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Dettaglio Copertina Orione n. 21 - Condivisione - 14

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Radio Rainbow

1 Dicembre 2020
Ma la cosa più bella che la Terra ci ha dato, ciò che fa di noi degli esseri umani, è la felicità di condividere. Chi non sa condividere è malato nelle sue emozioni. (Marc Levy)
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Radio Rainbow

1 Dicembre 2020
Ma la cosa più bella che la Terra ci ha dato, ciò che fa di noi degli esseri umani, è la felicità di condividere. Chi non sa condividere è malato nelle sue emozioni. (Marc Levy)

Afferrare un foglio, una matita e chiudere gli occhi. Provare a scrivere qualche rigo, parole alla rinfusa, anche. Riaprire gli occhi, fare un bel respiro e, alzandosi, salterellare su una gamba sola. Spalancare la bocca e cercare di farsi capire emettendo soltanto suoni. A farle, tutte queste cose, o per meglio dire, a non farle, si prova impotenza, frustrazione, rabbia. L’esistenza di chi manca di una qualche abilità fondamentale – quelli che oggi, con rispetto, si chiamano “diversamente abili” — è spesso un susseguirsi di giornate monocrome grigio piombo e venate di quella stessa desolazione, passate nel chiuso di una stanza e a contatto (quando va bene) dei soli familiari più stretti. Al di là delle promesse con cui si riempiono la bocca politici e politicanti, la realtà è che per ‘loro’, per chi non riesce a compiere i gesti usuali della quotidianità, la vita sale al livello pro di difficoltà: è un po’ più complicato uscire di casa perché i marciapiedi sono invasi dalle buche, è un po’ più duro lavorare perché non tutti sono disposti a dargli una sistemazione, è un po’ più impervio farsi un amico perché pochi hanno la pazienza di mettersi al loro fianco.

Quello che è più faticoso in assoluto, però, è condividere le proprie emozioni. Spiegare al mondo come ci si sente quando la mattina, svegliandosi, non ci si può fare una doccia se non con l’ausilio della mamma e del papà, anche se magari si hanno più di venti anni; o raccontare che, pure in carrozzina, il cuore batte per qualcuno e che si desidera, che si soffre, che l’amore è sempre quello. È proprio, appunto, dall’urgenza di fare informazione su queste (e altre) tematiche che nasce Rainbow diversamente radio: un progetto che affonda le radici nel 2010, nell’idea di un uomo vulcanico, Francesco Baldi, e dell’associazione I ragazzi della barca di Carta: furono loro, unici in Campania, a volere a tutti i costi portare alla luce il ‘sommerso’ della disabilità. L’intento, fin dai primi passi, era quello di attivare un percorso di trasformazione che rendesse le persone affette da qualche problematica non più soggetti passivi ma protagonisti, in grado non solo di effettuare una lettura critica della società ma di produrre essi stessi contenuti.

«Ci eravamo resi conto che le persone disabili subiscono due tipi di discriminazioni — spiega Francesco,  — La prima riguarda tutte le barriere architettoniche che, di fatto, impediscono loro di vivere al pari degli altri; la seconda è una discriminazione ancora più insidiosa, di tipo sociale: l’impossibilità di accedere facilmente ai media, che sono oggi uno strumento indispensabile di aggregazione». Così, armato di tanta pazienza e, soprattutto, di un enorme affetto per i “suoi” ragazzi, Francesco ha cominciato a tessere la tela dei rapporti con il terzo settore, allo scopo di far sapere che, volendo, sarebbe stato possibile coinvolgerli in iniziative belle, importanti. «Da allora, ne è passata di acqua sotto i ponti!» aggiunge. «Certo, a volte abbiamo arrancato, altre volte ci siamo dovuti fermare davanti alla difficoltà di farci conoscere o di ritagliarci il nostro spazio all’esterno, ma con soddisfazione sento di dire che, grazie a RDR come strumento di sviluppo, socializzazione, integrazione e comunicazione, tanti ragazzi con disabilità motorie, mentali e sensoriali sono riusciti a parlare in modo più comprensibile, perché consci di essere ascoltati. Anzi, è stata riscontrata anche una migliore collaborazione e interazione tra di loro, essendo consapevoli di aver creato un prodotto personale ed originale». È tante cose tutte assieme, Rainbow: da una parte, si può definire radio “partecipativa”, perché vede la “partecipazione attiva” degli ascoltatori: grazie alla natura interattiva dei nuovi social media e alla possibilità di collaborazione tra tanti offerta da Internet, i contenuti sono sempre differenti e mai banali. Dall’altra, come recita il jingle che accompagna le trasmissioni, nel tempo questa è diventata “la voce di chi non ha voce”: gli ultimi si sono trasformati in primi perché, finalmente, sono stati ascoltati i loro bisogni. Alcuni dei ragazzi passati da RDR, poi, hanno imparato un mestiere: qualcuno come autore di testi, qualcun altro nel comparto tecnico. Esperienze spendibili nelle loro future attività. Dopo anni di “precariato”, negli ultimi tempi la radio ha scelto di vestire un abito nuovo, rinnovandosi anche nei contenuti: il terzo settore è stato abbracciato a 360°, grazie all’inserimento di rubriche tematiche dedicate alla cultura, all’Università e alla ricerca. «Sembrava un’idea impossibile da realizzare: figuriamoci se una radio di strada, nata dal nulla, senza agganci di alcun genere, senza fondi e portata avanti da diversamente abili poteva fare un salto di qualità! — racconta Amelia Focaccio, che di RDR è la program manager — Invece oggi ospitiamo tantissimi professionisti, che ai nostri microfoni si mettono a nudo come, forse, non hanno mai fatto. E che alla fine ci ringraziano perché riusciamo a coglierne spesso il lato più intimo e inaspettato. Con loro parliamo soprattutto di quanto ancora si potrebbe – e si dovrebbe – fare per il sociale. Ecco, l’auspicio di noi tutti è che la disabilità venga vista come una risorsa. Forse siamo folli ma non smetteremo mai di crederci».

per citare questo articolo

Ornella D’Anna:

Radio Rainbow,

n. 21 - Condivisione,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Paul Watzlawick nel suo prezioso Pragmatica della comunicazione umana teorizza, forse per la prima volta con una metodologia scientifica, una serie di assiomi che descrivono proprietà tipiche della comunicazione aventi importanti implicazioni relazionali. L’assunto iniziale è che comunque ci si sforzi, non si può non comunicare, implicando livelli comunicativi non solo di contenuto ma anche di relazione.