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Eadweard Muybridge, Il cavallo in movimento, 1878

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Breve storia del cinema scientifico

29 Aprile 2019
Il cinema e la scienza hanno intrecciato i loro destini da prima che il cinema nascesse.
Eadweard Muybridge, Il cavallo in movimento, 1878

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Breve storia del cinema scientifico

29 Aprile 2019
Il cinema e la scienza hanno intrecciato i loro destini da prima che il cinema nascesse.

Si parlava ancora di fotografia, era la seconda metà dell’Ottocento, quando si intravidero i primi momenti in cui fotografia e scienza iniziarono una complicità per la rappresentazione del movimento, per la registrazione dei fenomeni della natura. Le ricerche si svilupparono in quasi tutta Europa e negli Stati Uniti e fu con Eadweard Muybridge che raggiunsero risultati importanti. Nel 1878 realizzò la sua più famosa ripresa: utilizzando una serie di macchine fotografiche ai bordi di una pista riuscì a immortalare le varie posizioni assunte in sequenza da un cavallo in corsa, rivelando per la prima volta le caratteristiche di questo movimento animale.

LA NASCITA DI UN SOGNO

Quando si pensa alla nascita dell’arte cinematografica, istintivamente si pensa ai fratelli Lumière, ma fu grazie a uno dei più strambi personaggi, vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, che il cinema esplose. Inventore poliedrico, scienziato e imprenditore, Thomas A. Edison costruì le prime macchine sia per la ripresa sia per le proiezioni. Grazie a lui i creativi di allora ebbero a disposizione gli strumenti per dare il via a una nuova arte e permettere lo sviluppo delle prime opere cinematografiche, all’apparenza banali descrizioni della realtà, per sperimentare le nuove possibilità della tecnica. I Lumière indagarono cercando, attraverso la scelta delle inquadrature, di aumentare la tensione sull’osservatore. Lo fecero con il film L’arrivo del treno alla stazione di La Ciotat. E ci riuscirono se, come narra la storia, gli spettatori si spaventarono e si nascosero dietro alle sedie per paura che la locomotiva gli cascasse addosso.

LA DOCUMENTARISTICA NEL SEGNO DI FLAHERTY

Nell’immagine collettiva, quando si parla di cinema e scienza vengono in mente i documentari, ed è anche giusto così. La storia della documentaristica avrebbe bisogno di uno spazio a sé stante. Tanti filoni, tanti rivoli, tante scuole si sono succedute nel tempo. Qui ci limitiamo a parlare di un maestro, che ancor oggi, dopo quasi un secolo dalle sue prime opere, ha molto da insegnarci. Si tratta di Robert J. Flaherty. Da Nanouk l’eskimese fino agli ultimi The land e Louisiana story, Flaherty ha creato un approccio narrativo alla documentaristica del quale ancora si sente un gran bisogno. Le storie che racconta sono storie di uomini, anche quando ci parla di pozzi petroliferi.

DUE STRADE PARALLELE

Quanto invece il cinema debba alla scienza o la scienza debba al cinema è una questione aperta. Andrea Bazin sosteneva che il cinema «non deve quasi nulla allo spirito scientifico». Lo sviluppo del linguaggio cinematografico è avvenuto grazie agli artisti che hanno sperimentato. D’altra parte, spesso chi difende l’importanza della scienza, pensa troppo allo sviluppo tecnico che affianca il cinema. Ma la scienza non è solo la tecnica, è anche idee, teorie, la cultura che si forma in un certo periodo e alla quale la scienza dà, volente o nolente, il suo apporto. Così, tra scienza e cinema c’è sempre stata osmosi. Anche la scienza, dal canto suo, ha tratto giovamento dalla stretta relazione con il cinema perché questo le ha dato un nuovo schermo a se stessa e al grande pubblico.

IL CINEMA DIDATTICO

In Italia, Roberto Rossellini dedicò gran parte della sua attività, e delle sue riflessioni, sull’utilizzo didattico del cinema. Partendo da principi che ancor oggi andrebbero ricordati, promosse un cinema utile. I principi possiamo riassumerli in: la cultura è una sola e interdisciplinare; tutti i cittadini hanno il diritto democratico di accedere al sapere. Lui provò a metterli in pratica con la sua arte. Firmò diversi capolavori che portarono al grande pubblico la storia e il pensiero di grandi figure della scienza. Con questa idea, negli anni Settanta, realizzò film-tv come Cartesius, sul tema del rigore scientifico, e Pascal sul conflitto ancestrale tra la scienza e la fede.

IL CINEMA USA LA SCIENZA

Ci sono anche film che non parlano di scienza ma nascondono, nella struttura stessa su cui sono costruiti, una formula, una teoria, un’idea presa in prestito dalla scienza. Parlo di film come L’uomo che non c’era dei fratelli Coen o Coffe & Cigarette di Jim Jarmush. Sono solo due esempi. Il primo ha la narrazione costruita sul principio di indeterminazione di Heisenberg; il secondo gioca sulla teoria di Tesla della terra intesa come un conduttore di segnali. In entrambi i film, il legame con la scienza è esplicitato: durante un processo nell’Uomo che non c’era viene citato proprio Heisenberg, mentre in una delle scene del film di Jarmush Jack mostra a Meg la sua bobina di Tesla. Piccoli grandi riconoscimenti che al di là della tecnica mostrano quanto la scienza sia diventata, dopo le rivoluzioni di inizio ’900 e la conoscenza del “peccato” con la bomba atomica, parte integrante, nel bene e nel male del nostro panorama culturale.

CINEMA E MATEMATICA IERI E OGGI

Parlando di matematica è preferibile fare un discorso a parte. Come la scienza, anche la matematica ha influenzato il cinema nei contenuti. Abbiamo storie drammatiche di grandi matematici come in A beautiful mind di Ron Howard dedicato a John Nash, Morte di un matematico napoletano di Mario Martone, e l’ultimo dedicato ad Alan Turing, The imitation game. Ma abbiamo anche storie di ordinaria follia dove i protagonisti sono professori di matematica, ricercatori, studenti che incarnano un modo di vedere il mondo. Ne citiamo alcuni. PI, il teorema del delirio di Darren Aronofsky, Bianca di Nanni Moretti e Cane di paglia di Sam Peckinpah. Paolo Perrone, nel suo libro Quando il cinema dà i numeri, traccia una linea: nei film biografici il rigore porta spesso i protagonisti all’autolesionismo (come in John Nash), fino al gesto estremo del suicidio, come per Renato Cacciopoli, descritto nel film di Martone. Invece, parlando del film di Nanni Moretti:

L’inflessibilità di Michele non si ritorce contro di sé. Al contrario […] si scatena su coloro che non rispettano insopprimibili codici morali.

Codici morali, ordine, logica, una razionalità di cui il mondo, la società, la politica, hanno estremo bisogno. Oggi più che mai.

per citare questo articolo

Marco Crespi:

Breve storia del cinema scientifico,

n. 11 - Il cinema,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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