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In copertina, illustrazione di Bruna Pallante: omaggio a Martin Luther King. Dettaglio

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In compagnia dei Miti

10 Aprile 2020
«I sogni erano considerati come entità autonome […] che abitavano luoghi lontani dai quali si muovevano per far visita ai mortali».
In copertina, illustrazione di Bruna Pallante: omaggio a Martin Luther King. Dettaglio

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In compagnia dei Miti

10 Aprile 2020
«I sogni erano considerati come entità autonome […] che abitavano luoghi lontani dai quali si muovevano per far visita ai mortali».

Una profonda caverna immersa nella nebbia, dove mai penetrano i raggi del sole, circondata dalle mormoranti acque del Lete, il fiume dell’oblio. Si presenta così a Iride, messaggera degli dei, la dimora del dio Sonno. La casa è avvolta nel silenzio, niente deve disturbare il suo riposo, né il cigolio delle porte, né il verso degli animali, sia esso il latrato dei cani o il canto di un gallo. Iride ne varca la soglia, dove crescono rigogliosi i papaveri, e illumina con la sua presenza l’oscura spelonca nel cui centro troneggia un grande letto di ebano imbottito di soffici piume e ricoperto da coltri scure come la notte. Il Sonno con grande fatica si risveglia, cercando di scrollare di dosso se stesso e chiede il motivo dell’inaspettata visita. Iride reca un messaggio di Giunone: bisogna inviare un sogno ad Alcione che abbia le sembianze di suo marito Ceice nei panni di un naufrago e le riveli la sua morte già avvenuta. Il dio sceglie, allora, tra i suoi mille figli, il più adatto allo scopo: Morfeo, abile nell’imitare le sembianze umane nella voce e nell’aspetto, a differenza di uno dei suoi fratelli, Fobetore, capace di tramutarsi in animale, o ancora, di Fantaso che può mutarsi in tutto ciò che è inanimato. Morfeo abbandona la dimora di suo padre, che nel frattempo ha ripreso a dormire, e vola velocemente, con le sue grandi ali che non fanno rumore, a compiere la missione affidatagli. Questo passo, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, mostra come nel mondo greco-romano i sogni erano considerati come entità autonome dalla genealogia mitica non sempre concorde, che abitavano luoghi lontani dai quali si muovevano per far visita ai mortali. Per i Greci, un sogno si vedeva — non si faceva. Nell’Odissea, Penelope, ignara di raccontare al reduce Ulisse un sogno che preannunciava il ritorno del marito, lamentava il fatto che non tutti i sogni, effettivamente, si avverano. I sogni mendaci, infatti, giungono agli uomini da una porta con i battenti di candido avorio, quelli veritieri da una di lucido corno. Sono quindi considerati un messaggio mandato dagli dei, spesso oscuro e da decodificare.

ONIROMANZIA

L’interpretazione dei sogni finalizzata a predire il futuro (oniromanzia) è molto antica. Il primo testo dedicato all’argomento, il Libro dei Sogni,[1] un papiro in demotico, risale a oltre tremila anni fa. Fu composto in Egitto sotto il regno di Ramses II ma sicuramente la pratica è precedente. Il papiro riporta una serie di sogni spiegandone il significato e precisando se siano positivi o negativi per il sognatore. Le affinità con le nostre interpretazioni tradizionali sono notevoli, come credere che sognare la propria morte allunghi la vita. In Egitto, così come in Mesopotamia, l’oniromanzia era parte integrante della religione ufficiale. Nel mondo greco e romano ebbe, invece, un carattere prevalentemente popolare e laico, spesso trattata con scetticismo dagli intellettuali e dalla classe dirigente. Dei numerosi trattati sull’interpretazione dei sogni si è conservato solo l’Onirocritico di Artemidoro di Daldi, risalente al II secolo d.C. Lo scrittore era un onirologo, un professionista che si poteva incontrare nelle piazze dei mercati delle città antiche, un po’ come maghi e chiromanti dei nostri giorni. Artemidoro difendeva la sua attività di interprete di sogni, considerando la sua disciplina degna di fede, al pari di quella dei sacerdoti che prevedevano il futuro interpretando i presagi celesti o le viscere degli animali. Al fine di avere una previsione esatta, era molto importante ricordare il sogno dall’inizio alla fine, analizzare solo frammenti, infatti, poteva portare a conclusioni errate. Artemidoro affermava che i sogni possono essere influenzati dalle esperienze passate e presenti dell’individuo che vi proietta paure e aspettative; inoltre, trattava sogni a sfondo sessuale come quello di Edipo. Considerava  anche lecito pregare gli dei per ricevere un sogno, mentre stigmatizzava l’uso della magia per estorcerli.

RITUALI MAGICI

Tra i vari testi magici che il mondo antico ci ha tramandato, come il Papiro di Leida, troviamo anche un complesso rito per trasmettere un incubo a una vittima: attraverso uno specifico procedimento il mago poteva evocare un demone e mandarlo nella camera da letto del malcapitato. La formula magica si concludeva con una non troppo velata minaccia al demone in persona, nel caso in cui non avesse esaudito il volere del mago che non voleva ritrovarsi costretto a ripetere due volte la  richiesta. A una sfera prettamente religiosa è, invece, da riferire il particolare rituale, chiamato incubazione, praticato principalmente nel santuario del dio della medicina Asclepio, a Epidauro. I fedeli venivano preparati dai sacerdoti con varie procedure e condotti in un dormitorio dove, durante la notte, ricevevano in sogno la visita della divinità. Asclepio consigliava la cura ai dormienti e il giorno dopo ne discutevano con i sacerdoti e i medici del santuario. Numerose iscrizioni poste dai fedeli testimoniano le avvenute guarigioni, in una di queste si racconta di un certo Pandaro, originario della Tessaglia, afflitto da un “male sulla fronte”. Recatosi a Epidauro, sognò il dio che gli poneva una benda sulla parte malata con l’ordine di toglierla solo nel momento di lasciare il tempio. Pandaro seguì le istruzioni del dio e il male fu rimosso dalla fronte per rimanere sulla benda offerta come ex-voto. L’uomo incaricò  un certo Echedoro, che doveva recarsi a Epidauro per richiedere una guarigione, di portare in dono al dio una certa somma di denaro. Echedoro, tenne per sé la somma e, in sogno, mentì ad Asclepio che la reclamava. La divinità  pose una benda sul corpo del paziente, con l’ordine di toglierla il giorno dopo e di specchiarsi in una sorgente. Echedoro seguì le istruzioni e quando vide il suo volto riflesso nell’acqua si accorse che in aggiunta ai suoi mali aveva ricevuto anche quello di Pandaro.

PER APPROFONDIRE

Edda Bresciani: Letteratura e poesia dell’antico Egitto — Einaudi — 1969

Giulio Guidorizzi: Il compagno dell’anima. I Greci e il sogno  — R. Cortina — 2013

Georg Luck: Il magico nella cultura antica —  Mursia — 1994

Davide Salvo: Sull’oniromanzia nel mondo greco e romano — Ormos  — 2007

per citare questo articolo

Domenico Colucci:

In compagnia dei Miti,

n. 19 - Il sogno,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Ho più volte provato a scrivere e riscrivere questo editoriale per il numero sul sogno e ogni volta ho ricominciato daccapo: quando abbiamo progettato questo numero di Orione eravamo ben lontani dalla pandemia da Covid-19 e la vita scorreva — anzi correva — come al solito.