiana della Psicologia di Comunità
ECPA – European Community Psychology Association
ICCP – International Community Psychology Conferences
Global Journal of Community Psychology Practice