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Aldo Torrebruno - Orione n 13 - Abitare - Fondazione Sinapsi

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Ovunque: il nuovo luogo della conoscenza?

23 Aprile 2019
Il concetto di abitare è molto ampio, e si presta a designare non solo il luogo in cui si svolge la nostra vita privata, ma anche — in senso lato tutti i luoghi in cui accade la nostra vita pubblica.
Aldo Torrebruno - Orione n 13 - Abitare - Fondazione Sinapsi

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Ovunque: il nuovo luogo della conoscenza?

23 Aprile 2019
Il concetto di abitare è molto ampio, e si presta a designare non solo il luogo in cui si svolge la nostra vita privata, ma anche — in senso lato tutti i luoghi in cui accade la nostra vita pubblica.

Tra quelli che abitiamo dobbiamo considerare quindi anche la scuola — nei primi anni della nostra vita — e il posto di lavoro — in quelli seguenti, che rappresentano sicuramente frammenti abitativi di grande rilievo per ciascuno di noi. In particolare l’ambiente in cui abbiamo passato gli anni della formazione, quindi le varie scuole che abbiamo frequentato nelle diverse età della vita, ha avuto sicuramente un enorme influsso e una grande importanza su quello che poi siamo diventati. Gli spazi spesso poco funzionali, a volte fatiscenti, quasi sempre codificati, ci hanno senza dubbio condizionato, diventando il correlativo spaziale delle nostre menti in formazione. Giova ricordare che l’apprendimento rappresenta un momento di enorme impatto emotivo, in ogni fase della vita: ogni dire educativo racchiude in sé una componente affettiva e per questo anche il luogo in cui apprendiamo riveste un significato emozionale, si lega in maniera inevitabile alle nozioni che stiamo imparando e alle emozioni che il processo suscita in noi. Tutto ciò è sicuramente stato vero negli ultimi duemila anni, in particolare dal 335 a.C. in poi, quando Aristotele fonda il suo likeion, liceo: siamo cresciuti in un mondo in cui era abbastanza rigida la connotazione spazio-temporale dell’apprendere, in cui è esistito senza alcun dubbio un abitare della conoscenza, determinato non solo da una sorta di liturgia codificata, ma soprattutto da una scansione spazio-temporale certa. Abbiamo imparato nelle scuole, abbiamo imparato al mattino, utilizzando poi le nostre camerette o i nostri studioli, nel pomeriggio, come se fossero un’estensione della scuola nelle nostre case. Anche il momento dedicato all’apprendere è per noi un concetto definito, determinato, separato dagli altri momenti e dalle altre attività, non solo nell’età scolare, ma anche successivamente: si pensi agli spazi formativi delle aziende, alle giornate di formazione, che rappresentano un altro-dal-consueto che marca la differenza anche attraverso lo spazio e il tempo, poiché non si svolge alla nostra solita scrivania o nel consueto luogo, ma prevede uno spazio apposito, diverso, e comporta una sospensione della scansione temporale ordinaria delle nostre vite professionali. Tutto ciò, questo abitare la conoscenza che ognuno di noi ha conosciuto e conosce, sta subendo una radicale rivoluzione negli ultimi anni. Oggi — a partire da molte esperienze di didattica innovativa che insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado stanno conducendo in tutto il mondo, ma anche nell’esperienza quotidiana di ognuno di noi — si stanno verificando grandi cambiamenti. La conoscenza non ha più sempre una casa determinata, precisa, separata e non avviene più solo in un tempo definito, discreto: ci capita infatti di imparare in luoghi sempre più disparati, meno ovvii e in tempi sempre meno prevedibili e previsti, sempre meno separati, sempre più inseriti in quel continuum di informazione che è diventata la giornata-tipo di ciascuno di noi. Il fenomeno ha le proprie radici nella seconda metà del ’900, quando abbiamo iniziato a pensare che anche altri medium, oltre alla scrittura — e alla lezione frontale in presenza, suo corollario —, potessero rappresentare importanti strumenti formativi, ma sta conoscendo tutte le proprie conseguenze solo oggi, grazie al fatto che ognuno di noi si ritrova nella tasca strumenti di conoscenza straordinariamente potenti ed incredibilmente interconnessi. Se già l’avvento dei media visivi aveva portato a un avvicinarsi sempre maggiore dell’apprendimento formale — che avviene a scuola e nei luoghi deputati — e di quello informale — che avviene durante le attività quotidiane — la disponibilità continua di informazioni e di scambi sociali li ha avvicinati ancora di più, rendendo l’apprendimento anche un fenomeno sociale e soprattutto ubiquo. Oggi non apprendiamo più solo negli spazi e nei tempi deputati, ma apprendiamo in maniera quasi continua, in ogni luogo possibile e abbiamo reso anche il tempo dell’apprendere un tempo più sfumato, meno definito: le attività online, la didattica a classi rovesciate, i MOOC,[1] ma anche le discussioni con compagni o colleghi attraverso strumenti di comunicazione social hanno reso sempre meno definiti i contorni dell’abitare la conoscenza. Graham Attwell [2] offre una definizione affascinante di questi nuovi luoghi della conoscenza, chiamandoli PLE: personal learning environment, ovvero spazi di apprendimento personali. Potremmo pensare a ciascuno di noi oggi come a una chiocciola, che si porta sulle spalle, in ogni momento, la propria casa della conoscenza, il guscio di apprendimento, ma tale metafora funziona solo fino a un certo punto: questi nuovi spazi che stiamo imparando ad abitare sono infatti spazi aperti, pronti ad intersecarsi — in ogni luogo e in ogni momento — con i PLE di chi ci circonda, siano essi i nostri docenti o i nostri pari, ma anche persone fisicamente distanti e che non conosceremo mai de visu, ma che ci stanno insegnando qualcosa, da cui stiamo apprendendo nozioni, concetti, modi di fare e attitudini. Questi nuovi ambienti di apprendimento sono già attorno a tutti noi, stiamo vivendo il cambiamento, spesso quasi senza rendercene conto: prenderne coscienza significa anche sfruttarne al meglio le possibilità, ovvero rendere l’esperienza formativa emozionale dell’apprendere sempre più confortevole, sempre più adatta non solo alla maggior parte di noi, ma piuttosto a ciascuno di noi.

NOTE

[1] MOOC è l’acronimo di Massive Online Open Course, e designa i corsi online aperti dedicati a un pubblico molto ampio. Il fenomeno è nato in alcune università americane, che hanno deciso di offrire i contenuti di alcuni dei propri corsi online, gratuitamente e sta conoscendo una grande fortuna. Oggi è possibile trovare MOOC gratuiti di altissimo livello che trattano un’infinità di temi. Si vedano ad esempio la piattaforma Coursera, EdX, Iversity, o in Italia POK.

[2] Graham Atwell è un docente che insegna a Brema e a Warwick ed è un esperto di sviluppo e progettazione di piattaforme online per l’apprendimento. Ha introdotto il concetto di PLE in un famoso articolo del 2007 dal titolo Personal Learning Environments – the future of eLearning?

per citare questo articolo

Aldo Torrebruno:

Ovunque: il nuovo luogo della conoscenza?,

n. 13 - Abitare,

ISSN 2611-0210 Orione Cartaceo; ISSN 2611-2833 Orione online in formato accessibile

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