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Un magico contenitore

29 Aprile 2019
Il Cinema ha sempre affascinato tutti: anche con le prime proiezioni di genere muto, quindi anche solo con le immagini, ha avuto la capacità di catturare l’attenzione dello spettatore.

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Un magico contenitore

29 Aprile 2019
Il Cinema ha sempre affascinato tutti: anche con le prime proiezioni di genere muto, quindi anche solo con le immagini, ha avuto la capacità di catturare l’attenzione dello spettatore.

La sua caratteristica particolare, quella di durare nel tempo, ha fatto sì che tutti fossero capaci di portare alla memoria film visti in tempi lontani indipendentemente dal fatto di essere più o meno piaciuti. Il cinema nasce come mezzo di divertimento ed è sempre chiaramente espressione di ciò che storicamente accade nella realtà. A proposito di disabilità, ha percorso un cammino più lento rispecchiando i ritmi dell’approccio alla disabilità, che soltanto negli ultimi decenni ha compiuto passi avanti acquistando la giusta dimensione e naturalezza. Nel 1932, il film Freats di Tod Browning, all’epoca considerato un capolavoro, portò sullo schermo attori con nanismo, che in quel tempo erano considerati deformi, fenomeni da baraccone; oggi fortemente questi ruoli ci farebbero discutere. Ritengo questo magico contenitore essere proprio lo specchio dei tempi: parallelamente all’evoluzione culturale anche il cinema ha acquisito significati diversi assumendo quel carattere impegnato o di denuncia con alcuni registi che usano questo potente mezzo di comunicazione come diffusore di idee. Ricordo con grande entusiasmo e gioia la famosa pellicola C’era una volta la città dei matti, che ha portato sullo schermo le idee, giusto approccio alla disabilità, del dottore Franco Basaglia. Il film ha contribuito a rovesciare i canoni della disabilità: l’uomo debole al centro con la sua piena e riconosciuta dignità, persona che va rispettata, considerata, accettata, mai abbandonata. Man mano che nella realtà si è venuta a creare la giusta e naturale relazione tra persone disabili e non, sullo schermo sono apparse pellicole che mostrano la disabilità in maniera oggettiva. Non più soggetti capaci di suscitare solo ilarità, per le loro deformità, o pietismo, paura, ma persone riconosciute tali. Certamente non sono tanti i produttori che si interessano di disabilità o che investono su attori disabili; personalmente ritengo che la cinematografia debba rispecchiare un unico mondo e ciò va fatto con grande equilibrio, dal momento che gli spettatori, molte volte adolescenti, possono subirlo senza rendersene conto.

per citare questo articolo

Attilio Sofia:

Un magico contenitore,

n. 11 - Il cinema,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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