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La foto di apertura è di Sandro Montefusco, scattata a Tijuana, fa parte del progetto "Uomini sul confine".

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Alla ricerca di un nuovo sguardo

23 Aprile 2019
Le civiltà nascono delimitando un confine e muoiono quando non sono più in grado di valicarlo. Un confine delimita un’identità che è fatta quasi sempre di uno spazio, una lingua, una storia, culture e costumi comuni.
La foto di apertura è di Sandro Montefusco, scattata a Tijuana, fa parte del progetto "Uomini sul confine".

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Alla ricerca di un nuovo sguardo

23 Aprile 2019
Le civiltà nascono delimitando un confine e muoiono quando non sono più in grado di valicarlo. Un confine delimita un’identità che è fatta quasi sempre di uno spazio, una lingua, una storia, culture e costumi comuni.

Non esiste un’identità che non si identifichi con un confine. Anzi non esiste identità senza confini. Ogni identità, infatti si definisce in relazione a ciò che si trova oltre il suo confine. Come diceva Emmanuel Levinas, «l’identità non è nel soggetto ma nella relazione». Ogni identità nasce infatti dal confronto-scontro e dalla relazione-conflitto con l’altro. Quando un confine diventa solo un muro dietro il quale rinchiudersi, la relazione muore e con essa la stessa identità di una persona, di una comunità, di una nazione. La linea di confine è un limite e un’opportunità. Nasce come un’opportunità per difendersi dalla paura, per consolidare una convivenza in uno spazio comune attraverso regole condivise. Ma una civiltà non può diventare solo un contenitore di paure: per sopravvivere ha bisogno di superare la paura e di uscire dai suoi confini. Ha bisogno di innovarsi costantemente e ciò può avvenire solo a condizione che la sua linea di confine non diventi un ostacolo alla relazione con l’altro. Un confine perciò è sempre una separazione e un incontro. E la linea di confine è contemporaneamente il luogo in cui si consumano le separazioni e in cui nascono gli incontri. La civiltà che conosciamo è nata nel Mediterraneo per diffondersi nel mondo proprio perché è il prodotto di questo costante processo di costruzione e valicazione di confini, che ha dato vita a un continuo processo di innovazione come in nessun’altra parte del mondo è avvenuto.

Il Mediterraneo non è solo geografia. I suoi confini non sono definiti né nello spazio né nel tempo. Non sappiamo come fare a determinarli e in che modo: sono irriducibili alla sovranità o alla storia, non sono né statali né nazionali: somigliano al cerchio di gesso che continua ad essere descritto e cancellato, che le onde e i venti, le imprese e le ispirazioni allargano o restringono. Ricordiamoci che lungo le coste del Mediterraneo passava la via della seta, s’incrociavano le vie del sale e delle spezie, degli oli e dei profumi, dell’ambra e degli ornamenti, degli attrezzi e delle armi, della sapienza e della conoscenza, dell’arte e della scienza. Gli empori ellenici erano ad un tempo mercati e ambasciate. Lungo le strade romane si diffondevano il potere e la civiltà. Dal territorio asiatico sono giunti i profeti e le religioni. Sul Mediterraneo è stata concepita l’Europa.[1]

La linea di confine non è solo geografia. Varcare le “Colonne d’Ercole” ha comportato la rottura di molti paradigmi. È stato necessario superare pregiudizi religiosi, superstizioni, confini mentali prima che geografici. Superare il confine tra mare e terra ha significato inventare una piroga, poi una barca, poi una nave, poi i grandi vascelli e così via. In un certo momento della nostra storia qualcuno ha avvertito la necessità di valicare il confine tra mare e terra e di cercare una relazione con l’ignoto e ha immaginato una barca. Se fosse restato nei suoi confini non ne avrebbe avuto bisogno e non l’avrebbe pensata. E così è stato anche quando qualcuno ha pensato di voler superare il confine tra terra e cielo e ha immaginato un pallone aerostatico e qualcun altro c’è salito sopra armato di una rudimentale macchina fotografica. E così si è cominciato a guardare la terra con altri occhi. Valicare la linea di confine presuppone pensare che sia possibile. Cioè innovare il pensiero. Valicare un confine alla ricerca dell’altro per cercare nuove relazioni è anche una storia d’amore.

Siamo creature destinate al piano orizzontale, a vivere con i piedi per terra, eppure – e perciò – aspiriamo ad elevarci. Da spettatori terragni quali siamo, qualche volta ci è dato di raggiungere gli dèi. Alcuni di noi lo fanno attraverso l’arte, altri con la religione; nove su dieci con l’amore. Ma se è vero che possiamo elevarci, allo stesso modo rischiamo di precipitare. Non sono molti gli atterraggi morbidi. …Ogni storia d’amore è anche storia di sofferenza. Se non subito, in un secondo tempo. Se non per l’uno, per l’altro. Per tutti e due, qualche volta. Ma allora perché non facciamo che ambire all’amore? Perché l’amore è il punto d’incontro tra verità e prodigio. Verità come nella fotografia e prodigio come nel volo aerostatico…[2]

L’innovazione è il prodotto di un cambio di prospettive. Se sposti il punto di osservazione finisci per vedere cose che prima non vedevi. Vedere la terra dal mare, vedere il mondo dall’alto ha cambiato la prospettiva e ha aperto nuove strade della conoscenza. Per valicare un confine ci vuole il coraggio che viene dal desiderio. Bisogna superare le paure e assumere il rischio di fallire. Superare la linea di confine è rinunciare al certo per l’incerto e andare incontro all’ignoto. La linea dell’innovazione ha queste caratteristiche. Diceva Niccolò Machiavelli che

non è cosa più difficile a trattare, né più dubbia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare che farsi capo a introdurre ordini nuovi.

La linea di confine è un catalogo di conoscenze che ha bisogno di continue ricatalogazioni. La stessa conoscenza scientifica si organizza dentro i confini di un paradigma ed evolve superando quei confini per approdare poi a un nuovo paradigma.

«La ricerca governata da un paradigma deve essere una maniera particolarmente efficace di introdurre cambiamenti di paradigma».[3]

La disabilità è una condizione alla costante ricerca del varco sul confine. Alla ricerca delle abilità, alla ricerca di nuove relazioni, alla ricerca delle innovazioni, alla ricerca di un nuovo sguardo, alla conquista di un nuovo modo di concepire lo spazio, il tempo e le relazioni. La linea dell’esclusione e dell’inclusione come ogni linea di confine è una perenne sfida all’umano, un invito costante ad andare oltre il confine, oltre le paure e le certezze, oltre la linea dell’orizzonte. La linea di confine non è il muro delle nostre insicurezze, è soltanto un traguardo che chiede di essere superato. Il rapporto con la linea di confine è anche la ricerca costante di un metodo che consenta di valicare il confine.

NOTE

[1] Predag Matvejevic: Breviario Mediterraneo – Garzanti Libri – 2006

[2] Julian Barnes: Livelli di vita – Einaudi – 2013

[3] Thomas S. Kuhn: La struttura delle rivoluzioni scientifiche – Einaudi – 1999

La foto di apertura è di Sandro Montefusco, scattata a Tijuana, fa parte del progetto “Uomini sul confine”. Maggiori info qui 

per citare questo articolo

Porfidio Monda:

Alla ricerca di un nuovo sguardo,

n. 12 - La linea di confine,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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