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Dettaglio Copertina Orione n. 21 - Condivisione - 14

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C’erano una volta un pezzo di legno e…

1 Dicembre 2020
Venticinque anni fa, nell’area nord orientale di Napoli, grazie a Enzo Vanacore nasceva la cooperativa sociale “L’uomo e il legno”. E nessuno avrebbe immaginato che avrebbe cambiato il volto di una comunità
Dettaglio Copertina Orione n. 21 - Condivisione - 14

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C’erano una volta un pezzo di legno e…

1 Dicembre 2020
Venticinque anni fa, nell’area nord orientale di Napoli, grazie a Enzo Vanacore nasceva la cooperativa sociale “L’uomo e il legno”. E nessuno avrebbe immaginato che avrebbe cambiato il volto di una comunità

Questa storia comincia con un pezzo di legno e non è la favola di Pinocchio, nonostante per certi versi abbia proprio i contorni di una fiaba. Siamo in un territorio difficile, dilaniato da guerre di camorra, abitato da persone con bisogni ed esigenze precise. I protagonisti del nostro racconto si chiamano condivisione e cooperazione e sono animate da un uomo ostinato e coraggioso. Ricordatevi questo nome: L’uomo e il legno, è il nome di una cooperativa nata con abnegazione ma soprattutto con senso di condivisione, una parola tanto abusata ai tempi dei social, ma che nasconde un potenziale infinito in grado di generare quello che a volte sembra impossibile: il cambiamento. Già intorno alla metà del 300 a.C., Aristotele sosteneva che «l’uomo è un animale politico, cioè capace di dialogo con gli altri, di amicizia (philia) e di cooperazione per il bene della polis». Gli antichi e i medioevali, incluso San Tommaso, hanno creduto tanto in questa ipotesi. Ci siamo un po’ smarriti per strada nell’epoca moderna, quando si sono susseguite diverse teorie politiche ed economiche contrarie a questa teoria e che, anzi, consideravano l’essere umano incapace di cooperare.Forse come sempre la verità sta nel mezzo. Ma quello che è certo è che quando la cooperazione e la condivisione tra gli esseri umani si concretizza ed ha uno scopo nobile, produce risultati sorprendenti. Esempi di sana condivisione ce ne sono tanti nel mondo contemporaneo. Ma tra tutte, sul nostro territorio, quello campano, uno in particolare ci ha conquistato. Non solo per i risultati raggiunti, ma per l’obiettivo che da sempre lo contraddistingue: realizzare progetti partendo dalle persone e dalle loro esigenze e mai adattare progetti preconfezionati ai territori e ai cittadini. Più avanti capirete quanto faccia la differenza nella pratica questo approccio. Cosa sia la condivisione e la compenetrazione dei problemi altrui me lo ha spiegato bene un uomo straordinario che si chiama Enzo Vanacore e che 25 anni fa, dopo un’esperienza impegnativa come assistenze sociale al centro “Frullone” e 10 anni come sindacalista alla CGIL, ha trovato la strada del suo destino in una falegnameria. «Tutto è cominciato con un corso di falegnameria nel Rione Sanità di Napoli destinato a un gruppo di tossicodipendenti — comincia così Enzo Vanacore, presidente della cooperativa sociale L’Uomo e il Legno — dopo tre anni mi chiesero di creare un luogo stabile dove concretizzare questo percorso iniziale di formazione. Tutto è partito così, con una falegnameria». Da quel giorno sono trascorsi 25 anni. Anni di impegno e di lotta per affermare il diritto alla dignità di tutti e di ciascuno  attraverso il lavoro. Un diritto che come in cooperativa ci tengono a precisare con forza «si sostanzia nella proficua vita di relazione, di condivisione e con la volontà di intraprendere percorsi di emancipazione e di autonomia secondo le proprie potenzialità». Questo è il cuore del seme posato a Scampia tanti anni fa e che, nel pieno significato di cooperazione, si è allargato ad altri contesti e ad altre municipalità. L’uomo e il legno ha sempre creduto che tutti siano in grado di farcela. Gli ultimi, i disagiati, con gli strumenti giusti possono superare i momenti di particolare difficoltà attraverso l’inserimento in un contesto professionale solidale e attento alla persona. Non è stata una strada semplice quella della cooperativa L’uomo e il Legno. Un percorso lastricato di fallimenti ma anche di successi, perché illuminato dall’impegno, dalla dedizione, dalla fiducia e dalla speranza. Quando si guarda avanti gli strumenti per affrontare questo cammino impervio sono sempre gli stessi: passione e professionalità, ma soprattutto cooperazione con le istituzioni, con gli enti locali, legami comunitari, tutela e promozione e la cooperazione sociale. Enzo Vanacore ci racconta che «la cooperativa in venticinque anni ha sempre mantenuto due punti di riferimento: il primo è fare cooperazione sociale con le persone dei territori, soprattutto con quelle che vengono considerate le ultime. E poi fare reinserimento lavorativo. Abbiamo puntato sempre a dare la centralità al lavoro per il disagio, vale a dire al creare opportunità per le fasce disagiate. Oltre a Scampia, ci siamo aperti ad altri territori come Casoria, con il progetto Casoria bene comune, dove siamo in grado di produrre lavoro grazie a una squadra di igiene urbana. Questo significa contemporaneamente dare lavoro, reinserire socialmente persone disoccupate e far spendere molto meno al comune di riferimento. In merito a quest’ultimo progetto a novembre 2020 abbiamo impiegato e contrattualizzato 30 persone».

Se la cooperativa, nei suoi primi anni di attività, ha avuto come oggetto principale del suo impegno la lavorazione del legno nel rispetto della storia, della cultura, e della tradizione artigiana si è poi ampliata anche ad altri settori. Ha creato una Global Service per interventi di piccole ristrutturazioni e manutenzione, oltre ad un know how per il diserbo chimico-fisico e per le bonifiche dei terreni e ha messo in campo ScampLab3d, il fablab della cooperativa. Una delle sfide più avvincenti è anche quella dell’agricoltura. L’uomo e il legno ha creato campoAperto, una fattoria sociale che gestisce circa 2 ettari di terreno all’interno del penitenziario di Secondigliano assumendo a tempo determinato 5 detenuti. Questa storia ci insegna che se non si coopera e non si agisce insieme con la presenza sul territorio, la vita in comune non avrebbe mai avuto inizio e saremmo tutti evolutivamente bloccati alla fase pre-umana. Certo non tutte le forme di cooperazione e condivisione sono una cosa buona. Vanno anzi combattute quelle forme che — sebbene aumentino i vantaggi dei soggetti coinvolti — peggiorano il bene comune perché danneggiano quelli che sono al di fuori del cerchio.

Per distinguere la buona dalla cattiva cooperazione è necessario innanzitutto guardare agli effetti che produce sulle persone esterne. Ed è quello che fa da sempre la cooperativa L’uomo e il legno. Parte dal bisogno delle persone e costruendo intorno a quelle necessità dei progetti specifici, riesce a produrre lavoro, dignità, autonomia e sviluppo. Ma dopo 25 anni è anche il momento di delineare gli obiettivi futuri e il “salto di qualità” che va fatto, così come lo definisce Enzo Vanacore. La semina è stata lunga e difficile ma la svolta è fondamentale «Quello che adesso vogliamo è un vero progetto per l’area orientale di Napoli. Qui c’è il più alto numero di associazioni e di enti del terzo settore che in qualunque altra area di Napoli. Ma manca un progetto da parte delle istituzioni. Anche se fallimentari almeno per altri quartieri è stato messo a punto un piano di sviluppo, penso ad esempio a Bagnoli. Qui non c’è neanche quello» — continua Vanacore — «questa potrebbe diventare la municipalità della cultura rivolta in particolar modo alle giovani generazioni. Musica, teatro, arte». L’area nord di Napoli conta cento mila abitanti e ha il numero più alto di giovani dell’area metropolitana di Napoli. Ora si deve passare a sinergie importanti, a condivisione con le istituzioni che significa anche autonomia nelle azioni. Quello che sembra impossibile, con l’aiuto e la collaborazione di tutti gli attori sociali può diventare realtà. A volte ce lo sanno insegnare e spiegare meglio proprio le piccole grandi come L’uomo e il legno. Una cosa è certa. A Scampia 25 anni fa è stato coltivato un seme e con le buone pratiche della cooperazione quel seme ha generato una comunità cambiandone in parte il volto. Su questa tela nera adesso si scorgono tanti colori. E noi speriamo di vederne ogni giorno sempre di più.

per citare questo articolo

Manuela Giuliano:

C’erano una volta un pezzo di legno e…,

n. 21 - Condivisione,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Paul Watzlawick nel suo prezioso Pragmatica della comunicazione umana teorizza, forse per la prima volta con una metodologia scientifica, una serie di assiomi che descrivono proprietà tipiche della comunicazione aventi importanti implicazioni relazionali. L’assunto iniziale è che comunque ci si sforzi, non si può non comunicare, implicando livelli comunicativi non solo di contenuto ma anche di relazione.