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Empowerment psicocorporeo

12 Dicembre 2019
Le amministrazioni sanitarie, nella prospettiva di migliorare l’efficienza, l’efficacia e la qualità dei servizi, devono valorizzare il ruolo centrale del lavoratore nella propria organizzazione (art. 14/5 D.L. n. 150 del 27/10/09). La realizzazione di questo obiettivo prevede azioni, come l’educazione alle competenze relazionali trasversali e alla leadership, la comunicazione e la gestione di processi negoziali, che consentono al lavoratore di riconoscersi nel lavoro svolto in un clima positivo e collaborativo.

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Empowerment psicocorporeo

12 Dicembre 2019
Le amministrazioni sanitarie, nella prospettiva di migliorare l’efficienza, l’efficacia e la qualità dei servizi, devono valorizzare il ruolo centrale del lavoratore nella propria organizzazione (art. 14/5 D.L. n. 150 del 27/10/09). La realizzazione di questo obiettivo prevede azioni, come l’educazione alle competenze relazionali trasversali e alla leadership, la comunicazione e la gestione di processi negoziali, che consentono al lavoratore di riconoscersi nel lavoro svolto in un clima positivo e collaborativo.

Il clima organizzativo, ossia la condizione di lavoro percepita dagli operatori è misurabile attraverso l’analisi delle percezioni condivise circa le caratteristiche del posto di lavoro, l’autonomia gestionale, il sostegno, la chiarezza nella definizione e nelle caratteristiche dei compiti assegnati, e molti altri indicatori. Tali impressioni personali diventano una mappa cognitiva che influenza le reazioni comportamentali ed emotive [3, 4] del singolo. I lavoratori costruiscono, nel tempo, una percezione molare [5] condivisa della organizzazione di cui fanno parte, che influenza la loro visione dei processi lavorativi e decisionali, ma anche i loro vissuti, le relazioni interpersonali sul lavoro ed i loro comportamenti conseguenti. Secondo il pensiero di J.J. Rohde [6] l’organizzazione sanitaria avendo una struttura gerarchica assume una connotazione conflittuale: ovvero tale modello burocratico favorisce un clima lavorativo ostile e teso. Per convertire la conflittualità in motivo di crescita individuale ed aziendale è necessario adottare delle adeguate strategie di problem solving che identifichino i bisogni delle parti coinvolte, l’esplorazione dell’alternativa più accettabile, la pianificazione, l’attuazione, la valutazione della situazione, e procedano verso la soluzione ma, in modo co-costruttivo, coinvolgendo cioè l’operatore stesso. Le scelte relative al proprio benessere lavorativo sono sostenute da capacità personali di affrontare gli ostacoli e di cogliere al meglio le opportunità, ma sono anche la base per attivare delle decisioni positive circa la qualità della propria vita. Tali capacità di effettuare scelte congrue con il proprio benessere si identificano con le Life Skills descritte da Carol Ryff e coll. dell’Università del Wisconsin [1]: avere degli scopi e un senso di direzione nella vita — Purpose in life, sviluppo personale — Personal growth, avere buone relazioni con gli altri — Positive relations with others, capacità di controllo ambientale e senso dell’efficacia personale — Environmental mastering, accettazione, rispetto di sé, autostima — Self-acceptance, e autonomia — Autonomy. Tutte queste competenze personali, sociali e relazionali, che regolano il rapporto io-mondo permettendo di affrontare la vita quotidiana con positività e fiducia (2), possono essere sviluppate ed evolversi opportunamente. Tali dimensioni del buon funzionamento psichico sono utili, per affrontare gli stress in ambito lavorativo, in particolare all’operatore d’aiuto, il cui compito è quello di sostenere lo star bene dell’altro e della comunità. La promozione delle life skills si configura dunque, come un continuo processo di crescita e di sviluppo in cui la persona, i gruppi, le organizzazioni, si confrontano per co-costruire ambienti e relazioni fonti di benessere. Con questi presupposti, in risposta a precise criticità emerse da valutazioni sul campo, l’area di psicologia dell’UOC. Qualità e Umanizzazione dell’Asl Napoli 1 Centro ha proposto l’adozione di misure formative finalizzate alla valorizzazione delle risorse umane. Tali percorsi formativi sono orientati alla esplorazione delle life skills ed all’autovalutazione psicocorporea delle proprie modalità di gestione della relazione con gli altri; si avvalgono prevalentemente di laboratori esperienziali che attraverso tecniche espressive, di comunicazione non verbale (7), di arteterapia promuovono l’empowerment psicocorporeo©. Il termine empowerment, nella sua accezione generale richiama l’attenzione sulla possibilità per gli individui e i gruppi di accrescere il controllo attivo sulla propria vita, la propria salute ed il proprio benessere (8). L’empowerment psicocorporeo©, in particolare, rappresenta «il potere di avere la gestione e di monitorare la relazione con l’altro attraverso la consapevolezza della comunicazione non verbale agita nella relazione».(9) Questa definizione vuole portare l’attenzione sulla valorizzazione degli atteggiamenti manifesti, sul modo di muoversi ed i gesti ovvero alle modalità espressive globali di se stesso e dell’altro. La consapevolezza delle implicazioni psicomotorie, posturali e gestuali consente di utilizzare i codici non verbali per approfondire la conoscenza di sé, per veicolare nella relazione contenuti non contraddittori (10) e, nel caso specifico di un operatore d’aiuto, per poter decodificare i bisogni di salute dell’assistito. Anche la compliance, intesa come aderenza alle regole del trattamento prescritto, aumenta se l’operatore stabilisce un’alleanza terapeutica determinata dalla condivisione profonda degli obiettivi di salute e può divenire naturalmente un health advocacy sui temi del benessere. Attualmente il processo formativo, avviato in più strutture sanitarie e didattiche, ha assunto le caratteristiche di formazione permanente, di ricerca (11) e di sperimentazione, donando senso al lavoro svolto e una maggiore percezione di benessere nell’immediato. (12) L’empowerment psicocorporeo© è da noi perciò sostenuto come un’ulteriore competenza/skill necessaria per la gestione del rapporto operatore-operatore ed operatore – paziente/caregiver utile per promuovere ambienti ed organizzazioni che generino efficacemente senso di benessere e salute. In conclusione, diffondere il concetto di health advocacy attraverso lo sviluppo dell’empowerment psicocorporeo©, significa avviare un processo organizzativo, culturale e di consapevolezza personale dell’operatore d’aiuto che, primo attore della salute che eroga, dovrebbe implementare a partire da sé stesso percorsi di Benessere all’interno della propria comunità.

PER APPROFONDIRE

[1] RYFF, C.D.: Happiness is everything, or is it? Exploration on the meaning of psychological wellbeing. J. of Personality and Social Psychology — 1989

[2] P. Marmocchi, C. Dall’Aglio, M. Tannini: Educare le Life Skills. Come promuovere le abilità psico-sociali e affettive secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità — Erickson — 2004

[3] Schneider B.: Organizational behavior — Annu Rev Psychol — 1985

[4] Schneider B.: The people make the place. Personnel Psychology —1987

[5] Litwin, G.H., Stringer, R.: Motivation and Organizational Climate —Harvard University press — 1968

[6] J.J Rohde: Sociologia e Psicologia sociale della sfera clinica — in G.A Maccacaro, A. Martinelli (a cura di), Sociologia della medicina, Feltrinelli — 1977

[7] S. Diamare, G. Polito: La comunicazione tra operatore e paziente nella prevenzione del Burn out — Atti del Congresso “Comunicare in medicina” — Università degli studi di Napoli Federico II, Napoli, 22 Maggio 2008 Vol. II pag.551, a cura di C. Buccelli Ed. Comitato Etico per le Attività Biomediche, Napoli

[8] Zimmerman, M.A., Rappaport, J.: Citizen participation, perceived control, and psychological empowerment — American Journal of Community psychology — 1988

[9] S. Diamare, G. Polito, M.L. Pasquarella, G.Pocetta, D’Agostino M.L, Montella R.: Studio della dimensione corporea nella promozione della salute: verso una semeiotica dell’atteggiamento psicomotorio — Atti della XI Conferenza Nazionale di Sanità Pubblica, 15-17 ottobre Napoli 2009 pag.588 — Ed. Iniziative Sanitarie

[10] Lowen A.: Il linguaggio del corpo — Feltrinelli — 1978

[11] Jahoda M.: Current concepts of positive mental health — Basic Books — 1958

[12] S. Diamare, G.Polito: La prevenzione del Burn-out e la gestione del rapporto operatore paziente — libro degli abstract del VIII Congresso Nazionale “La Salute Come Responsabilità Sociale Condivisa”,1-2-3-4 Ottobre 2008, pag 266 a cura della S.I.P.Sa.

per citare questo articolo

Sara Diamare:

Empowerment psicocorporeo,

n. 18 - Lavoro,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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Era il 1970 quando, sullo sfondo delle note di Working class hero di John Lennon, usciva la legge n. 300/1970, conosciuta anche come Statuto dei lavoratori, recante «Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale dei luoghi di lavoro e norme sul collocamento».

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Quello che vorrei comunicare non è una teoria sul lavoro ma una riflessione, prima di tutto, sulla mia esperienza di lavoro in rapporto con quello che io sono. Infatti la prima premessa del lavoro è proprio la presenza di uno che dica: «io».