Nata su supporti poco pratici -le terrecotte sumere cuneiformi, le tavolette ricoperte di cera degli stylo romani-, la scrittura ha poi utilizzato i papiri e le pergamene, per poi arrivare infine alla carta. Con l’invenzione dei caratteri mobili da utilizzare per la stampa da parte di Gutemberg e le conseguenti macchine linotypiche, l’accesso al libro cartaceo -prima costoso e riservato ad un numero limitato di beneficiari- è divenuto alla portata di tutti. L’ultimo passaggio, quello della scrittura elettronica, ha ulteriormente allargato il campo della diffusione del libro che può essere inviato a distanza e stampato con comodo. Per una persona cieca quest’ultimo formato consente di leggere il libro attraverso un particolare programma informatico, a condizione che il documento, il file, sia prodotto in un determinato formato leggibile per mezzo di un software di sintesi vocale. Cioè un testo scritto viene trasformato in un formato vocale. Questo ha prodotto un paradosso: è più complicato per una persona analfabeta leggere un libro che per una persona cieca. I limiti naturali – prima invalicabili – oggi sono superati dai prodotti delle nuove tecnologie. Questa straordinaria rivoluzione ha sviluppato un dibattito vivace sul rischio della sparizione del libro cartaceo. I fiumi di inchiostro spesi su questa polemica, oggi appaiono prematuri. Sembra che il libro cartaceo non sparirà, però il libro in formato elettronico accessibile non ha ancora la diffusione che vorremmo per le persone cieche o ipovedenti. Per esempio google ha avviato la digitalizzazione dei libri delle biblioteche nazionali di vari paesi, ma in un formato poco accessibile. Le tecnologie inappropriate infatti possono produrre barriere. Le persone cieche o ipovedenti fino all’altro ieri usufruivano solo dei volumi trascritti in braille -molto ingombranti e poco maneggevoli- o dei libri parlati -libri letti da lettori volontari e forniti gratuitamente alle persone cieche tramite le biblioteche di Monza e di Feltre. Sono soluzioni che prevedevano un numero limitato di opere disponibili e tempi relativamente lunghi di produzione. La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite (2006) ha introdotto un principio importante: le persone con disabilità «abbiano accesso ai prodotti culturali in formati accessibili» (art. 30); ed ha impegnato gli stati ad adottare «tutte le misure adeguate, in conformità al diritto internazionale, a garantire che le norme che tutelano i diritti di proprietà intellettuale non costituiscano un ostacolo irragionevole e discriminatorio all’accesso da parte delle persone con disabilità ai prodotti culturali». Infatti l’obiezione degli editori e degli autori è che dare accesso ad un libro in formato elettronico consentirebbe la riproducibilità del volume a terzi, danneggiando le vendite delle case editrici e quindi i proventi degli autori, il cosiddetto copyright.
Nel 2013 l’approvazione del Trattato di Marrakesh per facilitare l’accesso ai testi pubblicati alle persone cieche, con incapacità visive o altre difficoltà ad accedere al testo stampato, approvato su impulso dell’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (OMPI), ha definito uno standard internazionale sul tema. Il trattato ha introdotto il principio che il diritto d’autore trova una importante deroga di fronte alla necessità di permettere ai non vedenti o ipovedenti di accedere su un piano di parità al sapere. ll documento contiene eccezioni alla proprietà intellettuale solo per i testi destinati a persone con disabilità visiva (in audio, Braille, con caratteri ingranditi o in versione elettronica). Il trattato, inoltre, sancisce che tali libri possano essere scambiati, a livello transnazionale, fra organizzazione e organizzazione. Un totale di 51 paesi ha sottoscritto il trattato nella conferenza diplomatica di Marrakech. Per entrare in vigore era prevista la ratifica del trattato da parte di almeno 20 paesi quota, raggiunta nel giugno 2016. Purtroppo l’Italia non ha ancora ratificato il trattato ed è tra i paesi che ne rallentano l’applicazione. L’Unione Europea ha sottoscritto il trattato e sotto la presidenza greca ha spinto i paesi a ratificarlo, ma in concreto all’interno dell’Unione sono sorte delle remore ad una conclusione rapida dell’iter procedurale, che si cerca di superare attraverso la strada della ratifica da parte dell’Unione per tutti i 28 paesi membri Per evitare estensioni abusive, si pensa di limitare l’esenzione alle sole biblioteche specializzate per ciechi o ipovedenti. Sono sorte divergenze tra Unione Europea ed alcuni dei suoi paesi membri sulla competenza in materia. L’Unione propende per una sua competenza esclusiva, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Romania, Slovacchia e Slovenia per una competenza concorrente. Il 3 marzo 2015 è stata presentata una interrogazione al Parlamento europeo: che a fronte delle indiscrezioni secondo cui Italia, Germania e Regno Unito, insieme ad altri Paesi, starebbero bloccando il Trattato di Marrakesh, “si impegna a collaborare attivamente con gli attori interessati per trovare una soluzione pragmatica ai fini dell’adesione al trattato di Marrakech”, lo stesso è avvenuto a fine maggio 2015 al Senato Italiano. La strada per una piena tutela dei diritti umani delle persone con disabilità è ancora lunga.
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Soprattutto nell’ultimo trentennio del secolo, si è assistito ad un progresso che ha cambiato l’approccio verso il mondo della disabilità.