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La ricerca dell’ora perduta

6 Maggio 2019
Il tempo scorre, fugge, vola, corriamo intrepidi contro di esso nella speranza di fermarlo o almeno cercare di rallentarne il corso, da mattina a sera, verso l’ufficio, per accompagnare i bambini a scuola ed evitare, almeno quel giorno, il portone chiuso.

Sociologo

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La ricerca dell’ora perduta

6 Maggio 2019
Il tempo scorre, fugge, vola, corriamo intrepidi contro di esso nella speranza di fermarlo o almeno cercare di rallentarne il corso, da mattina a sera, verso l’ufficio, per accompagnare i bambini a scuola ed evitare, almeno quel giorno, il portone chiuso.

Come il Bianconiglio di Alice, sempre con gli occhi sull’orologio a ripetere è tardi, è tardi ma poi, quando proprio non vorremmo, improvvisamente il tempo si ferma, immobile, il più delle volte ci inchioda a un dolore. È il tempo soggettivo, quello percepito, che si colora dei nostri momenti della vita e diviene rapido o lento. È il tempo questo, che rappresenta l’altro capo del tempo naturale quello cosmico, dell’universo e non delle sue creature. A mediare tra tempo naturale e tempo cosmico vi è il tempo sociale, tempo che per Emile Durkheim, sociologo e antropologo francese della seconda metà dell’ottocento, assume il carattere di un’autentica istituzione. È in questo tempo che si può ravvisare il nucleo dell’organizzazione sociale nei sistemi contemporanei. I tempi sociali si possono definire anche come i blocchi di tempo che una società si dà per ritmare e coordinare (Sue,1994) quelle attività sociali cui attribuisce particolare importanza, come avviene tipicamente per il tempo di lavoro e per il tempo libero nelle società industrializzate. Accanto ai tempi di lavoro dobbiamo considerare anche gli altri tempi sociali, per esempio quelli della formazione e/o della scuola, di solito definito tempo obbligato, i tempi dell’attività domestica e di cura familiare, anch’esso tempo obbligato, il tempo impiegato per gli spostamenti, i trasporti, le attese detto tempo costretto, il tempo delle attività fisiologiche (mangiare, bere, dormire), detto tempo necessitato, il tempo rimanente è il cosiddetto tempo libero. Nella problematica del tempo libero emergono alcuni elementi di fondo delle società moderne che fanno riferimento al valore della libertà, alla opportunità di partecipazione ai diversi tempi sociali, ai diritti di cittadinanza. È nella complessa relazione tra potere e temporalità che le donne, maggiormente sofferenti nella possibilità di partecipazione e di fruizione dei tempi per sé, hanno evidenziato alcuni nuclei problematici dell’organizzazione sociale (L. Balbo, C. Saraceno). Le società industriali hanno di fatto prodotto una separazione rigida tra sfere e fasi della vita, degli individui assegnando al lavoro per il mercato un’assoluta priorità. Si è determinata dunque una separazione tra sfera della produttività demandata agli uomini e sfera della riproduttività demandata alle donne. Con l’entrata nel mercato del lavoro le donne hanno dovuto sobbarcarsi il peso della doppia presenza che ha significato un sovraccarico di fatica fisica e psichica in tempi frenetici. Il ricorso sempre più frequente a modalità flessibili del tempo di lavoro oggi fa emergere la necessità di mantenere viva la consapevolezza che il tempo ha una natura fortemente qualitativa e che il tempo per sé è tempo di ricerca di sé e dell’altro. Il tempo libero è un tempo solo apparentemente da sprecare perché, in realtà, è quello della riflessività, quello in cui si ritrova il senso della vita, del piacere, quello reale e assolutamente nostro. È nell’etica di chi si sente responsabile verso le persone nella cura delle relazioni e degli affetti che nasce l’esigenza di indagare il tempo dell’infanzia. Quale allenamento al tempo dell’autonomia e dell’auto definizione ha oggi l’infanzia e di quanto tempo libero possono fruire i nostri bambini e ragazzi disabili? Mosse da questa curiosità abbiamo pensato di analizzare innanzitutto la quantità del tempo libero all’interno di una giornata tipo. Abbiamo individuato un campione di 30 utenti e lo abbiamo diviso in fasce di età: la prima da 0 a 5 anni, la seconda da 6 a 13 anni e la terza da 14 a 18 anni. Il tempo obbligato nelle fasce di età considerate è generalmente dedicato all’istruzione, ma in esso si inserisce anche il tempo dedicato alla terapia che, spesso, svolta nell’orario scolastico, va a togliere ore di presenza a scuola dei bambini e ragazzi disabili. Il momento riabilitativo, in realtà, permea tutta l’organizzazione della giornata e delle attività dei bambini e ragazzi prendendo inevitabilmente tempo anche alle già esigue ore di tempo libero. Basti pensare, ad esempio, che nella fascia di età 0/5 anni 3 bambini su dieci effettuano terapie private aggiuntive a quelle previste dalla ASL (due presso centri, uno in regime domiciliare). Nella fascia di età 6/13 anni poi il tempo libero è principalmente dedicato allo svolgimento dei compiti scolastici e ad attività extra che, pur apparentemente ludico-ricreative, si inseriscono in un percorso riabilitativo: due bambini frequentano una piscina per l’idroterapia due volte a settimana. Altri tre frequentano privatamente centri specifici: uno per pet-therapy, uno per l’ippoterapia, uno per la musicoterapia. In un caso è presente come supporto un operatore che aiuta il bambino nello svolgimento dei compiti. Per quanto riguarda la fascia di età 14/18 anni 9 ragazzi su 10 frequentano un istituto superiore ed utilizzano le quattro ore o più di tempo libero/rimanente per lo svolgimento dei compiti a casa. Un solo ragazzo non frequenta più la scuola ed ha un operatore a casa per due ore la mattina dal lunedì al venerdì. Tre dei dieci ragazzi presi a campione frequentano piscina, uno fa sport e uno canto. Un dato subito evidente dall’analisi della tabella è l’ampiezza, poi, del tempo necessitato; in media più di dodici ore dedicate alle attività fisiologiche: mangiare, bere, dormire. Ipotizzando che il tempo del riposo si attesti intorno alle 8 ore si può sottolineare quanto il tempo dedicato ai pasti sia in realtà un tempo allargato, in controtendenza rispetto ad una società del fast-food e della velocità che ci obbliga a mettere da parte la sana abitudine di sedersi intorno a un tavolo, in famiglia o tra colleghi per dedicare il giusto tempo alla consumazione del pasto. Ma occorre chiedersi se, in realtà, la quantità di tempo impiegato dai nostri bambini e ragazzi possa essere di per sé indicativa della qualità di questo tempo. Basti pensare ai casi in cui per lo svolgimento del pasto è presente un operatore/educatore esterno che suo malgrado toglie intimità, spontaneità e naturalezza riconducendo il pasto all’ambito più strettamente educativo-riabilitativo. Solo uno spunto di riflessione sul tempo dedicato al riposo: quanto in realtà questo è omogeneo e continuativo o piuttosto, in alcuni casi e/o periodi particolari frammentato e poco riposante per il bambino – ragazzo e la famiglia? Riportando l’attenzione al tempo libero, nell’organizzazione generale della giornata, è indubbio che questo sia confinato ad uno spazio piuttosto marginale. Il tempo libero può essere percepito come un tempo vuoto, perso, un tempo da riempire in qualche modo, magari con tutte quelle attività che tendono a migliorare lo stato di salute della persona disabile più fisioterapia sotto qualsiasi forma: ippoterapia, idrokinesiterapia, pet-therapy, ecc. È chiaro che non vogliamo dare un’accezione negativa a tutto questo che, pur interessando una parte importante della vita, forse non tiene sufficientemente conto dell’interconconnessione tra aspetti fisici, psicologici e sociali (secondo la definizione di salute offerta dall’OMS) della persona umana. Un cane che si morde la coda in un’affannosa rincorsa a riempire un tempo che, di per sé già esiguo, rischia di diventare il tempo della noia e della solitudine. I risultati della nostra ricerca ci hanno poi incoraggiato a proseguire nella indagine. È venuto spontaneo chiedersi, dato il tempo libero quasi nullo durante la settimana, come trascorrono la domenica e i giorni festivi bambini e ragazzi con le loro famiglie, quali giochi, o attività praticano e con chi, se si fanno in casa o fuori di essa, chi e/o che cosa offre loro spazio e accoglienza. Sono coinvolti mamme e papà allo stesso modo e sono presenti nonni, zii, amici di famiglia, dove si trascorre il pomeriggio della domenica? Le prime interviste realizzate hanno fatto emergere importanti spunti di riflessione che esprimono sicuramente i cambiamenti di abitudini e di atteggiamenti di famiglie e contesti di appartenenza che andrebbero ulteriormente indagati non solo da parte nostra e fatti emergere per fornire risposte ai bisogni adeguate ai tempi. Il tempo libero può e deve essere tempo di serenità, di incremento dei rapporti sociali, di esercizio della libertà individuale, tempo per coltivare i propri interessi secondo le inclinazioni personali. Solo in questo modo si può pensare ad un incremento nella qualità della vita, nella strada tracciata dalle definizioni dell’ ICF (2002) che offrono un cambiamento di prospettiva generale sulla condizione della disabilità. In questo è insito un salto di qualità. Senza la presunzione di dare ricette facili e generalizzate bisognerebbe educarsi alla fruizione del proprio tempo libero nell’accezione di tempo per sé, un tempo dedicato, per esempio, allo sport, seppur con i dovuti adattamenti, un tempo per seguire le proprie passioni (tra i ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni c’è chi pratica uno sport e chi fa canto, per esempio), un tempo in cui ci si allena nella ricerca di attività piacevoli e gratificanti secondo le proprie attitudini e i propri desideri. Tempo libero per ognuno di noi senza etichette, senza patologie, senza pietistiche ghettizzazioni di tipo medico, finalmente anche per il disabile, senza il suffisso terapia, perché non esiste un Tempoliberoterapia, perché per fortuna esistono le diversità, per fortuna ognuno di noi ha una dimensione interiore, uno stato di percezione e di autodeterminazione, che quando riesce a venir fuori crea una dimensione di benessere verso di se e di condivisione col mondo circostante (Bomprezzi).

per citare questo articolo

Francesca Porrari, Patrizia De Falco:

La ricerca dell’ora perduta,

n. 4 - Il tempo,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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In questo numero

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La questione dell’utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica non è nuova. Domande come: quando mio figlio potrà iniziare ad usare il PC? È il tempo di usare la barra braille? Quando potrà usare la posta elettronica? Sono solo alcune delle domande che spesso genitori e insegnanti ci pongono quando i ragazzi con difficoltà visiva iniziano il loro percorso scolastico.