Il tutto collegato ad altre esperienze di resistenza nonviolenta, di rivendicazioni ecologiche territoriali e globali, di difesa dei beni comuni. Gravitano infatti attorno alla bottega i comitati per l’acqua pubblica, la rete Rifiuti zero, la rete Difesa del territorio. Un’esperienza nata grazie all’impegno del compianto Ciro Annunziata, che, generosamente, ha dedicato gran parte della sua vita alla militanza ecologica e di difesa dei diritti fondamentali, esperienza che ora prosegue con attività di altri volontari storici e nuovi. Un luogo dove fare la spesa in maniera consapevole, scegliendo prodotti che raccontano una storia, sociale e solidale. Alcuni esempi: il caffè equosolidale torrefatto nel carcere femminile di Pozzuoli, i prodotti bio da terreni confiscati alle mafie, i prodotti SlowFood, l’artigianato equosolidale di economia femminile, la cosmesi a basso impatto ambientale, alla spina, solida, le passate “caporalato free” o il pane vero, prodotto, come un tempo, dalle sapienti mani di chi rispetta veramente la terra. Da poco si è anche concluso il prefinanziamento del caffè zapatista Tatawelo, che mira a sostenere in maniera diretta alcune comunità indigene autonome del Chiapas. Niente a che vedere con il green washing delle multinazionali, un “green” di facciata ma non di sostanza. Ogni settimana, piccoli produttori campani di ortofrutta che hanno fatto una scelta di giustizia, cioè di produrre in maniera bio e difendere la terra dal chimico che avanza, riempiono la bottega di cassette di frutta e verdura di stagione, buona, sana, giusta.
L’idea dei “bottegari” è sostenere i piccoli produttori, avvicinare la città alla campagna, creare relazioni tra chi produce e chi consuma per proporre un’alternativa all’economia devastatrice (di diritti e ambiente) dei supermercati o della grande distribuzione on line. Basti pensare a quello che sta accadendo alla Piana del Sele, quasi del tutto coperta oramai da serre piene di gas, per produrre tutto l’anno ciò che la grande distribuzione chiede, con gravissime ripercussioni, in termini di sfruttamento, inquinamento della terra e di dissesto idrogeologico. In quella zona sono pochi i “contadini eroi” che hanno resistito alla tentazione di cedere le loro terre, salvando alberi e biodiversità. Abbiamo raccontato questo vissuto per rimarcare la necessità di rafforzare le esperienze di economie solidali locali e nel mondo. Serve un’economia di cura, di solidarietà, di condivisione, di relazioni, di giustizia. Era necessario sostenerla prima, è ancora più importante oggi, in tempo di distanziamento e pandemie durante il quale le disuguaglianze sociali sono in aumento. Le web companies hanno accresciuto i loro affari, grazie al Covid, oramai si acquista e si vive con i click da casa mentre i piccoli produttori hanno risentito pesantemente della crisi. Le risposte governative al coronavirus mancano, purtroppo, di un’idea che sia davvero sostenibile ed ecologica al centro del rilancio. Pensiamo che sia arrivato il tempo di rafforzare un’economia dei beni comuni, di condivisione, di ecologia integrale (ambiente, diritti, giustizia), delle comunità che possa davvero trasformare e rigenerare dal basso i nostri territori in termini di cibo, educazione, sanità, trasporti… Un ruolo centrale lo rivestono proprio le filiere agroalimentari che devono prevedere produzioni ecologiche, salari dignitosi e modalità di distribuzione solidali, etiche e non distruttive. Un’economia di rilancio non può basarsi su speculazioni, espansione urbana, consumo di suolo ma, invece, sulla difesa del bene comune “terra”. Occorre mettere al centro le persone e non il profitto.
La bottega Tutta n’ata storia vi aspetta a via Origlia 7 a Nocera Inferiore, quella piccola via storica che dalla Chiesa di Santa Monica in Piazza Municipio, sale verso la Statale 18.