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Foto scattata in Palestina da Sandro Montefusco

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Ai confini del sapere

23 Aprile 2019
Le linee di confine sono quei limiti che esistono perché siamo arrivati fin lì e oltre non si sa che cosa c’è.
Foto scattata in Palestina da Sandro Montefusco

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Ai confini del sapere

23 Aprile 2019
Le linee di confine sono quei limiti che esistono perché siamo arrivati fin lì e oltre non si sa che cosa c’è.

Ma l’essere umano è di natura curioso. Se oggi le linee di confine della nostra conoscenza sono rappresentate da un una bolla ideale finita, ma estremamente grande, è proprio grazie a questa curiosità che lo ha portato a scavalcare il muretto di ciò che già si sà, la cancellata della paura, il fiume del non sapere se ciò che mi aspetta è meglio o peggio. Abbiamo scoperto terre, mondi, abbiamo incontrato civiltà diverse. Tutto alla faccia del vecchio proverbio del «chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia non sa quel che trova». Un proverbio frutto della paura, seguendo il quale non ci sarebbe stato progresso. Non ci sarebbe stato il fuoco, non ci sarebbe stata la tecnica. Nessuna invenzione e scoperta. Forse non saremmo rimasti nelle caverne, ma sicuramente il medioevo sarebbe stato molto più lungo. I limiti della scienza oggi sono talmente lontani che per noi, piccoli esseri terresti, spesso sembra già quella fantascienza. Ma non pensiamo sia una questione di dimensioni. I limiti sono lontani dal nostro immaginario anche quando riguardano l’infinitamente piccolo. Già, perché la scienza, da sempre, ha avuto due grandi frontiere: l’infinitamente grande, il cosmo, lo spazio, ciò che c’è fuori dalla terra; e l’infinitamente piccolo, la terra, noi, fino ad arrivare agli elementi base, l’atomo, le particelle, i quark. E viene in mente Jules Verne quando nella seconda metà dell’Ottocento lanciò la sua scrittura oltre ogni linea di confine scrivendo i suoi romanzi dedicati ai Viaggi Straordinari di cui due su tutti: Dalla Terra alla Luna e Viaggio al centro della Terra. In sù e in giù. Il fuori e il dentro. I due limiti che ancora oggi, in altre posizioni, continuano a guardarci con aria di sfida. Basta fare due esempi, o anche tre, quattro. Insomma cerchiamo di guardare dove è il muretto da scavalcare. Le biotecnologie sono pane quotidiano e ogni anno fanno qualche passo avanti. Negli ultimi due o tre anni è il sistema CRISPR ad aver aperto una nuova linea di frontiera, ad aver aperto nuovi dibattiti etici. Come spiega Edoardo Boncinelli, dicendo che il CRISPR andrà a sostituire gli OGM:

«È stato individuato e perfezionato un metodo quasi infallibile per tagliare una molecola di DNA in punti specifici prefissati dallo sperimentatore, aprendo così la strada a una vera e propria rivoluzione nel campo della biologia sperimentale, tanto dal punto di vista scientifico e tecnologico, quanto da quello economico e sociale. Il nuovo metodo può servire, infatti, a eliminare specifici difetti genetici in cellule o in organismi interi, oppure, al contrario, a creare nuove mutazioni da studiare o selezionare, agendo in vitro, in vivo o anche in una popolazione naturale. Si presta inoltre particolarmente bene a modificare e ingegnerizzare interi genomi».[1]

Sempre nell’infinitamente piccolo il limite si è spostato ancora, sempre più a fondo, se si parla di materia. I greci avevano già ipotizzato l’esistenza degli atomi, ma era più un’idea che altro. La conferma arrivò nell’Ottocento e da lì un susseguirsi, lento all’inizio per poi accelerare, di scoperte che ci hanno fatto vedere elettroni, protoni, neutroni e poi, dagli anni cinquanta del secolo scorso, una quantità di particelle elementari hanno fatto capolino. Fino ad arrivare al bosone di Higgs, quasi scoperto nel 2012 e che, oltre ad attendere nuove conferme, ha allargato gli orizzonti della nostra conoscenza della materia.[2] Come ultimo esempio una scoperta che ha avuto eco al di fuori della ristretta cerchia degli scienziati. Penso alle onde gravitazionali. Ipotizzate da Einstein nel 1916, sono state finalmente osservate l’anno scorso. In mezzo ci possiamo mettere anche che sono state cantate da Battiato con la frase «supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare». Cosa ci dicono? La possibilità di vedere queste increspature nello spazio-tempo, causato da masse che si spostano, che si scontrano, che esplodono, ci permetterà una conoscenza nuova dello spazio intorno a noi. Ma anche una conoscenza più precisa del passato. Come dice Kip Thorne, professore emerito del California Institute of Technology (Caltech) e premio Nobel proprio per la scoperta sulle onde gravitazionali,[3] «Ligo si è rivolta verso il cielo, scoprendo un segnale mai visto; quello prodotto dalla collisione di due buchi neri, e aprendo in questo modo le porte a una nuova astronomia, quella gravitazionale». È proprio lui a parlarci della possibilità di poter ascoltare le vibrazioni che continuano a percorrere lo spaziotempo da più di 13 miliardi di anni, generate subito dopo il Big Bang. Ma più il raggio della nostra conoscenza si allarga più è difficile rendersi conto dell’importanza di quello che sappiamo e del come l’abbiamo ottenuto. Ed è così che rischiamo di barricarci dentro una bolla di un sapere immobile che prima poi si atrofizza lasciandoci solo l’illusione di sapere.

NOTE

[1] Edoardo Boncinelli: Dallo yogurt il ’taglia-DNA’.

[2] Un ricercatore del CERN cerca di spiegare il Bosone di Higgs.

[3] Press release dell’Accademia reale svedese delle scienze.

La foto di apertura è di Sandro Montefusco, scattata in Palestina, fa parte del progetto “Uomini sul confine”. Maggiori info qui

per citare questo articolo

Marco Crespi:

Ai confini del sapere,

n. 12 - La linea di confine,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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