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Copertina Orione n. 21 - Condivisione - 5

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La responsabilità della salute è di tutti

1 Dicembre 2020
La pandemia da Covid-19 attualmente in corso ci ha dimostrato che le malattie non hanno confini: geografici, sociali, culturali, etnici, evidenziando che non esistono soluzioni semplici a sfide così complesse.
Copertina Orione n. 21 - Condivisione - 5

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La responsabilità della salute è di tutti

1 Dicembre 2020
La pandemia da Covid-19 attualmente in corso ci ha dimostrato che le malattie non hanno confini: geografici, sociali, culturali, etnici, evidenziando che non esistono soluzioni semplici a sfide così complesse.

PREMESSA

a cura di Maddalena Illario

La necessità di collaborazione interistituzionale e interdisciplinare declinata a livello regionale, nazionale e internazionale implica la condivisione di strategie e priorità che si basano sulla condivisione di informazioni, metodi ed approcci coerenti tra professionalità e cittadini. Questo concetto di condivisione è anche alla base dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite,[1] che sollecita un’alleanza globale per affrontare le sfide sociali che tutti i Paesi si trovano di fronte e riconosce che la lotta alla povertà è un elemento essenziale delle strategie di crescita economica, ed implica la risoluzione di una serie di fabbisogni sociali che includono l’educazione, la salute, la protezione sociale e le opportunità di lavoro, il cambiamento climatico. Attualmente questi obiettivi includono anche una cornice di riferimento per la ripresa post-Covid-19capace di contrastare la sofferenza umana, la destabilizzazione dell’economia e il peggioramento delle diseguaglianze sociali e di salute determinate dalla pandemia, costruendo società più resilienti. Le disuguaglianze sociali influiscono infatti sulla salute e sulla mortalità della popolazione,[2, 3] e riflettono una distribuzione ingiusta dei rischi e delle risorse sanitarie che possono essere risolte solo attraverso uno sforzo collettivo. Esistono diverse opportunità di collaborazione internazionale, rappresentate ad esempio dalla rete dell’OMS COVID-19 Italy Vulnerabilities (CIV-N), che supporta il dialogo tra diversi stakeholders per rispondere ai quesiti circa l’equità delle conseguenze dell’esposizione al virus e delle misure di contenimento del contagio e le misure che dovrebbero essere implementate per mitigarne l’impatto sulla salute e il benessere dei gruppi più vulnerabili della popolazione. Un altro esempio di rete che supporta la costruzione di ecosistemi complessi per la salute è il Reference Site Collaborative Network (RSCN), comunità internazionale dedicata alla trasformazione digitale della salute e delle cure attraverso lo scambio di buone pratiche tra i partecipanti. La partecipazione quindi ad attività collaborative strutturate a livello locale, nazionale ed internazionale è imprescindibile per tutte le componenti della società civile, ed i nostri sforzi per il futuro dovranno essere rivolti alla creazione di sinergie tra i diversi livelli per garantire l’efficacia e la sostenibilità di interventi ed investimenti rivolti alle sfide più impegnative che ci troviamo ad affrontare nel presente, e che non mancheranno nel futuro.

CONDIVIDERE LA RESPONSABILITÀ PER LA SALUTE ATTRAVERSO LO SHARING DELLE SOLUZIONI E DEI DATI

a cura di Vincenzo De Luca

Sharing economy è un modo di distribuire beni e servizi che differisce dal tradizionale modello di società che assume dipendenti e vende prodotti ai consumatori. Nell’economia della condivisione, si dice che gli individui affittino o condividano cose come la propria auto, casa e tempo personale con altri individui in modo peer-to-peer. Allo stesso modo, affrontare le sfide demografiche e sanitarie richiede un approccio proattivo e centrato sul cittadino che consenta loro di assumersi una maggiore responsabilità circa il proprio stato di salute e il proprio benessere, fornendo, e allo stesso tempo condividendo, informazioni e servizi che favoriscono una vita sana e attiva più a lungo. La Partnership Europea per l’Innovazione sull’Invecchiamento Sano e Attivo favorisce lo scambio di buone pratiche tra organizzazioni europee a vario titolo interessate alla trasformazione digitale della salute e della cura, attraverso lo strumento del gemellaggio, in cui un originator condivide le esperienze e le soluzioni, tecnologiche e organizzative, con un adopter. Lo scopo ultimo del gemellaggio è favorire lo scale-up delle soluzioni proposte, ovvero l’adozione su più vasta scala di strumenti e soluzioni precedentemente adottati in altri contesti, spesso con bisogni simili. Un’ampia platea di utenti è presupposto per l’economia della condivisione, la quale consente da un lato di raccogliere e condividere un patrimonio di dati, conoscenze e strumenti, in maniera omogenea, e, dall’altro di utilizzare in maniera multicentrica dati sanitari e personali. L’utilizzo secondario dei dati, consentirebbe di monitorare in maniera anonimizzata i fattori di rischio nella popolazione e implementare politiche sanitarie e di prevenzione mirate a specifiche malattie, in particolare quelle legate agli stili di vita. A tal fine, è fondamentale migliorare l’integrazione organizzativa e tecnologica tra i sistemi sociali e sanitari, anche transfrontalieri, come evidenziato durante la pandemia COVID-19. L’interoperabilità dei flussi dati è stata sottolineata sia nel piano d’azione per la sanità elettronica del 2012 che nella comunicazione del 2018 sulla trasformazione digitale della salute e delle cure.

 LA CONDIVISIONE  NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

a cura di Maria Teresa Gianni

Nella pubblica amministrazione il dipendente nel suo lavoro quotidiano è chiamato a interagire con diversi attori, quali ad esempio, colleghi e vertici dell’amministrazione di appartenenza, dipendenti e strutture di altre amministrazioni, cittadini e imprese. L’interazione e la condivisione devono andare ben oltre il mero adempimento normativo, ma devono costituire un vero e proprio strumento di programmazione strategica dell’Azione Pubblica. Nell’ambito dell’ASL Salerno, in alcune Macrostrutture, il dipendente  può servirsi di un ventaglio di strumenti tecnologici per gestire la comunicazione e la condivisione di documenti e informazioni nei propri processi di lavoro, ovvero posta elettronica ordinaria, intranet istituzionale e cartelle condivise in rete e inoltre può avvalersi di  sistemi sempre più evoluti, quali le applicazioni di instant messaging o di audio video conferencing e le soluzioni di condivisione e sincronizzazione di file. Ovviamente, il fruitore di tali strumenti deve avere la competenza necessaria per il loro corretto utilizzo e deve, inoltre, sviluppare la capacità di scegliere e utilizzare in ogni occasione lo strumento più appropriato in relazione ai diversi fattori quali possono essere la natura e la complessità del contenuto da veicolare, il grado di formalità richiesto e la presenza di eventuali vincoli normativi da rispettare. È un  gesto d’amore l’arte del condividere le cose che si sono apprese, le piccole e grandi lezioni che la vita ci ha impartito. Seneca, nelle sue lettere a Lucilio, riportate nell’opera Un soldo di pensiero, conosceva bene il valore del sapere condiviso, ovvero come testualmente scriveva «il possesso di nessun bene, materiale o spirituale che sia, non è piacevole se non c’è uno che ne partecipi con noi».  È molto piacevole ricevere un libro pieno di “orecchie” e di appunti, magari, con le pagine un po’ glossate e arricchite da sottolineature. È un gesto d’amore in senso lato, lasciare nei libri che si leggono dei segni del proprio vissuto. Il dono d’affetto che dedica Seneca a Lucilio, come  riportato in un splendido passo: «Ti manderò i libri stessi e, affinché tu non spenda troppa fatica a cercare qu e là i pensieri atti a giovarti, metterò dei segni; così ti balzeranno subito agli occhi quei passi che giudico migliori e che ammiro». I pensieri atti a giovarci sono gli stessi che Seneca raccoglie con cura, come fossero un tributo, cioè il soldo da cui prende il nome la raccolta.

SHARING, CONDIVISIONE, COMPARTECIPAZIONE E RETI DURANTE L’EMERGENZA

a cura di Sara Diamare

Durante l’epidemia di Ebola in Africa occidentale (Laverack, 2017) si è evidenziato che l’attivazione delle reti e delle comunità contribuisce a mitigare l’impatto sociale ed economico di alcuni provvedimenti, viceversa approcci preconfezionati top-down risolvono solo i timori della sostenibilità rispetto alla maggiore complessità strategica degli approcci partecipativi. È stata condotta un’analisi in quattro paesi europei (Spagna, Olanda, Irlanda, Islanda) che ha dimostrato la fattibilità di identificare sinergie tra le istituzioni e le reti presenti nelle diverse comunità prima, durante e dopo una data emergenza epidemica (Vries et al, 2020). Anche in Italia la mobilitazione di volontari durante questa recente pandemia da parte di organizzazioni non governative, università e organizzazioni della comunità ha garantito l’indispensabile supporto per consegnare beni essenziali, distribuire le mascherine, prendersi cura delle persone vulnerabili. Venendo a mancare l’usuale sostegno sociale delle reti famigliari e amicali, durante il lockdown, le persone hanno condiviso un aiuto a livello di condominio, quartiere o città. La programmazionecon le organizzazioni della comunità e le reti di volontariato da parte delle istituzioni sarebbe invece una buona pratica che permetterebbe un supporto più sistematico ed equo a tutte le persone, specialmente a quelle più vulnerabili. La psicologia della salute può, allo scopo, svolgere un ruolo importante sia durante la pandemia che nel periodo post-epidemia supportando le attività per affrontare lo stress lavorativo e lo stigma che rende problematica la vita degli operatori sanitari coinvolti nel sostegno ai pazienti COVID, temuti anche come “untori” nei propri condomini, lavorare in sinergia con le famiglie dei sopravvissuti e consentire una riabilitazione psicofisica con la telemedicina, fornire supporto sociale alle comunità disagiate, promuovere l’uso di servizi tra cui le vaccinazioni e il counselling psicologico. Il rischio reale che la morbilità e la mortalità dovute a problemi psicologici e di salute non legati alla pandemia aumentino significativamente è constatabile. In questi mesi in cui la crisi è stata più forte tutte le risorse disponibili sono state riorientate per contrastare l’epidemia e in molti casi i programmi di prevenzione sono stati sospesi in tutto il territorio regionale. Un orientamento psicologico negativo, esclusivamente protettivo, induce però alla dipendenza, perché la gente intimorita e angosciata, si rinchiude in comportamenti difensivi o compensatori, paradossalmente a danno della propria salute psichica e fisica. Il circolo vizioso che si instaura è un comprensibile atteggiamento di ribellione controdipendente da coloro che salvaguardano la salute che viceversa non favorisce l’empowerment e la proattività salutogenetica, ovvero non promuove la salute. È invece necessario che tutte le attività di promozione di stili di vita salutari (corretta alimentazione, adeguati livelli di attività fisica e psicofisica, prevenzione del consumo di alcool e fumo di sigaretta eccetera), le vaccinazioni, i programmi di screening, i programmi con le scuole, i programmi dedicati ad affrontare lo stress, la salute mentale e la violenza domestica vengano potenziate seguendo il sistema a doppio binario raccomandato fra l’altro dall’OMS-Europa. Soprattutto durante la cosiddetta fase 2 le misure di prevenzione devono essere mantenute e tutti gli individui della comunità hanno un ruolo importante nel realizzarne e facilitarne l’attuazione. Bisogna cioè comprendere cosa significa passare dal rilevamento e trattamento dei casi gravi al rilevamento e isolamento di tutti i casi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità individua all’uopo il pieno coinvolgimento delle comunità, raccomanda nello specifico non solo di informare i cittadini, ma di interpellarli quando le misure per il controllo dell’epidemia sono implementate o revocate. Nello specifico, molte delle misure per proteggere cittadini e lavoratori dall’infezione sono basate sul cambiamento di comportamenti: lavare le mani, indossare mascherine, mantenere la distanza fisica, evitare assembramenti, adottare correttamente i dispositivi di protezione quando si lavora.  Ma cambiare il comportamento delle persone non è possibile con strategie che si limitano a informare sui rischi, minacciare sanzioni e controllare quello che succede. Ne sono la prova le prime settimane di post-lockdown, in cui si sono registrati assembramenti senza mascherine in bar, piazze, spiagge con le conseguenze che stiamo patendo nuovamente. Il potenziamento dei servizi territoriali, necessario per affrontare l’epidemia anche nella fase 2, dovrebbe infatti comprendere anche professionisti esperti in psicologia della salute e della comunità poiché promuovere il benessere e la salute non è un esercizio delle comunità ricche che si possono permettere in tempi “normali”, ma uno strumento importante per rendere resilientela popolazione consentendole di affrontare un momento di crisi come quello che stiamo vivendo. L’attuazione del nuovo piano nazionale della prevenzione dovrebbe sostenere fortemente questa prospettiva inserendola in modo strutturale nella programmazione delle regioni e nei piani attuativi delle aziende sanitarie locali.

NELLA COPPIA E NELLA FAMIGLIA

a cura di Keoma Colapietro

La parola condivisione racchiude in sé sia il concetto di possesso che quello di comunione, di appartenenza e fiducia. Tale concetto risulta essere il fondamento nella strutturazione delle relazioni umane, dalla coppia, alla famiglia, fino alla società. La parola coppia deriva dal latino copula, che significa congiunzione, legame, insieme. Incontrando la coppia si incontra un organismo complesso dotato di un’economia affettiva che trascende l’individualità. Affinché la relazione si sviluppi occorre che ciascun membro della coppia sappia prendersi cura dell’altro e sappia uscire da una prospettiva autoreferenziale: solo così si potrà costruire una identità di coppia. L’amore fra due coniugi, infatti, è basato sul sostegno e sulla cooperazione, sulla condivisione, dunque sulla reciprocità che deve sussistere sia in presenza di aspetti che accomunano e rendono simili i due coniugi, sia in presenza di differenze e discrepanze. La coppia può essere considerata tale solo se si pone un obiettivo da raggiungere, un progetto significativo che dà senso alla relazione stessa intesa come profonda condivisione e non come mera vicinanza fra due individui che portano avanti ciascuno la propria vita. Nell’ultimo secolo la concezione del matrimonio è cambiata molto: da fatto sociale è diventata un fatto personale, da alleanza tra famiglie è diventata un patto di fiducia tra due individui. Quindi la coppia  — e le individualità che la compongono — ha acquisito più importanza rispetto al matrimonio inteso come fatto sociale e istituzionale e questo ha fatto sì che l’intimità intesa come scambio di pensieri, sentimenti e aspettative di ricevere comprensione e sostegno, abbia preso il sopravvento sull’impegno. La coppia, come forma di convivenza spesso tanto desiderata, è spesso fonte di situazioni inaspettate. Il desiderio di vivere in coppia è un obiettivo fin da adolescenti, quando la natura detta le sue leggi e spinge le persone a cercarsi, a frequentarsi, a scegliersi, volersi e amarsi. Accanto ad una spinta biologica, c’è un motivo personale, l’unione fa la forza, e affrontare la vita con vicino una persona che ti ama è sicuramente gratificante e dovrebbe portare quella gioia che stando da soli può mancare. Vivere in coppia ha le sue regole. Perché le cose possano funzionare, il concetto base della relazione è la condivisione. Si dice appunto che la felicità è reale se viene condivisa.

L’unione di coppia si alimenta di ogni momento in cui si dedica tempo per trovare insieme la scelta migliore nelle decisioni da prendere per entrambi. La voglia di rendere partecipe chi si è scelto è importante anche se si pensa alla progettualità, dove vogliamo essere tra un anno, tra dieci anni. Costruire un percorso fatto di obiettivi, che trovano la giusta dimensione non in un’ambizione divisa tra lui e lei, ma condivisa con lui e lei. Condivisione e fiducia sono elementi che qualificano la relazione. E per questo è importante la comunicazione: per dare espressione al proprio vissuto e condividerlo. La condivisione si realizza anche nell’aspetto pratico della coppia, per cui “il tuo problema è il mio problema”, un po’ drastica come affermazione, ma è da cogliere il senso. Così la condivisione diventa una risorsa, sempre nel rispetto delle forze in campo, ed evitando che possa diventare una sorta di alibi per non impegnarsi a fondo con la propria forza di volontà. Sviluppare questo è una modalità di coping relazionale. Permette di innescare meccanismi di resilienza condivisa, che moltiplicano le possibilità di soluzione e rendono più forti le persone che scelgono di vivere in questo modo. 

Una coppia fondata sul concetto della condivisione non può che favorire la formazione di una famiglia in cui regna la condivisione emotiva, affettiva e personale nel rispetto dell’individualità di ciascun membro. Negli ultimi decenni, il concetto di famiglia ha subito innumerevoli modificazioni. È infatti possibile parlare di famiglie nucleari, senza struttura, solitarie, estese, multiple, complesse, coniugali intime, patriarcali, immodificabili, con contratti a termine, e chissà quante altre definizioni. Appare, inoltre, in costante crescita il fenomeno del single. Tutto ciò lascia chiaramente comprendere la motivazione per la quale ci sono due modalità interpretative di fondo: profamily e antifamily. Come nella coppia anche nella famiglia la condivisione favorisce la strutturazione delle emozioni, dei pensieri e dei comportamenti. In tale ottica, c’è una matrice comune e condivisa che fornisce il nucleo centrale e condiviso del sistema di riferimento. Pur tuttavia, dovrebbe essere garantita a ciascun componente la possibilità di essere se stesso e quindi, di essere in parte diverso dagli altri. Con queste premesse viene salvaguardata la possibilità di parlare la stessa lingua(incontrarsi e capirsi) ma di dire cose diverse in rapporto a ruolo, età, funzione assolta, sesso, aspettative, bisogni personali. Conseguentemente, cercare di definire con modalità esaustive cosa sia una famiglia non è cosa semplice. È senza dubbio un luogo privilegiato. Non certamente I’unico, ma decisamente il più significativo, quasi fossimo in presenza di una microsocietà incapsulata ove si strutturano: i legami permanenti e vincolanti, le relazioni dinamiche, la stabilità emotiva necessaria per favorire la crescita e l’evoluzione degli individui che la costituiscono. In particolare, nella ASL Caserta, il Dipartimento delle Fragilità,, attraverso l’équipe del Centro per l’Anziano Fragile di San Cipriano d’Aversa, in collaborazione con la Facoltà di Ingegneria di Biotecnologia Medica dell’Università Federico II, attualmente sta partecipando al Twinning con la Francia intitolato REHAB-LAB, promosso dalla rete Pro.MIS. Il progetto prevede la strutturazione di un laboratorio in cui, attraverso l’uso di una stampante 3D, i pazienti stampano direttamente i presidi sanitari di cui hanno bisogno. Si mira dunque alla realizzazione di  un device personalizzato, che soddisfa le esigenze del singolo paziente. L’ASL di Caserta ha accolto questa iniziativa considerando diversi vantaggi per l’utenza: ridurre i tempi di consegna dei dispositivi, evitare i resi lì dove il device non soddisfi le esigenze dell’utente, risparmio economico in quanto non ci sarebbero presidi non utilizzati.

SHARING DIDATTICO APPLICATO IN AMBITO DI AGGIORNAMENTO IN SANITÀ  

a cura di  Carmela De Cesare

In una società complessa, interessata da rapidi e imprevedibili cambiamenti nella cultura, nella scienza e nella tecnologia, è necessario che per l’aggiornamento del personale di un’azienda vengano trasmesse non solo conoscenze teoriche e abilità tecniche, ma soprattutto atteggiamenti di apertura verso le novità, disponibilità all’apprendimento continuo, all’assunzione di iniziative autonome, alla responsabilità e alla flessibilità. La capacità di saper attivare strategie di insegnamento per competenze, cioè una didattica per competenze che non trasmette più semplicemente nozioni, dati, formule e definizioni da memorizzare ma consenta di imparare in modo significativo, autonomo e responsabile, di fare ricerca e di essere curiosi, di fare ipotesi, di collaborare, di affrontare e risolvere problemi in modo autonomo. Con questa metodologia ormai da un decennio il Dipartimento Integrato di Riabilitazione della ASL Napoli 1 Centro opera nella realizzazione dei corsi di formazione continua (ECM) e aggiornamento professionale degli operatori del settore e dei dipendenti aziendali. Tra le esperienze condivise che si sono sviluppate in questi anni sul filo conduttore dell’Empowerment psico-corporeo e della promozione della salute attraverso l’attività fisica: la serie di corsi del Metodo innovativo di salutogenesi della dottoressa Sara Diamare i Salotti del Benessere, i corsi ECM rivolti al personale medico Dalla Medicina dello Sport allo Sport come Medicina che hanno aperto la strada a progetti aziendali come il Progetto Palestre Aperte finalizzato a  evitare un’inutile medicalizzazione di problemi non suscettibili di trattamenti sanitari appropriati (principalmente disabilità stabilizzata da eventi patologici) attraverso l’attività fisica adattata sulla base dell’esperienza maturata nell’ambito della medicina riabilitativa.

INNOVAZIONE E OPPORTUNITÀ DELLA CONDIVISIONE ON LINE

a cura di Alberto Lombardi

La società del web, delle app e dei social media si sta sviluppando attraverso modelli organizzativi e sociali che si basano sul bipolarismo di individualismo e condivisione digitale, due facce della stessa medaglia: la solitudine dell’individuo che basa la propria socialità su relazioni fragili digitali e su rapporti virtuali effimeri. Ma durante l’emergenza sanitaria determinata dal COVID-19 è emerso come strumenti innovati, soluzioni software e app di sharing, hanno  permesso di avvicinare giovani e anziani, professori e studenti, operatori sanitari e pazienti,  riproducendo scenari familiari nei propri ambiti di impiego.

In pochi mesi abbiamo assistito all’attuazione in ogni ambito della vita reale della virtualizzazione dei servizi e dei rapporti sociali tramite la condivisione distribuita delle risorse (cloud); abbiamo potuto lavorare, fare formazione, essere assistiti e perfino socializzare restando a casa, tramite luoghi di condivisione digitale sperimentando direttamente le potenzialità e le criticità del virtual sharing.[4] Ovviamente uno degli elementi essenziali all’esperienze di sharing è l’esistenza di una piattaforma fisica, organizzativa e digitale che sia ergonomica e accessibile per gli utilizzatori. Di fatto, le tecnologie digitali sono certamente da considerare l’elemento abilitante, il mezzo che permette lo sharing dei servizi e delle informazioni che avviene, ormai quotidianamente e continuamente, tramite siti internet, app di condivisione dati, social network.[5] Attraverso gli innovativi strumenti tecnologici si abilita l’accesso a nuovi modelli di servizi collaborativi, rendendoli accessibili, ergonomici, utili e scalabili, consentendo agli utenti di creare relazioni e scambi, in modo più veloce e efficace, abbattendo le barriere fisiche e molto spesso mentali. L’esistenza delle piattaforme digitali ha in una certa misura rafforzato e abilitato l’altro aspetto caratterizzante le socialità e il lavoro collaborativo, tramite un processo di disintermediazione, di riduzione del ruolo degli intermediari tradizionali. Ciò ha permesso in molti settori, di ridurre le distanze e i percorsi, correlando direttamente gli utenti, fruitori dei servizi, ai erogatori diretti degli stessi scambiando spesso beni immateriali come le competenze, i servizi, e il tempo.[6]

Stiamo assistendo anche in ambito sanitario ad uno scenario, accelerato dall’emergenza, all’interno del quale ogni utente-paziente è direttamente collegato agli operatori sanitari, disintermediando interfacce burocratiche tradizionali, analogiche e digitali. Proprio le esigenze di distanziamento sociale e dell’isolamento forzato dovute all’emergenza COVID-19 hanno generato un nuovo interesse nei confronti delle tecnologie dell’informazione utilizzabili a supporto delle attività quotidiane per condividere i servizi e i dati permettendo di arrivare a casa dei fruitori, soprattutto in ambito sanitario. Molti operatori sanitari sono stati costretti a utilizzare, per esempio, le piattaforme di teleconferenza e di data sharing sia nei rapporti con i colleghi che coi pazienti, scoprendo la possibilità di sostituire, anche se solo parzialmente, le attività in presenza.[7] In tale contesto, strumenti digitali come il Fascicolo Sanitario Elettronico e la telemedicina, già presenti in sanità ma relegati a uno stato di perenne sperimentazione, sono stati individuati e adoperati, durante l’emergenza, come soluzioni per garantire i servizi sanitari, la continuità dell’assistenza e della cura alle persone.[8] Si affaccia, allora, la possibilità per il Sistema Sanitario Nazionale di volgere verso una Smart Health che vada oltre le storiche criticità legate a gap organizzativi, informativi e tecnologici. I tempi sono maturi per oltrepassare il confine dei silos organizzativi e tecnologici, per connettere i sistemi e condividere le informazione tra i vari attori dell’ambito sanitario e sociale al fine di realizzare un nuovo modello di presa in carico dei paziente — il paziente al centro — e capace di rispondere a tutti i suoi bisogni dei cittadini.

NOTE

[5] Elena Como, Francesca Battistoni, Giulia Sateriale Bernardo Provvedi, Stefan Chojnicki, Andrea Rapisardi: Dalla Sharing Economy all’Economia Collaborativa — I Quaderni di Unipolis — 2015

[6] Ibidem

[7] Paolo Colli Franzone: Corpi Connessi – La Sanità del Futuro — 2020

[8] Ibidem

AUTORI

Maddalena Illario

Dipartimento di sanità pubblica Università Federico II
UOS Ricerca e Sviluppo AOU Federico II

Vincenzo De Luca

UOS Ricerca e Sviluppo, UOC Affari generali, AOU Federico II

Maria Teresa Gianni

ASL Salerno

Sara Diamare

ASL Napoli 1 Centro — Staff Funzioni di Supporto D.G. Tutela della Salute SSR

Keoma Colapietro

Dipartimento delle fragilità, ASL Caserta

Carmela De Cesare

ASL Napoli 1 Centro

Alberto Lombardi

ASL Benevento

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Pro.M.I.S.:

La responsabilità della salute è di tutti,

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In questo numero

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Paul Watzlawick nel suo prezioso Pragmatica della comunicazione umana teorizza, forse per la prima volta con una metodologia scientifica, una serie di assiomi che descrivono proprietà tipiche della comunicazione aventi importanti implicazioni relazionali. L’assunto iniziale è che comunque ci si sforzi, non si può non comunicare, implicando livelli comunicativi non solo di contenuto ma anche di relazione.